Criminalità “transnazionale”: il “digital crime”di stampo mafioso.

Valentina Omiccioli | 14 Aprile

L’ultimo Rapporto Socta, redatto dall’Europol, rileva come la criminalità organizzata utilizzi le nuove tecnologie per le proprie attività illecite. Difatti, le consorterie mafiose adottano metodologie informatiche per riciclaggio di denaro, per criptare file delle potenziali vittime a fini estorsivi  o, ancora, investe in nuove tecnologie come i “droni” attraverso cui tenta di aggirare i controlli doganali durante i traffici di droga o di esseri umani.

Tuttavia la criminalità organizzata non utilizza la tecnologia solo per le attività illecite, ma bensì anche come “habitat” digitale di comunicazione, poiché i sodali mafiosi percepiscono sempre più una maggiore possibilità di non essere individuati. Dunque, un vero e proprio salto di qualità del crimine organizzato, il quale da una visione “rurale” passa ad una “tecnologica” e “digitale”. Si potrebbe affermare che non esiste più una netta differenza tra criminalità organizzata tradizionale e criminalità informatica, dal momento che le tecnologie vengono utilizzate  per qualsiasi condotta tipica mafiosa. Condotte ormai divenute “transnazionali”, poichè la “rete” virtuale pone a contatto di gomito i diversi attori sociali del crimine organizzato di tutto il globo.

La transnazionalità del crimine organizzato comporta sia una rivisitazione delle norme penali e processuali, redatte fino ad oggi nel contrasto ai delitti informatici, sia un’armonizzazione delle legislazioni in ambito Europeo ed internazionale. Esigenze già evidenziate con la nota “Convenzione di Budapest” del 2001. Tale Convenzione rappresenta il primo accordo internazionale sui crimini informatici, stimandoli come veri e reali “reati”. Ad esempio, dall’accesso illegale ad un sistema informatico, falsificazione informatica, frode informatica, fino alla pornografia infantile. In Italia la Convenzione di Budapest è stata ratificata con la legge 48/2008, mediante cui sono state istituite norme per quanto attiene il sequestro, la perquisizione e le ispezioni informatiche. Si pensi che, oggi, le prime indagini e perquisizioni, per qualunque forma di reato,  sono rivolte a diversi dispositivi elettronici, come cellulari o personal computer.

Tuttavia, le norme internazionali non bastano nella lotta al crimine organizzato divenuto “digitale”. Vi è sempre più la necessità di una continua collaborazione tra le forze dell’ordine e gli organi inquirenti dei diversi paesi, soprattutto mediante scambi rapidi di informazioni.

Ancor di più, bisognerebbe fare una rivisitazione delle strategie da adottare per contrastare efficacemente i gruppi criminali mafiosi, divenuti transnazionali.

Fonte: Key4biz

Photo Credit / ©Marcie Casas / Flickr.com (CC BY 2.0)

 
 

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