Terrorismo e social media. La sfida digitale dello Stato Islamico.

Gianluca Chiusano | 7 maggio

L’Internet Referral Unit dell’Europol, tra il 25 e il 26 aprile, ha condotto un’operazione volta a contrastare il terrorismo online. Sono state rilevate più di 2000 voci connesse allo Stato Islamico, giudicate “illegali e pericolose”, tradotte in sei lingue diverse su 52 piattaforme social.

Dall’indagine è emerso che gli jihadisti ambiscono a creare un proprio social network. In questo modo - spiega Rob Wainwright, capo dell’Europol - i terroristi intendono coltivare il proprio appezzamento digitale.

Si tratterebbe di una risposta dello Stato Islamico e delle altre organizzazioni terroristiche alla pressione esercitata dai governi europei sulle grandi compagnie, come Facebook e Google, per oscurare i siti riconducibili agli jihadisti.

Dopo l’attentato al ponte Westminster a Londra, Amber Rudd, segretaria di Stato degli Affari Interni, ha incontrato i dirigenti delle grandi compagnie tecnologiche. Lo scopo del summit era incentivare l’attività di contrasto alla radicalizzazione online. Tuttavia il Web è talmente vasto da poter facilmente sopperire all’interruzione dei servizi dei grandi brand. Daesh, infatti, ha cercato il sostegno di altri fornitori digitali per poter continuare la propria propaganda.

Il governo britannico ha inoltre avvertito che Al Qaeda e National Action in Britain stanno adottando le stesse tattiche dello Stato Islamico. In particolare - ha dichiarato Joanna Shields, Ministro degli Interni -  il gruppo Hayat Tahrir al Sham, affiliato ad Al Qaeda, nelle scorse settimane ha lanciato al-Ebaa, un social che permette ai sostenitori di poter comunicare e postare video.

Non è la prima volta che gli jihadisti si ingegnano per la propria propaganda. Oltre alle più diffuse piattaforme digitali, come Telegram, nel 2015 un sostenitore iracheno di Daesh ha creato un social network jihadista: Khelafabook.

Sviluppato sulla piattaforma Social Kit, sullo sfondo dell’homepage appariva un globo disseminato di bandiere nere. Usato per mettere in contatto tutti i simpatizzanti dello Stato Islamico, appena scoperto è stato immediatamente bloccato.

 

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