Guerra al terrorismo: ucciso il capo dell’ISIS in Afghanistan.

Gianluca Chiusano | 9 maggio

Afghanistan – Il capo dello Stato Islamico in Afghanistan, Abdul Hasib, è stato ucciso giovedì 27 aprile durante un’operazione condotta dalle forze speciali afgane e statunitensi nella provincia di Nangarhar. Ad annunciarlo, i portavoce delle stesse truppe anche se, al momento, manca la conferma da parte dello Stato Islamico.

Lo scorso mese, il Pentagono aveva già annunciato la morte di Hasib e, come riportato dalla BBC,  sarebbero stati arrestati circa altri cento miliziani jihadisti.

Sono esigue le notizie sulla vita dell’ex capo di Daesh in Afghanistan. Ex comandante dei talebani, Hasib ha in seguito giurato fedeltà allo Stato Islamico, subentrando all’ex leader Hafiz Saeed Khan,   morto in seguito a un blitz statunitense. Il terrorista era ritenuto responsabile dell’attacco all’ospedale di Kabul dell’8 marzo 2017, nonché di numerosi rapimenti e arbitrari massacri a danno della popolazione civile, come dichiarato dal Presidente afghano Ashraf Ghani.

Daesh si insediò in Afghanistan nel 2014, anche se la creazione di un vero e proprio presidio avvenne l’anno successivo. La rapida espansione fu merito della propaganda che il gruppo lanciò nelle diverse città afgane, soprattutto nel sud-est del Paese. In poco tempo vari membri di Al Qaeda e di altri gruppi si arruolarono nelle milizie di Al Baghdadi, le quali nel frattempo avevano ottenuto ottimi risultati sui campi iracheno e siriano. Infatti, alcune formazioni come Al Tawhid Brigade e Ansar Ul-Khilafat Wal-Jihad, insieme a numerosi capi del TTP, strinsero alleanza con Daesh. Quest’ultimi - spiegano McNally e Amiral, ricercatori del Middle East Institute - e altri ex comandanti talebani instaurarono la “wilaya” dello Stato Islamico in Afghanistan e in Pakistan. L’ex portavoce di Daesh Al Adnani istituì inoltre un vero e proprio Consiglio della Shura, nominando Hafiz Saaed Khan emiro di Khorasan.

Il gruppo continuò a crescere accogliendo numerosi ex-talebani i quali, attratti dalla fama di Daesh, decisero di condividerne la causa. Ciò generò tensioni con gli altri gruppi terroristici, soprattutto con al Qaeda dato che lo Stato Islamico voleva stabilirsi in Afghanistan. In particolare, Daesh condusse una vera e propria guerra psicologica contro di loro, screditando la dottrina professata dai talebani e i loro leader, compreso l’ex Mullah Omar. Tuttavia, ben presto dovette ridimensionare le proprie aspettative, dal momento che dovette scontrarsi sia con i talebani che con l’esercito afgano, aiutato dalle forze NATO. Infatti, il gruppo perse i territori del sud-ovest e alcune province orientali, anche se le aree di Nangarhar e Kunar sono tuttora sotto il suo controllo.

Al momento si stima che in Afghanistan siano operativi tra i 1000 e i 5000 combattenti dello Stato Islamico. I loro obiettivi rimangono soprattutto i civili sciiti, anche se da Marzo 2017 - come osserva Le Monde - hanno cominciato ad attaccare anche le forze di sicurezza locali. Il loro modus operandi è invariato: attacchi suicidi e guerriglia a alta intensità. L’ultimo attentato da loro rivendicato è stato compiuto l’8 Marzo 2017 presso l’ospedale militare di Kabul: 30 le vittime e più di 60 i feriti.  

 

Photo Credit / ©Zoriah / Flickr.com (CC BY-NC 2.0)

 
 

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