Ergastolo al torturatore di migranti. Osman Matammud riconosciuto responsabile di omicidi, sequestri e stupri

MARCO FLAVIO LAPICCIRELLA

Si è conclusa martedì 10 ottobre la prima grande battaglia per la giustizia delle vittime di Osman Matammud, riconosciuto a Milano come il sadico assassino e torturatore del campo di raccolta migranti di Bani Walid in Libia, a circa 150 km dalla capitale Tripoli. Ergastolo e isolamento diurno per tre anni: così ha stabilito la Corte d’Assise presieduta da Giovanna Ichino, dopo 5 ore di camera di consiglio, al termine delle quali ha ritenuto di avere elementi sufficienti per definire l’imputato colpevole dei reati ascrittigli, ovvero omicidio plurimo, sequestro a scopo di estorsione nei confronti di centinaia di persone e violenza sessuale su decine di ragazze.

Matammud, somalo, 22 anni, noto con il nome di Ismail, era stato indicato dalla decina di connazionali che lo hanno accusato come il responsabile del campo della città di Bani Walid, struttura di raccolta migranti non riconosciuta dal governo libico da tempo teatro di ogni indicibile orrore. Il racconto delle vittime, sotto forma di deposizioni, testimonianze in aula e dichiarazioni agli organi di stampa, fa accapponare la pelle.

«Non sono somalo, non sono musulmano. Sono il vostro capo», queste le parole con cui quel giovane uomo che si faceva da tutti chiamare Ismail accoglieva i nuovi migranti all’interno del campo illegale, aprendo loro le porte, dopo la già terribile traversata delle ardenti sabbie sahariane, di un autentico inferno in terra.

 «Ismail mi legava e mi sottoponeva a scariche elettriche finché non perdevo i sensi. Se ne aveva voglia cominciava a picchiarmi finché non era stanco. Oltre a me vi venivano portati altri individui, e ne uscivano sempre pieni di terra, polvere, sangue e lacrime – così un testimone nel suo drammatico resoconto processuale su quella che veniva chiamata “camera delle torture”– Il trattamento era diverso a seconda del genere: gli uomini venivano torturati, le donne invece stuprate».

«La prima notte è entrato nello stanzone, mi ha afferrato e mi ha strappato di dosso i vestiti davanti a tutti. Mi ha penetrato. Sono svenuta, ma quando mi sono ripresa c’era sangue dappertutto. Sono stata stuprata molte volte da lui, ogni notte – ha raccontato una minorenne agli inquirenti italiani, come riportato, tra le varie testate, anche dal Telegraph.

Un’altra adolescente, nel rievocare il proprio orrore, ha dichiarato: «La mia famiglia stava lottando per raccogliere il denaro extra e pagare, e lui mi ha detto “Mi prenderò cura di te questa notte”, e da quella notte ho sofferto terribilmente».

Ricordi che, accumulandosi e raccogliendosi nel fascicolo di 40 pagine sul caso, hanno portato alla luce il baratro in cui decine, centinaia di persone sono precipitate in quel campo di raccolta in Libia, mosse dal desiderio di compiere la traversata in barcone del Mediterraneo per una somma di circa 7500 Euro, cifra che, moltiplicata per il totale dei migranti, andava a foraggiare l’organizzazione criminale che gestiva la struttura.

Anche Osman Matammud ha compiuto quel viaggio irto di insidie e, proprio in Italia, nell’hub milanese di Via Sammartini che ha ospitato i migranti, è stato riconosciuto nel gennaio di quest’anno e segnalato alle autorità italiane che, intervenute sul posto, evitandone il linciaggio hanno fatto partire le indagini.

A distanza di 9 mesi la condanna in Corte d’Assise: ergastolo e isolamento diurno per tre anni. Le parole in propria difesa sono state: «Non c’entro niente. Sono un migrante anche io. È tutto frutto di una faida tra gruppi somali».

Fonti:  AnsaTelegraphRepubblicaThe Times

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