Giornata mondiale per la libertà di stampa. L’ONU invita i governi al rispetto dei media.

Beatrice Guzzardi | 3 maggio

"Nella giornata mondiale della libertà di stampa, il mondo riconosce l’importanza che la libertà mediatica ricopre nella società contemporanea. Ogni giorno coloro che intraprendono la carriera giornalistica sono soggetti a censura, criminalizzazione e abusi fino alla violenza fisica che a volte culmina addirittura nell’omicidio. I governi devono agire per assicurare la libertà di stampa, il rilascio dei giornalisti in stato di detenzione e per contrastare la pubblica demonizzazione dei media."

Questa è la prima parte del comunicato di David Kaye, incaricato dello UN Human Rights Council per tutela la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti.

Il documento prosegue sottolineando che sono i giornalisti a doversi impegnare per guadagnarsi la fiducia dei lettori e conquistarne così l’appoggio nei momenti più delicati della loro carriera. In alcuni paesi, tuttavia, i media cercano finanziamenti alla propria attività nella cessione di spazi pubblicitari a terzi, così come ricorrono alla spettacolarizzazione di particolari notizie per attirare l’attenzione del pubblico e accrescere la propria popolarità. Tali strategie comportano rischi non sempre calcolabili: l’attribuzione di determinate etichette da parte della critica o dei benpensanti che spesso affollano i salotti televisivi ne è un esempio.  

In determinati contesti, soprattutto se caratterizzati da governi di stampo autoritario, la libertà mediatica è parzialmente o totalmente soppressa, costringendo coloro che non vogliono ricoprire l’avvilente ruolo di contenitori di notizie di regime a sprecare tempo e energie nella ricerca di fonti attendibili, combattendo quotidianamente con la repressione governativa.

Inoltre, secondo Kaye, il ruolo del giornalismo come gatekeeper dei governi si fa sempre più arduo, soprattutto nell’attuale era digitale. Secondo il funzionario dell’ONU è importante volgere l’attenzione nei confronti dei leader politici che ostacolano la professione giornalistica e il diritto di ogni individuo di ricevere informazioni imparziali con le quali maturare liberamente idee e convinzioni, anche se contrastanti i “pensieri forti” o tipicamente filogovernativi.

L’ONU si impegna pertanto nella tutela del giornalismo, soprattutto quello indipendente classicamente rappresentante la voce fuori dal coro in ambito nazionale. Kaye chiede quindi ufficialmente il rilascio dei reporter attualmente detenuti e l’abrogazione delle leggi che ledono la libertà di espressione. I governi dovrebbero inoltre garantire ai giornalisti il sereno svolgimento del proprio lavoro, assicurandone la tutela qualora diventino il bersaglio di gruppi politici sostanzialmente reazionari, quando non propriamente violenti. Tutto ciò - conclude Kayne - presuppone tuttavia la repressione della censura politica, contrastante qualsiasi forma di libertà di pensiero, di parola e di azione.

Fonte: United Nations

Photo Credit / ©Lars Plougmann / Flickr.com (CC BY-SA 2.0)

 

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