I missili di Trump attaccano Assad: quindici morti, ecco cosa è successo.

Beatrice Guzzardi

 

Siria - Venerdì 7 aprile alcuni missili Tomahawk lanciati da navi statunitensi nel Mediterraneo hanno colpito nelle prime ore del mattino la base militare di Shayrat, nei pressi di Homs. Nell’impatto sono morti sei militari e nove civili. Tra questi, quattro erano bambini. Oltre all'obiettivo, i missili hanno infatti colpito alcune abitazioni nei villaggi circostanti. Secondo Damasco, dei 59 missili lanciati solo 23 hanno centrato la base. Gli altri sarebbero esplosi in “aree non sensibili”, come ha riportato l’ANSA.

L’attacco è stato ordinato dal Presidente Trump. Durante la conferenza stampa la sera precedente, il "comandante in capo" statunitense aveva infatti dichiarato che non sarebbe rimasto indifferente al raid del 4 aprile. Trump aveva quindi annunciato che avrebbe colpito la base siriana da cui era partito l’attacco chimico, sostenendo inoltre che "nessun figlio di Dio dovrà più subire un tale orrore". Si tratta del primo atto di forza statunitense nei confronti del governo di Assad.

Dell'attacco di Ildib non è ancora stato individuato alcun responsabile. Il Ministro degli Esteri Siriano al-Moallem ha ribadito che l’esercito non ha utilizzato e mai utilizzerà armi chimiche.

La Russia ha indetto una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, iniziata alle 15.30 di pomeriggio, per discutere dell’attacco missilistico. Il segretario generale António Guterres ha lanciato un appello: evitare ulteriori sofferenze alla popolazione siriana.

L’ambasciatore russo al Consiglio di Sicurezza, Vladimir Safronkov, ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero sospendere ogni azione militare contro Assad, per impegnarsi invece a combattere la minaccia terroristica. Ha inoltre aggiunto che centinaia di persone sono morte negli attacchi aerei degli Stati Uniti a Mosul e Raqqa. Anche queste tragedie - ha concluso Safronkov - dovrebbero avere un simile risalto mediatico.

La Russia ha condannato l’attacco statunitense. Il Presidente Putin ha ritenuto l’intervento americano un’aggressione nei confronti di uno stato sovrano, nonché una palese violazione delle leggi internazionali. Il Primo Ministro russo Medvedev ha inoltre puntualizzato che i missili stavano per colpire le forze militari russe presenti nel territorio siriano.

L’Iran, difensore di Assad, sostiene che l’attacco chimico di Ildib sia stato il pretesto per lanciare un’azione militare ingiusta, complicando in questo modo la lotta al terrorismo, nonché la situazione in Siria e nell’intero Medio Oriente.

Avallato da Merkel e Hollande, il Premier Gentiloni ha affermato che l’Europa si impegnerà nell'istituzione dei negoziati di pace. L’Italia assieme a Francia, Germania e Gran Bretagna sostiene inoltre l'equipollenza dell'attacco USA al raid chimico dei giorni scorsi.

Il gruppo sciita libanese Hezbollah - sostenitore di Assad - ha definito l’attacco di Trump un "passo azzardato" che inasprirà il clima di tensione in tutto il Medio Oriente.

In Siria l’azione statunitense ha suscitato diverse reazioni. Da una parte, i ribelli e i residenti nella provincia di Ildib hanno ringraziato gli Stati Uniti. I primi attendono altri attacchi aerei che permettano loro di sconfiggere il regime.

I secondi ritengono invece che l’intervento sia arrivato troppo tardi, pur richiedendo da anni l'istituzione di una no-fly zone. Il Middle East Eye ha retwittato un post di un siriano che ringrazia il Presidente Trump per la sua risolutezza. L’uomo è un sopravvissuto dell’attacco chimico del 2013 a Ghouta.

A Damasco, dall’altra, un testimone ha detto alla Reuters che le accuse nei confronti del governo siriano sono solo una scusa per attaccare il paese. Ciò che i ribelli hanno fatto finora - ha aggiunto - è stato peggio dei Tomahawk americani.

Fonti: Guardian, Reuters

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