Pagare i debiti con i trafficanti, ecco come l’ISIS recluta i bambini rifugiati nei campi profughi

Beatrice Guzzardi

 

Attirare bambini migranti offrendo loro soldi o cibo per portarli a combattere la jihad. Secondo un report diffuso fra la stampa internazionale, è questa l’ultima tattica utilizzata dall’ISIS per adescare individui da radicalizzare e rendere così combattenti jihadisti.

Il report è stato redatto dal Quilliam Institute, think tank inglese che si occupa di monitorare e fornire informazioni sul terrorismo e la radicalizzazione. Secondo il Quilliam, i minori rifugiati sono ad alto rischio di radicalizzazione, soprattutto se non accompagnati. Il report spiega infatti che i militanti dell’ISIS hanno iniziato a pagare i debiti che i rifugiati più giovani avevano con i trafficanti nel disperato tentativo di reclutarli. Secondo l'Europol sono 88.300 i bambini non accompagnati che rischiano di cadere nelle mani dell’organizzazione terroristica.

Dal report, pubblicato lunedì scorso, si apprende che tentare di reclutare i piccoli rifugiati sia diventata una pratica diffusa dai gruppi jihadisti, i quali utilizzano incentivi economici e collaborano con i trafficanti delle zone per attirare i ragazzi in difficoltà,  aggiungendo così nuovi combattenti alla propria causa. Questo, secondo il Quilliam, è dovuto anche a un fallimento da parte di Europa e Inghilterra nel proteggere i bambini rifugiati, in particolare quelli non accompagnati.

In Libano e in Giordania lo Stato Islamico si era offerto di pagare 2000 dollari per poter cercare nuovi adepti all’interno dei campi profughi. L’anno scorso, infatti, le forze speciali giordane avevano individuato una cellula dormiente dell’ISIS all’interno di un campo di rifugiati nei pressi di Irbid, a nord del paese. Alcuni report avevano evidenziato che l’organizzazione terroristica forniva ai rifugiati il cibo che era stato loro negato dai residenti del campo.

Nikita Malik, senior researcher al Quilliam, ha spiegato che i rifugiati rappresentano uno dei principali obiettivi da diverse organizzazioni terroristiche. Delle ricerche condotte dal think tank è infatti emerso che i rifugiati vengono menzionati nel materiale di propaganda distribuito dai siti online jihadisti. Da giugno scorso sono stati 263 i casi in cui i gruppi terroristici hanno tentato di convincere i rifugiati a unirsi alla loro causa contro i non-credenti o di convertirsi all’Islam radicale. La giovane generazione di migranti è tra tutti il gruppo più vulnerabile per la radicalizzazione, in particolare quando i genitori non sono presenti,  perché rimasti in un altro paese. 

Nikita Malik ha inoltre aggiunto che i giovani richiedenti asilo sono presi di mira dai gruppi estremisti perché più vulnerabili all’indottrinamento e al combattimento e, nel caso delle ragazze, è possibile che creino una nuova generazione di combattenti. Secondo la ricerca nelle aree costiere nordafricane, una delle aree in cui è maggiore l’attività di radicalizzazione, l’ISIS ha offerto 800$ a tutti coloro che si sarebbero uniti a loro. Nel sud della Libia, inoltre, lo stato islamico ha rinunciato a 450$ pagati dai trafficanti per permettere ai migranti  di andare a Nord, a patto che si fossero uniti alla loro lotta.

Nel report non sono riportate le cifre dettagliate di quanti rifugiati finora si siano uniti in questo modo alle organizzazioni terroristiche. Tuttavia il Quilliam non esclude che questo potrebbe contribuire alla ulteriore diffusione del sentimento xenofobo in Europa. Secondo il Think tank, i minori che arrivano in un paese europeo trovano comunque quelle condizioni che potrebbero indurli alla radicalizzazione.

Di fronte a questo scenario Malik ha infine dichiarato: “Se le vulnerabilità dei giovani migranti non sono affrontate tramite l’elaborazione di politiche finalizzate a garantire loro la possibilità di integrarsi nei paesi di destinazione, il rischio è la possibilità che la radicalizzazione costituisca un potente richiamo anche per le generazioni future”.

Fonte: The Guardian 

 

Licenza Creative Commons