STATI UNITI – Dorothy Kilgallen è stata trovata morta nella sua casa a Manhattan l’8 novembre 1965 mentre stava indagando sull’omicidio del presidente John F. Kennedy. All’epoca il caso venne archiviato come suicidio, l’attuale procuratore di Manhattan ha invece deciso di rivedere i fascicoli sull’accaduto.

Secondo il Corriere della sera, il libro “The reporter who knew too much” scritto da Mark Shaw ha fatto emergere nuovi scenari sul decesso della giornalista. Come riportato dalle fonti ufficiali dell’epoca, la Kilgallen sarebbe morta a causa di una miscela letale bevuta, forse, accidentalmente, tuttavia le nuove ipotesi suggeriscono invece sia stata costretta da qualcuno a compiere il gesto.

Ma chi era Dorothy Kilgallen ? Come riporta il New York Post, la Kilgallen era una nota giornalista nell’America degli anni 60, con una grande passione per i grossi casi di cronaca nera, che seguiva assiduamente. Da molti considerata come “una delle voci femminili più importanti d’America”, morì all’età di 52 anni nella sua casa di Manhattan. Si pensa che la causa della morte fu una “intossicazione da etanolo e barbiturici”. In particolare, il medico legale James Luke dichiarò che la morte era da attribuire ad un accidentale combinazione di alcol e pillole per il sonno. Un fatto che tuttavia ha destato non poche perplessità fu che il laboratorio dove venne effettuata l’autopsia si trovava a Brooklyn, nonostante ce ne fosse uno nella stessa Manhattan, in una zona tra l’altro per nulla distante dall’abitazione della donna.

Nel suo libro Shaw analizza il caso da vicino conducendo una ricerca dettagliata e facendo uso di fonti inedite. Secondo l’autore nel periodo precedente alla sua morte, la Kilgallen stava indagando sull’omicidio di Kennedy e la sua ricostruzione dei fatti si discostava molto dalla versione ufficiale. Dalle ricerche fatte da Shaw emerge, infatti, come la donna non credesse affatto che l’assassino di JFK, Lee Harvey Oswald, avesse agito da solo e per provarlo aveva iniziato una raccolta di dati, interviste e annotazioni sull’accaduto, che teneva nascosta in modo che nessuno potesse trovarla prima della fine delle sue ricerche. Il dossier tuttavia non è mai stato ritrovato e secondo l’autore sarebbe stato distrutto subito dopo la morte della donna.

Shaw presenta, inoltre, una valida argomentazione su come secondo lui la Kilgallen sarebbe stata vittima di un omicidio orchestrato da il boss mafioso di New Orleans, Carlos Marcello. La giornalista aveva annunciato la pubblicazione di un libro contenente tutte le sue ricerche sulla morte di Kennedy e Marcello temeva potesse venire accusato di essere la mente dell’omicidio sia del Presidente che di Oswald, il suo presunto assassino. La Kilgallen aveva inoltre in programma un secondo viaggio a New Orleans, previsto due settimane dopo la sua morte, per incontrare un informatore segreto.

L’autore infine mette in evidenza come le ricerche sulla morte di Kennedy condotte dalla Kilgallen avessero attirato le antipatie di Edgar Hoover, all’epoca direttore dell’Fbi. In seguito all’emanazione del Freedom of Information Act, infatti Shaw ha avuto modo di consultare un documento dell’FBI in cui veniva rivelato che la donna fosse tenuta sotto sorveglianza dagli agenti federali. Nel libro l’autore fa riferimento anche a diverse interviste - attualmente disponibili online  - dove vengono ripresi e ascoltati amici stretti e conoscenti della giornalista. In una di queste viene intervistato uno dei parrucchieri personali della Kilgallen, il quale racconta che in una sua conversazione con la giornalista lei gli avesse confidato le seguenti parole: “se le persone sbagliate vengono a sapere quello che ho scoperto sulla morte di JFK mi costerebbe la vita”.

Insomma, come riporta il titolo del libro di Shaw, Dorothy Kilgallen “La reporter che sapeva troppo”.

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