Che fine ha fatto al Baghdadi?

Gianluca Chiusano | 14 giugno

Giovedì 8 giugno i miliziani di Daesh sono fuggiti da Al Ba’aj, portando via la maggior quantità di beni possibile e dirigendosi verso il deserto della Siria. A causa della fretta, tuttavia, gli estremisti hanno tralasciato indizi di quanto questa cittadina potesse essere importante non tanto per il Califfato, quanto soprattutto per il loro leader Al Baghdadi.

“Una volta varcato il cancello di un’abitazione nel centro cittadino, la prima cosa che è balzata agli occhi è stata una cintura esplosiva appoggiata a un muro”, spiega Martin Chulov, corrispondente del The Guardian. Nella stanza adiacente, sono stati rinvenuti fucili d’assalto, ordigni artigianali e gasolio. In altre parole, una fabbrica di bombe. Dall’altra parte del cortile, una bandiera con lo stemma dello Stato Islamico sventolava sopra due corpetti esplosivi. Nei pressi, una sala che aveva l’aria di essere un ufficio amministrativo: appena entrati, non si poteva non notare i fogli sparpagliati sulla scrivania. Ognuno riportava istruzioni diverse, da come trattare gli schiavi a come vestirsi o comportarsi. Su alcuni di questi compariva il nome di Al Baghdadi. C’erano inoltre altri documenti relativi a ammende da infliggere, tasse da pagare e numerose carte di identità confiscate. La vita dei civili era dunque completamente sotto controllo: nulla veniva lasciato al caso. Libri che incitavano al martirio, accatastati assieme a ricordi personali e fotografie di nuovi adepti che hanno intrapreso la jihad, facevano da sfondo alla stanza.

Secondo l’Intelligence, il ricercato numero uno al mondo ha trascorso gli ultimi due anni proprio a Al Ba’aj per poi scappare recentemente, disseminando di trappole esplosive l’intera città.

Il leader dello Stato Islamico è condannato alla fuga. Su di lui pende infatti una taglia di venticinque milioni di dollari, la stessa di Osama Bin Laden, Saddam Hussein e dell’attuale leader di Al Qaeda, Al Zawahiri. La taglia - spiega Fadhel Abu Ragheef, esperto di estremismo jihadista - non è fine a sé stessa. Si tratta di una mossa strategica, finalizzata a mettere pressione al ricercato. Al momento, infatti, Baghdadi è nervoso e ogni sua mossa scrupolosamente calcolata. Non usa il telefono e comunica solo con poche persone fidate, tra cui Al Obaidi, il “ministro alla Difesa” del Califfato, e Al Jumaili, capo della security. Secondo diverse fonti, quest’ultimo sarebbe stato ucciso in un raid; la notizia tuttavia non è mai stata confermata.

L’ultimo rapporto ufficiale su Al Baghdadi risale al 13 febbraio, quando alcuni F 16 iracheni hanno bombardato un edificio in un villaggio dell’Iraq occidentale, vicino al confine siriano, pensando fosse il suo rifugio. L’Intelligence ritiene che sia ancora vivo e che si sia nascosto in Siria. Il governo americano ha creato una task force per individuarlo, composta da forze speciali, CIA e altre agenzie di Intelligence come la National Geospatial Intelligence Agency. Pertanto, il cerchio attorno a lui si sta stringendo anche se, secondo alcuni esperti, potrebbero volerci anni prima di catturarlo.

Photo Credit / ©thierry ehrmann  / Flickr.com (CC BY 2.0)

 
 

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