Qatar accusato di supporto al terrorismo: la Penisola Arabica rompe le relazioni diplomatiche

Marco Martinelli | 7 giugno

La crisi diplomatica fra i paesi della penisola arabica è giunta nelle ultime ore a un probabile punto di non ritorno: Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi e Bahrain hanno deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusato di supportare il terrorismo.

Si tratta senza dubbio della più grave crisi nella regione da più di trent’anni, i cui protagonisti sono i paesi membri del Consiglio della Cooperazione del Golfo, l’organizzazione istituita su proposta dell’Arabia Saudita nel 1981 e che riunisce i sei Stati del golfo Persico (compresi Kuwait e Oman). Fra gli obiettivi del Consiglio, incoraggiare il progresso economico-sociale dell’area, migliorare la cooperazione dei settori privati e rinforzare i legami sociali tra le popolazioni.

Le tensioni diplomatiche che hanno caratterizzato i difficili rapporti nella regione sono tuttavia correlate non tanto a fattori commerciali – come il mercato del petrolio – quanto allo scontro tra Arabia Saudita e Iran. Il tutto aggravato dal recente viaggio di Trump a Riad e dalle sue dichiarazioni inerenti la questione dei finanziamenti al terrorismo da parte di Tehran.

Come riportato dal Financial Times, anche l’Egitto ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con il Qatar. In particolare, Il Cairo appoggia la decisione di ‘mettere in quarantena’ il paese, in quanto Doha avrebbe un ruolo fondamentale nell’appoggiare gli estremisti islamici di Daesh e Al-Qaeda.

La rottura degli equilibri geopolitici dell’intera area mediorientale è stata tuttavia promossa dall’Arabia Saudita. Riad ha infatti annunciato la chiusura delle frontiere e il ritiro del personale diplomatico per ‘proteggere la sicurezza nazionale dai pericoli di terrorismo’. Sulle pagine del quotidiano transalpino Le Figaro vengono riportate le parole di un funzionario saudita, il quale dichiara che ‘Doha ha già accolto nel proprio territorio vari membri di gruppi terroristici come i Fratelli Musulmani, Daesh e Al-Qaeda’. La decisione di Riad ha comportato, inoltre, l’esclusione di Doha dalla coalizione militare araba impegnata in Yemen da oltre due anni.

La reazione qatariota è stata immediata e agguerrita. Dalle pagine di Le Monde il ministro degli esteri di Doha definisce totalmente inaccettabile tale decisione, così come totalmente infondate le accuse ricevute. Secondo i diplomatici del Qatar, l’obiettivo finale dei paesi firmatari è confinare il paese, ‘metterlo sotto tutela e privarlo della propria sovranità.’ Ciononostante, Doha adotterà tutte le misure necessarie per proteggere i propri interessi.

Dopo un evento del genere, è tuttavia opportuno cercare di capire quali siano effettivamente i collegamenti tra i governi della penisola arabica e i gruppi terroristici. Sebbene abbia fornito il proprio supporto alle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti contro Daesh in Siria, il Qatar è stato ripetutamente accusato - insieme alla Turchia, come riportato dalla BBC - di rifornire lo Stato Islamico con armi e denaro. È presumibile, infatti, che numerose famiglie benestanti qatariote, sicure che il presidente siriano Bashar al-Assad sarebbe presto caduto e che una linea politica sunnita avrebbe facilitato il raggiungimento di importanti obiettivi commerciali, abbiano agito in tal modo.

 Concludendo: Il Qatar ha davvero contribuito all’ascesa dello Stato Islamico? La risposta, secondo la BBC, è ovviamente no, sebbene una combinazione di politiche poco lungimiranti e la condivisione di dottrine radicali abbiano permesso ad alcune delle sue più importanti dinastie di trasferire denaro e armi agli jihadisti.

fonti: Le Monde

Photo Credit / ©Vincent van Zeijst / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

 
 

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