Mosul: cade la roccaforte dell’ISIS

Daniele Genick | 29 giugno

Giovedì 29 giugno le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno assaltato la moschea di Al Nuri a Mosul, in cui il leader jihadista Al Baghdadi nel 2014 aveva proclamato la nascita dello Stato Islamico.

Costruita nel 1172 in onore di Nuruddin Al Zanki, nobile dell’attuale Turchia che perse la vita combattendo contro i crociati, la moschea era nota in tutto il mondo non solo per la sua importanza religiosa, ma anche per la caratteristica inclinazione dell’adiacente minareto, alto ben quarantacinque metri.

L’intero complesso, dopo aver resistito più di novecento anni ai numerosi eventi che hanno interessato l’intera regione, è stato fatto esplodere dai miliziani di Daesh mercoledì 21 giugno intorno alle 21.

Le truppe della coalizione, una volta costretto i guerriglieri ad asserragliarsi nella moschea dopo aver riconquistato la maggior parte dei quartieri di Mosul, avevano assistito impotenti alla distruzione del luogo sacro. Dopo una settimana esatta, tuttavia, alcuni plotoni dell’esercito iracheno sono riusciti ad avere la meglio sui miliziani ormai a corto di viveri e munizioni.

Continuano tuttavia i bombardamenti sulla città e sulla roccaforte jihadista in Siria, Raqqa. Fondamentale, in entrambi i casi, l’apporto dei caccia della RAF. Secondo il ministro della difesa britannico, sir Michael Fallon, i Tornado di Sua Maestà avrebbero infatti colpito ben settecento obiettivi nella sola Mosul.  

Intervistato dall’inviato della BBC poco prima di prendere parte al meeting interministeriale della NATO a Bruxelles, il politico inglese ha dichiarato che Daesh ha ormai le ore contate, confermando inoltre l’impegno del paese contro il terrorismo.

Altri novanta soldati, infatti, andranno a rinforzare il contingente britannico stanziato in Afghanistan, attualmente composto da cinquecento militari. “Il nostro obiettivo - ha aggiunto il ministro - è quello di supportare i governi dei paesi maggiormente interessati dal pericolo terroristico, fornendo loro tutti i rifornimenti logistici e umanitari necessari”.

fonti: BBCReuters  

Photo Credit / ©The U.S. Army / Flickr.com (CC BY 2.0)

 
 

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