Chiuso il caso della sparatoria di massa a Las Vegas: nessuna motivazione trovata

BEATRICE GUZZARDI 

I poliziotti incaricati dell’indagine sul massacro di Las Vegas, avvenuto lo scorso ottobre 2017 hanno dichiarato di essere riusciti a rispondere al “Chi, come, cosa, quando e dove” dei fatti accaduti, ma che non sono riusciti a spiegare il “perché” secondo quanto riportato da NPR.

L’indagine è stata chiusa venerdì 3 agosto, quando lo Sceriffo Joe Lombardo di Clark County, dopo aver indetto una conferenza stampa, ha dichiarato che l’obiettivo dell’investigazione era spiegare pubblicamente nel modo più chiaro possibile gli eventi che hanno portato al massacro del primo ottobre, tra questi anche la motivazione dell’atto compiuto dall’attentatore. “Quello a cui non siamo stati in grado di dare una risposta definitiva è Perché Stephen Paddock ha commesso quell’atto” ha dichiarato alla stampa.

Oltre alla conferenza stampa è stato rilasciato anticipatamente un rapporto di 187 pagine redatto dalla squadra investigativa del Dipartimento di Polizia Metropolitana di Las Vegas, concludendo così l’indagine andata avanti per oltre 10 mesi sulla sparatoria in cui hanno perso la vita 58 persone e altre centinaia sono rimaste ferite durante un concerto di musica country all’aperto.

Lombardo ha confermato che Paddock, 64 anni, ha agito da solo scaricando una pioggia di proiettili dalla finestra di una stanza del Mandalay Bay Hotel e Resort. Lo Sceriffo ha inoltre respinto le voci riguardanti un potenziale cooperazione: “Nessun altro uomo armato è stato identificato” ha dichiarato, aggiungendo che il dipartimento non prevede di accusare nessun altro.

Lo sceriffo ha descritto Paddock come un uomo insignificante e con problemi mentali secondo molti, compreso il fratello.

Il report rilasciato include infatti delle note di un’intervista con il fratello dell’attentatore, Eric Paddock, il quale credeva che il fratello potesse aver condotto un attacco perché “aveva sempre fatto tutto ciò che voleva ed era annoiato da qualsiasi cosa”. Se così, Paddock avrebbe pianificato di attaccare con l’intento di uccidere moltissime persone per essere ricordato come quello che ha causato più vittime tra tutti, poiché aveva sempre voluto essere il migliore ed essere ricordato da tutti.

Un altro fratello dell’attentatore, Bruce Paddock, ha dichiarato invece che Stephen soffriva di infermità mentale e che era paranoico e delirante. Un dottore a Las Vegas, identificato poi come il medico curante dell’attentatore, sostiene che l’uomo soffrisse di disturbo bipolare ma che avesse rifiutato di ricevere medicazioni per trattarlo, descrivendo l’atteggiamento dell’attentatore come “strano”.

Diverse persone intervistate hanno invece osservato la passione per la scommessa di Paddock e il suo disinteresse a credenze politiche o religiose.

Il rapporto include anche una lista delle armi da fuoco che Stephen Paddock avrebbe comprato dal 1980. Per più di 30 anni ha accumulato 67 armi. 24 di queste sono state ritrovate nella stanza d’albergo da lui utilizzata la notte della sparatoria.

I federali hanno dichiarato che il massacro non è stato un atto di terrorismo, tuttavia lo Sceriffo Lombardo si è detto in disaccordo con tale dichiarazione: “Io personalmente lo considererei un attacco terroristico. Ha avuto un’influenza su un certo numero di persone ed era diretto a provocare danno” ha detto. Ha poi riconosciuto che il crimine, per quanto efferato, non rientra negli standard di atto terroristico individuati dall’FBI.

Gli investigatori hanno rilasciato inoltre un filmato del momento in cui gli agenti di polizia hanno fatto irruzione nella stanza d’albergo di Paddock, utilizzando esplosivi per forzare l’entrata e trovando l’attentatore morto suicida. Nel video il team di ufficiali attraversa la stanza, trovando armi a terra e nella vasca da bagno.

 

Un altro video mostra invece momenti di caos mentre la polizia cerca di capire da dove provengano i proiettili che falciano la folla in strada. I video e altri file audio sono stati rilasciati a maggio, in risposta ad una querela lanciata dai media nei confronti del dipartimento.

A febbraio i federali avevano incriminato il fornitore che aveva venduto a Paddock proiettili perforanti e più di 700 proiettili traccianti, i quali possiedono carica pirotecnica che produce una scia luminosa che permette a chi spara di vedere la traiettoria del proiettile di notte o in situazioni di scarsa visibilità. 

Camila Domonoske di NPR aveva riportato il mese scorso che MGM Resorts International, proprietario di Mandalay Bay e del luogo dove era avvenuto il concerto assieme ad altre compagnie associate hanno presentato un’istanza legale nei confronti delle vittime, chiedendo ai giudici federali di intervenire dichiarando che il Resort non ha alcuna responsabilità dell’accaduto.

Fonte: NPR

Photo Credit / Jennifer Morrow © / Wikimedia Commons (CC BY 2.0) 

 
 

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