Lombardia: dopo 26 anni il boss ‘ndranghetista torna in libertà.

Valentina Omiccioli | 9 maggio

Nato a Platì nell’ottobre 1950, Rocco Papalia era diventato il boss dei boss della ’ndrangheta al Nord. Il padrino che, insieme ai fratelli Antonio e Domenico, ha comandato per oltre vent’anni le attività dell’organizzazione in Lombardia. Negli anni ‘90, a Buccinasco, ha ordinato sequestri di persona e gestito traffici di ogni genere, costruendo l’impero della ‘ndrangheta nell’Italia settentrionale.

Nginu Rocco, così denominato, a 66 anni è tornato a casa. Arrestato nel 1991, dopo ventisei anni di detenzione rivede la sua famiglia.

Rocco era il solo tra i fratelli Papalia a poter sperare di uscire dal carcere, poiché Domenico e Antonio sono condannati all’ergastolo. Nginu avrebbe potuto beneficiare dei permessi-premio già tre anni fa, quando tuttavia gli fu notificata in carcere un’accusa per omicidio volontario che ne prolungò la detenzione.

Negli anni ‘90 la ‘ndrina Barbaro-Papalia governava il territorio lombardo. Erano anni sanguinari, di sequestri di persona e traffico di droga, reati per cui Rocco Papalia è stato arrestato e condannato a trent’anni. Tra questi, l’omicidio del nomade De Rosa nel 1976 era diventato un “cold case” per gli inquirenti lombardi. Ma, nel 2014, quando Nginu avrebbe dovuto usufruire dei primi permessi, arrivò una misura cautelare a suo carico proprio per quell’omicidio. Fu un‘intercettazione a far riaprire il caso. Erano Agostino Catanzariti e Michelle Grillo, nel 2012, a parlarsi in auto mentre passavano nei pressi del campo nomadi di Trezzano sul Naviglio. Dalle loro parole emersero chiaramente le responsabilità di Papalia nell’assassinio di De Rosa, appartenente a un clan rivale.

Secondo gli investigatori, l’omicidio si sarebbe consumato nel parcheggio della discoteca Skylab dopo che il nomade aveva ripetutamente importunato una donna vicina a Papalia. In verità, l’assassinio non era altro che il mezzo per ribadire la supremazia del proprio clan sull’intero hinterland milanese, in cui gli “zingari” erano diventati troppo scomodi già a partire dai primi anni ‘70. Tale omicidio, secondo gli inquirenti, ha segnato l’ascesa degli uomini di Platì a Milano.

Ma Rocco Papalia non è stato condannato all’ergastolo, perché grazie ai benefici previsti dall’ordinamento penitenziario il 6 maggio è tornato in libertà. Il sindaco di Buccinasco, Giambattista Maiorano, ha protestato, nonostante il provvedimento di scarcerazione rispetti pedissequamente le norme procedurali.

Fonte: Repubblica

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