Juncker al Parlamento europeo: «L’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo»

MARCO FLAVIO LAPICCIRELLA

Parole di elogio, chiare e dirette, quelle del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker innanzi alla plenaria del Parlamento europeo, riunitosi in occasione del discorso annuale sullo stato dell’Unione.

« Non posso parlare di immigrazione senza pagare un forte tributo all’Italia per la sua opera instancabile e nobile – ha detto durante l’intervento - Continueremo ad offrire un forte supporto operativo ed economico in sostegno all’Italia. Perché l’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo».

Un riconoscimento al nostro Paese che Juncker ha rivolto all’interno di una disamina complessiva dell’andamento dell’Unione Europea.

«In primo luogo, dobbiamo mantenere il corso impostato l’anno scorso. Abbiamo di fronte 16 mesi nei quali progressi effettivi possono essere realizzati dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione. Dobbiamo utilizzare questo tempo per concludere quanto iniziato a Bratislava e tenerci fedeli alla nostra agenda virtuosa – ha esortato il presidente della CE, riferendosi alla Dichiarazione firmata nella capitale slovacca che aveva tra i propri obiettivi riuscire a riottenere il pieno controllo dei confini esterni dell’Unione, garantire la sicurezza interna e combattere il terrorismo, aumentare la cooperazione tra i paesi dell’Unione nel campo della difesa e potenziare il mercato unico.

«In secondo luogo, dobbiamo tracciare la direzione per il futuro. Come ha scritto Mark Twain, negli anni che verranno saremo più delusi per le cose che non abbiamo fatto rispetto a quanto lo saremo per quelle che abbiamo fatto. Questo è il momento di costruire un’Europa più unita, più forte e più democratica per il 2025».

Entrando poi nel merito della scottante tematica dell’immigrazione, Juncker ha voluto tirare le somme sulla situazione offrendo i dati relativi. 

«Stiamo proteggendo i confini dell’Europa in maniera più efficace. Più di 1700 agenti della nuova “European Border and Coast Guard” stanno aiutando le 100.000 unità di pattuglia degli Stati Membri in luoghi quali Grecia, Italia, Bulgaria e Spagna. Abbiamo confini comuni ma gli Stati Membri che per motivi geografici si trovano in prima linea non possono essere lasciati da soli a difenderli. Confini comuni e protezione comune devono procedere di pari passo – e ancora, nel passo subito seguente - Siamo riusciti a tamponare i flussi di migranti, che erano motivo di agitazione per molti. Abbiamo ridotto gli arrivi irregolari nel Mediterraneo orientale del 97% grazie ai nostri accordi con la Turchia. E questa estate siamo riusciti ad avere un maggior controllo sulla rotta del Mediterraneo centrale, con arrivi in agosto scesi dell’81% rispetto alla stima dello stesso mese dello scorso anno».

Con una nota di rammarico, ha poi proseguito - Nel fare questo abbiamo drasticamente ridotto il numero di vittime nel Mediterraneo. Ciononostante tragicamente circa 2.500 persone vi hanno trovato la morte. Non accetterò mai che persone siano lasciate morire in mare».

Ed ecco, quindi, l’esplicito riferimento di Jean-Claude Juncker al nostro Paese. 

«Non posso parlare di immigrazione senza pagare un forte tributo all’Italia per la sua opera instancabile e nobile. Quest’estate la Commissione ha lavorato fianco a fianco al Primo Ministro Paolo Gentiloni e al suo governo per migliorare la situazione, in particolare addestrando la Guardia Costiera libica. Continueremo ad offrire un forte supporto operativo ed economico in sostegno all’Italia. Perché l’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo».

Allargando la prospettiva, il presidente della Commissione europea ha prima indicato alcune immediate priorità per quanto riguarda il fenomeno migratorio nel Mediterraneo, e poi ha proseguito arrivando a toccare l’elevato piano degli intimi valori fondativi dell’identità europea.

«Dobbiamo inoltre urgentemente migliorare le condizioni di vita dei migranti in Libia. Sono rimasto inorridito dalle disumane condizioni cui sono sottoposti nei centri di detenzione o di accoglienza. L’Europa ha una responsabilità collettiva, e la Commissione lavorerà insieme alle Nazioni Unite per porre fine a questa situazione scandalosa che si può lasciar perdurare – e quindi, sull’identità europea -anche se mi rattrista vedere che la solidarietà non è un sentimento ancora ugualmente condiviso da tutti gli Stati Membri, l’Europa nel suo insieme ha continuato a mostrarsi solidale. Solo l’anno scorso i nostri Stati Membri hanno ricollocato o garantito asilo ad oltre 720.000 rifugiati, tre volte quanto fatto da Stati Uniti, Canada e Australia insieme. L’Europa, contrariamente a quanto alcuni dicono, non è una fortezza, e mai dovrà diventarlo. L’Europa è e deve rimanere il continente della solidarietà, in cui coloro che fuggono dalle persecuzioni possono trovare rifugio».

Dati, quindi, che si basano sulla cruciale (e da non tutti gli esperti di fenomeni migratori apprezzata) distinzione tra rifugiato e migrante economico. Di fondo, una distinzione incentrata sulla push/pull theory elaborata dallo studioso ungherese Egon Kunz negli anni ’70: una parte di chi lascia la propria terra d’origine lo fa perché spinto (pushed) da condizioni interne al Paese di provenienza tali da rendere impossibile il dignitoso praticarsi della vita personale, familiare e pubblica; un’altra parte lo fa perché attratta (pulled) da prospettive di miglioramento della propria posizione economica e sociale. Agli appartenenti al primo gruppo le chance di gran lunga maggiori di ottenere lo status di rifugiato dopo aver presentato domanda d’asilo, condizione quella dell’asilo che, sulla base dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951, dovrebbe essere concessa “a chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”.

Per quanto riguarda il 2016, la stima di 720.000 migranti ricollocati od ospitati come rifugiati si pone a fronte di una domanda complessiva effettuata da 1.204.000 richiedenti, secondo le suddivisioni di nazionalità e il trend quantitativo mostrati in tabella.

Volendo poi cogliere lo spunto al confronto presente nel passaggio sull’immigrazione e l’accoglienza del discorso di Juncker, è interessante rilevare che il numero di rifugiati accolti negli Stati Uniti nel 2016 è pari a circa 85.000 (tabella seguente elaborata da Statista), quello in Canada a 46.700, e quello in Australia risulta corrispondere a 34.193, per un totale che si attesta attorno ai 166.000 individui. 

Fonti: Europan Commission, Il PostAnsaStatistaCTV newsThe Refugee councilLeniusIl Post

Photo Credit / ©European People's Party / Wikimedia Commons  (CC BY 2.0) 

 
 

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