Ostia, arrestato Spada. Botta e risposta di politica e media su legami tra clan e Casapound

MARCO FLAVIO LAPICCIRELLA

Immagini di una violenza incredibile quelle che hanno percorso in lungo e in largo le vie del web inerenti allo scontro fisico avvenuto martedì 7 novembre ad Ostia, durante il quale Roberto Spada ha spaccato il naso con una testata improvvisa all’inviato di Nemo Nessuno Escluso Daniele Piervincenzi. Il giornalista, inseguito e percosso ulteriormente con un bastone, si è a quel punto allontanato, portandosi vicino al collega film maker Edoardo Anselmi, raggiunto a sua volta da calci e pugni sferrati dallo stesso Spada e da un compagno di quest’ultimo.

Ricostruzione della vicenda e arresto

Nel pomeriggio di giovedì 9 novembre, una volta consolidato il fascicolo sulla base delle opzioni offerte dal codice penale, sono scattate le manette per l’inquilino di via Guido Vincon, tra le statue in marmo bianco di leoni e cavalli che adornano quell tratto di città riprendendo I simboli del clan. Contestati a Spada i reati di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso. Un pestaggio pubblico, in strada, sotto gli occhi di tutti, con la partecipazione di un altro individuo, intimidazioni agli inviati di Nemo sul non farsi più rivedere nel quartiere, onde evitare altre ripercussioni. Per gli inquirenti è proprio in atteggiamenti di questo tipo che si può configurare la contestualizzazione mafiosa, «nell'ostentare in maniera evidente e provocatoria una condotta idonea ad esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione e quella conseguente intimidazione propria delle organizzazioni mafiose».

Nella nota della Rai, produttrice del programma, in onda il giovedì su RaiDue alle 21.20, si può leggere una sintetica ma precisa ricostruzione dell’aggressione. “Due inviati di Nemo Nessuno Escluso, il giornalista Daniele Piervincenzi e il film maker Edoardo Anselmi, sono stati violentemente aggrediti a Ostia da Roberto Spada, membro della famiglia Spada, nota alle cronache per diverse inchieste giudiziarie, e da un suo sodale. Piervincenzi ha il setto nasale rotto e una prognosi di 30 giorni". E ancora "Per realizzare un servizio sul voto nel municipio di Ostia Piervincenzi è andato davanti alla palestra gestita da Roberto Spada per chiedergli un commento sul suo sostegno a Casapound, adesione dichiarata sul suo profilo Facebook qualche giorno prima delle elezioni. Dopo aver risposto a diverse domande, improvvisamente Spada ha dato una violentissima testata a Piervincenzi e l'ha rincorso, picchiandolo con un bastone. Poi, insieme a un'altra persona, si è diretto verso il film maker, sferrando calci e pugni".

Un evento spregevole, insomma, di cui anche lo stesso aggressore, a ridosso dei fatti, ha offerto una propria ricostruzione-commento sempre attraverso Facebook, poco dopo rimossa. "Perdonatemi.....io comprendo e rispetto il lavoro di tutti... dopo un'ora e mezza di continuo "non voglio rilasciare nessuna intervista"....entrava a forza in una associazione per soli soci... disturbando una sessione e spaventando mio figlio.... voi che avreste fatto??? Negli ultimi 10 giorni sono venuti almeno 30 giornalisti a scoglionare.... la pazienza ha un limite".

Commenti a caldo

Un crollo del limite di sopportazione, quello di cui si è dichiarato vittima Roberto Spada, che ha riscontrato da una parte il residuale ma preoccupante plauso di un certo numero di utenti Facebook, dall’altra la stentorea e auspicabile condanna trasversale da parte di comuni cittadini ed esponenti del mondo della politica e dell’informazione. La sindaca di Roma Virginia Raggi aveva espresso la propria solidarietà al giornalista promettendo: «Fermeremo criminalità e estremismi a Roma». Anche Luigi Di Maio si era mostrato vicino a Piervincenzi, scrivendo che: "Questi episodi sono intollerabili e da condannare con fermezza da parte di tutti i cittadini. Un abbraccio in particolare a Daniele che ha ricevuto una prognosi di 30 giorni". Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico, aveva commentato: «A Ostia c'è chi combatte la mafia, ma purtroppo anche chi la protegge». Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aveva poi avuto modo di comunicare il proprio sostegno parlando direttamente con il giornalista aggredito.

