Mosul: distrutta la moschea di Al-Nunri

Daniele Genick | 22 giugno

Costruita nel 1172 in onore di Nuruddin al-Zanki, nobile dell’attuale Turchia che perse la vita combattendo contro i crociati, la moschea di Al-Nunri era nota in tutto il mondo non solo per la sua importanza religioso-culturale, ma anche per la caratteristica inclinazione del proprio minareto, alto ben quarantacinque metri.

Dal 29 giugno 2014 era diventata il principale simbolo di Daesh, poiché dal suo pulpito Abu Bakr al-Baghdadi ne proclamò la costituzione ufficiale, issando sulla cima del minareto il drappo nero del Califfato.

Dopo aver resistito più di novecento anni alle numerose guerre che nei secoli hanno sconvolto la regione, è crollata ieri (mercoledì 21 giugno, ndr) verso le 21.30, durante l’ennesima battaglia tra gli jihadisti dello Stato Islamico e la coalizione guidata dagli Stati Uniti.

È infatti dal 17 ottobre 2016 che truppe irachene, peshmerga curdi e numerosi combattenti sciiti stanno combattendo contro i miliziani per la riconquista di Mosul. Sebbene asserragliati da più di un mese all’interno della loro roccaforte nei quartieri occidentali della città, gli jihadisti continuano a resistere tenendo in ostaggio circa 100.000 civili - secondo le stime delle Nazioni Unite - stremati dall’assenza di generi di prima necessità e spesso utilizzati come scudi umani.

Tuttavia, la dinamica del crollo della moschea rimane tuttora poco chiara, in quanto le parti continuano ad accusarsi reciprocamente.

Da un lato, il generale statunitense Joseph Martin ha definito la sua distruzione un crimine contro l’Iraq e l’intero Islam, nonché espressione della brutalità di un’organizzazione terroristica che sarà annientata entro pochi giorni.

Dall’altro Daesh, attraverso la propria agenzia di stampa Amaq, ha accusato invece le truppe della coalizione di aver raso al suolo la moschea con i propri bombardieri.

Immediata la smentita da parte del portavoce dell’aviazione americana, colonnello John Dorian, il quale ai reporter della Reuters ha dichiarato che i caccia statunitensi non sono intervenuti nell’area per non colpire le truppe alleate, ormai a poche centinaia di metri dalla roccaforte di Daesh. Versione avallata dal generale iracheno Yarallah, il quale ha definito la distruzione della moschea da parte dello Stato Islamico la dimostrazione della sua imminente caduta.

Al momento, tuttavia, l’unico fatto certo è che uno dei principali simboli della cultura e della religione islamica è ridotto a un cumulo di macerie. Inoltre, più di trecento miliziani continuano a resistere nella propria roccaforte di Mosul, nonostante l’assedio delle truppe della coalizione. Infine Al Baghdadi, del quale era stata recentemente annunciata la morte, continua la propria latitanza, probabilmente nei pressi del confine tra Siria e Iraq.

fonti: Ansa, BBC, RepubblicaReuters 

 

Photo Credit / ©United States Forces Iraq / Wikimedia Commons (CC BY-NC-ND 2.0)

 
 

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