Catturati gli evasi di Favignana. Dopo 5 giorni stavano per lasciare l’isola

MARCO FLAVIO LAPICCIRELLA 

Circa cinque giorni di macchia, ora più ora meno, per i tre fuggiaschi scappati dal carcere di Favignana nella notte tra venerdì e sabato scorso. Sono stati infatti rintracciati e fermati nella nottata tra mercoledì e giovedì 2 novembre i tre uomini, l’ergastolano 36enne Adriano Avolese, condannato per omicidio insieme al padre e al fratello, il 41enne Giuseppe Scardino, condannato a 15 anni per una serie di rapine e il tentato omicidio di un poliziotto, e il 37enne Massimo Mangione, complice dello Scardino, condannato a 12 anni e 8 mesi per rapine e il ferimento di una donna durante una delle fughe dalle forze dell’ordine.

Il gruppo, individuato grazie alle procedure di ricerca congiunte del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e dei carabinieri di Favignana e Trapani, si trovava ancora sull’isola, la principale delle isole Egadi, posta a circa 7 km dalla costa trapanese, estremità nord-occidentale della Sicilia. Diversi giorni quindi trascorsi su una meravigliosa lingua di terra insulare, una meta turistica rinomata che però, con la sua estensione di 19,8 km quadrati costantemente pattugliata dagli agenti, deve essere sembrata al terzetto un luogo ristretto, pericoloso e irto insidie, dal quale allontanarsi una volta si fossero calmate le acque. E infatti è proprio in prossimità di un’area portuale che i galeotti sono stati scovati, colti nel frangente in cui tentavano di impadronirsi di un’imbarcazione per solcare il braccio di mare che separa Favignana dalla Sicilia sfruttando il favore delle tenebre.

I quattro agenti dell’arma dei carabinieri meritevoli dell’avvistamento hanno quindi proceduto con l’arresto ma uno dei tre, Massimo Mangione, è riuscito a fuggire di nuovo lanciandosi tra i flutti a ridosso del molo. Un ultimo, estremo tentativo di scampare alla legge e alle proprie responsabilità che si è poi strutturato nel riguadagnare la riva poco lontano e nel nascondersi nuovamente nei meandri dell’isola. Rintracciato grazie alle tracce lasciate dagli indumenti bagnati la sua fuga a piedi non è durata a lungo e, insieme ai due compagni, è stato caricato su una motovedetta e tratto nella caserma del comando dei carabinieri di Trapani. 

Un lieto epilogo per quell ache era iniziata, nelle prime ore del sabato, come un’autentica evasione da prison movie. Avolese, Scardino e Mangione avevano infatti, poco dopo l’ultima conta, segato le sbarre che li tenevano in cella, s’erano portati sul tetto e da lì s’erano spostati sul muro di cinta, ultimo ostacolo verso un’immeritata libertà che si erano guadagnati calandosi con delle lenzuola intrecciate sino a formare delle funi.

A ridosso dell’evento Lillo Navarra, segretario nazionale per la Sicilia del Sappe, sindacato autonomo Polizia penitenziaria, aveva affidato il proprio sfogo agli organi di stampa. «Il sistema carcerario non regge più, è farraginoso, come testimoniano le costanti e continue evasioni. Ora bisogna catturare i fuggitivi, ma la sicurezza interna delle carceri è stata demolita da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, così come dal non aver a disposizione sentinelle di Polizia penitenziaria a guardia delle mura di cinta degli istituti carcerari».

Fonti:  AnsaLa StampaAnsaLa Presse

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