Interessante, perché particolarmente contingente alle ragioni del servizio di Nemo, la presa di distanze a caldo anche da parte di Casapound. Luca Marsella, il candidato delle tartarughe che ha ottenuto l’importante 9% nelle elezioni del 5 novembre, aveva infatti dichiarato per iscritto: "Io rispondo delle mie azioni e di quelle degli iscritti del mio movimento". Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound: "Ci vuole poco a fare chiarezza. Roberto Spada non è un esponente di CasaPound. Con lui non condividiamo nulla, se non una sua presenza ad una festa per bambini in piazza 18 mesi fa. Non rispondiamo certo delle sue azioni e la violenza è sempre deprecabile".

Dopo l’arresto altre dichiarazioni, come quella del ministro dell’Interno Marco Minniti: «Il fermo di Roberto Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche». «Siamo d'accordo con Minniti. Lo Stato c'è», ha spiegato invece il segretario del Pd, Matteo Renzi, mentre la sindaca Virginia Raggi commentato: «Bisogna avere il coraggio di andare avanti, avere il coraggio di non allearsi con loro. L'aggressione è stata un orrore», invitando tutti a partecipare sabato 11 alle 15:30 a Ostia alla manifestazione apartitica contro violenza e mafie “uniti per la legalità”.

All’offensiva Casapound desiderosa di fugare ogni dubbio sui presunti legami con la famiglia Spada e con Roberto Spada in particolare. "Chiediamo alla magistratura – così il vice presidente di CasaPound Simone Di Stefano - che apra un fascicolo su CasaPound per appurare se esistono rapporti criminosi tra noi e gli Spada; chiediamo anche un'inchiesta parlamentare per tirare fuori la verità su questa vicenda. Chiediamo inchieste rapide e pubbliche e che i risultati siano diffusi all'opinione pubblica". "Diciamo ai nostri elettori – ha invitato il candidato al X municipio Luca Marsella - di non andare alle urne, di andare al mare anche con il brutto tempo. Non sosteniamo nessuno al ballottaggio".

Fotografia ed endorsement

Ombre su legami tra la forza politica di estrema destra e gli Spada utili nel frangente della tornata elettorale che molto vertono su una fotografia che ha visto affiancati Roberto Spada e lo stesso Luca Marsella, nell’ambito di una festa nel quartiere. Questa, unitamente all’endorsement che Spada ha sempre affidato a Facebook: “Il 5 novembre si avvicina e sento dai cittadini quasi tutti la stessa cantilena “qua sto periodo se vedono tutti sti politici a raccontarci barzellette, mai visti prima, ...gli unici sempre esclusivamente presenti CasaPound...”.

Altri commenti ai post, altri like di Marsella o della compagna Carlotta Chiaraluce delineerebbero un rapporto amicale tra la coppia protagonista delle elezioni ostiensi e lo Spada. Incensurato quest’ultimo in quei frangenti, certo, ma sospettato di aver preso in mano le redini della famiglia dopo che il fratello capo del clan Carmine era stato condannato a 10 anni per estorsione con l’aggravante mafiosa e altri sette maschi del clan Spada avevano ricevuto in primo grado, a inizio del mese di ottobre, condanne che vanno dai 5 ai 13 anni. Agevole per molti, giornalisti e non, pensare a questo punto che un sostegno degli Spada alla causa di Casapound possa aver influito non poco sull’esito straordinario che il candidato è riuscito ad ottenere ad Ostia.

