Siria: riprendono le evacuazioni dopo l’attacco al bus di sabato.

Beatrice Guzzardi | 20 Aprile

Sono riprese regolarmente le operazioni di evacuazione dei civili da alcune aree siriane dopo l’attacco di sabato 15 aprile, quando un bus è stato fatto esplodere nei pressi di Aleppo, uccidendo 126 persone. Di queste, 68 erano bambini.

Il piano prevede l’allontanamento dei civili dalle aree maggiormente a rischio. Nella provincia di Damasco, da Madaya e Zabadani, città sotto il controllo del governo. Nella Siria nord occidentale, da Foah e Kefraya, villaggi ancora nelle mani dei ribelli. Secondo le agenzie di monitoraggio, almeno 3000 persone sono state evacuate da Kefraya, mentre undici autobus hanno sfollato 500 abitanti di Zabadani.

Secondo il Syrian Observatory for Human Rights, le operazioni sono riprese regolarmente nella giornata di mercoledì 19 aprile. Il piano di evacuazione è al momento nella sua prima fase, mentre la seconda dovrebbe iniziare a giugno, portando a più di 30 mila il totale degli evacuati.

La scorsa settimana, un rapporto dell’ONU ha evidenziato le drammatiche condizioni delle città al centro dell’operazione. Violenze e miseria dilagano tra gli oltre 64 mila civili ancora intrappolati al loro interno. Tuttavia, sono circa cinque milioni le persone che vivono in condizioni analoghe in tutto il paese.

Il “Four Towns Agreement” è un accordo promosso dall’Iran, alleato di Assad, e dal Qatar, il quale sostiene invece i ribelli. Prevede il trasferimento degli abitanti - per la maggior parte sciiti - di Foah e Kefraya nei pressi di Aleppo e di quelli di Madaya e Zabadani nella provincia di Idlib.

Le operazioni non sono tuttavia supervisionate dalle Nazioni Unite. In molti, pertanto, sostengono che siano in realtà finalizzate allo spostamento dei civili da una zona all’altra del paese secondo precisi disegni politici.

Fonte: BBCABC news

Photo Credit / ©Public Domain / Flickr.com

 
 

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