Australia: il 7% dei sacerdoti ha abusato di un minore negli ultimi 60 anni

Beatrice guzzardi

 

AUSTRALIA – Il 7% dei sacerdoti ha abusato di un minore negli ultimi 60 anni. Questo è il dato emerso da un’indagine australiana riportata dalla BBC. La Royal Commission into Institutional Responses to Child Sex Abuse ha raccolto le denunce di diverse vittime, per elaborare poi le informazioni in dati più spendibili.

La Royal Commission indaga sulle modalità con cui chiese, club sportivi, istituzioni e organizzazioni governative rispondono alle denunce di abuso sessuale sui minori. L’obiettivo principale è scoprire dove il sistema ha fallito nel proteggere i bambini e migliorare le politiche inerenti queste problematiche.

Nel condurre questa ricerca, la Commissione ha dovuto ascoltare le strazianti testimonianze delle vittime che hanno subito violenze da parte dei religiosi. Sono state raccolte circa 4400 storie di abusi sessuali durante un periodo compreso tra il 1980 e il 2015.

Dal 6 febbraio, la Commissione ha organizzato una serie di udienze pubbliche a Sidney, per indagare su politiche e procedure utilizzate dalle autorità della Chiesa Cattolica australiana per far fronte a questi casi. La Commissione ha intenzione di ottenere maggiori risposte sui casi di violenza sessuale emersi finora.

Le statistiche della Commissione sono state rese note lunedì scorso, mettendo così in luce la gravità del problema. Secondo Gail Furness, l’avvocatessa che ha presenziato le udienze a Sidney, le vittime colpite sono bambine e bambini di compresa tra i 10 e gli 11 anni, per il 78% maschi. Secondo la ricerca sono necessari più o meno 33 anni perché una vittima denunci l'abuso. Furness ha aggiunto inoltre che sono più di mille le diocesi identificate come sedi di abusi sessuali, per un totale di 1880 possibili casi.

Le storie scoperte dalla Commissione sono sconvolgenti. Una vittima ha raccontato che un suo insegnante dell’organizzazione Catholic Christian Brothers aveva abusato di lei in classe, dopo aver ordinato agli altri bambini di girarsi. In un altro caso, invece, un sacerdote ha rivolto minacce con un coltello a una ragazzina. 

L’avvocatessa Furness ha dichiarato: "Le storie delle vittime si assomigliano tutte in maniera deprimente. I bambini sono ignorati, o peggio, puniti. Non sono state condotte delle indagini dopo le loro dichiarazioni. I sacerdoti coinvolti sono stati trasferiti in altre parrocchie e comunità, dove i credenti non sapevano nulla dei loro precedenti".

La Commissione ha poi reso note alcune percentuali sui sacerdoti coinvolti nell’abuso di minori, suddividendoli in base all'ordine di appartenenza. Secondo i dati emersi, tre di questi annoverano più del 20% degli imputati. Le indagini sono iniziate nel 2013 ricercando le vittime di abusi psicologici e sessuali in vari luoghi tra cui scuole, organizzazioni sportive e religiose in tutta l'Australia.

Il Vaticano aveva già condannato l’abuso sui minori e Papa Francesco aveva dichiarato che non sarebbero stati più tollerati fatti simili.

Francis Sullivan, amministratore delegato del Truth Justice and Healing Council, ha dichiarato che la vicenda rappresenta un “enorme fallimento” per la Chiesa Cattolica, aggiungendo inoltre che "i numeri sono scioccanti, tragici e indifendibili".

Il Truth Justice and Healing Council è un collegio formato dalle principali organizzazioni cattoliche australiane che affianca la Royal Commission. Il Consiglio sta presenziando a tutte le udienze per rispondere delle indagini condotte dalla Commissione. Tra i testimoni ascoltati alle udienze spicca il Cardinale George Pell, uno dei più importanti esponenti della Chiesa australiana e attuale consigliere fiscale di Papa Francesco. Durante le udienze Pell è stato interrogato sulle misure adottate dalla chiesa australiana nei casi di denunce per abuso di minore. 

Durante i prossimi mesi molti altri sacerdoti verranno chiamati a testimoniare per fare chiarezza sulle scoperte della Commissione, la quale ha intenzione di concludere le ricerche quanto prima.

Fonti: BBC, Geopolitics

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