Contestazioni al legame Spada-Casapound: botta e risposta

Non sono mancate però, e meritano interesse e menzione, le obiezioni che in merito sono state sollevate. In una lettera diretta al quotidiano Il Foglio, inviata a ridosso delle elezioni del 5 novembre, Di Stefano critica alcuni articoli apparsi proprio sulla testata diretta da Claudio Cerasa. Il vice-presidente di Casapound giudica Il Foglio come diventato affine all’Espresso, denotando lo “stesso approccio poliziesco alla politica, stesso dossieraggio arraffazzonato, persino gli stessi tic savianeschi, con la carta bianca lasciata a Federica Angeli, ormai stabile numero tre nella classifica dei giornalisti martiri, dopo Saviano stesso e Lirio Abbate”. Dopo aver chiamato in causa la giornalista di Repubblica Angeli, cronista che molto ha indagato sulla malavita ostiense e che da anni vive sotto scorta, prosegue: “Mai che a qualcuno venga in mente di chiedere conto alla massima esperta autoproclamata della criminalità lidense di certi imbarazzanti endorsement in favore di Andrea Tassone, l’ex presidente del municipio del Pd, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Il Foglio che sbertucciava il giornalismo manettaro e i moralisti a corrente alternata ci sarebbe andato a nozze, con una storia del genere. Oggi preferisce darle spazio per rilanciare la bufala grottesca del sodalizio criminale sancito a mezzo Facebook fra CasaPound e i clan del litorale. Così come è molto vicina al grado zero dell’analisi politica l’inchiesta sulla “galassia finanziaria fascista”, che consta di qualche banale attività commerciale privata”.

Il direttore Cerasa, nella risposta pubblicata il 3 novembre, dopo aver lamentato la mai piena e totale condanna da parte di Casapound di alcuni episodi di violenza perpetrati anche da tesserati, precisa: “L’anti fascismo stupido non ci piace. Ma non ci piacciono neppure i fascisti che si dichiarano tali e che pur considerandosi non violenti fanno poco per condannare la violenza quando andrebbe condannata. Quanto al resto, grazie della lettera e della replica. Ma zeru smentite, come direbbe Mourinho. E i dati di fatto che abbiamo descritto restano quelli. Compreso il fatto che, come ha scritto ieri il Foglio, il sodalizio che lega il cognome Spada e CasaPound non è criminale ma è elettorale – e di questo sono certo che CasaPound avrà occasione di parlarne dopo le elezioni di Ostia. Quanto ai giornalisti martiri, attenzione. Un conto è criticare un metodo di lavoro (come fa il Foglio) un altro è ironizzare sulle minacce di morte che ricevono i giornalisti. I martiri esistono anche nel giornalismo e visto il mito a cui si ispira CasaPound non dovrebbe mai fare a meno di ricordarlo”.

Ai paragrafi invece della testata “a destra” Il Primato Nazionale, diretta da Adriano Scianca, è affidata una contestazione puntuale di questo legame tra Casapound e Spada basata su due ordini di obiezioni. Da un punto di vista ascrivibile alla categoria del logico-discorsivo l’autore Davide Romano ironizza sullo strumento mediante il quale alcuni giornalisti e opinionisti hanno strutturato la tesi della vicinanza tra forza politica e clan: “da quando gli accordi “segreti” tra politica e mafia si fanno attraverso i post di Facebook?”, e prosegue poi domandandosi: “Nel 2013 esponenti della famiglia Spada dichiararono di votare per i 5 Stelle, perché allora non si parlò di “sodalizio elettorale”?”. Poi, spostandosi nell’ambito strettamente numerico del dato elettorale, pone a raffronto il numero di abitanti del X Municipio, ovvero quella Ostia di 250.000 abitanti, con la zona a più diretto contatto con l’influenza degli Spada, Nuova Ostia, circa 10.000 residenti, sottolineando come il successo di Casapound, a suo modo di vedere, non sia sorto da contatti particolari ma dall’appeal della forza politica sul territorio: “può una zona che rappresenta meno di un ventesimo del totale degli abitanti di un municipio aver determinato un’elezione? Molto difficile”.

Fonti:  AnsaHuffington Post, Democratica, Il Foglio, Il Primato NazionaleRai NewsIl Messaggero

Photo Credit / ©Bats, N. /  

 
 

Licenza Creative Commons