‘Ndrangheta. Figlia del boss Logiudice suicida a 25 anni: il peso di un cognome.

Valentina Omiccioli | 5 Aprile

Domenica 2 aprile Maria Rita Logiudice, venticinque anni, si è tolta la vita lanciandosi dal secondo piano della sua abitazione.

“Il cognome le pesava - riferiscono gli amici della ragazza ai carabinieri - e soffriva per la propria situazione familiare”.

Maria Rita era figlia di Giovanni Logiudice, attualmente in carcere poiché ritenuto uno dei leader dell’omonima cosca 'ndranghetista. Lo zio Nino è un collaboratore di giustizia, spesso interrogato dagli inquirenti sui rapporti tra mafia, massoneria e istituzioni. Negli anni Novanta, inoltre, la famiglia Logiudice conobbe da vicino la cosiddetta “lupara bianca”. Nel 1994 infatti, la moglie di Pietro Logiudice, Angela Costantino, venne uccisa dai parenti per aver tradito il marito detenuto nel carcere di Palmi.

A Reggio Calabria, Logiudice è tuttora sinonimo di estorsioni, usura, omicidi e donne misteriosamente sparite come la zia di Maria Rita, Barbara Corvi, di cui non si hanno più notizie dal 2009.

Maria Rita ha avuto il coraggio di uscire dall’ambiente malavitoso dedicandosi, come molti dei suoi coetanei, agli studi universitari. Nel 2016 si è laureata in Economia a pieni voti. Secondo quanto affermato da alcuni amici, tuttavia, Maria Rita avvertiva il peso del proprio cognome anche in ambito universitario. Nonostante ciò, aveva deciso di proseguire gli studi iscrivendosi al corso di laurea magistrale, viaggiando da Francoforte a Bruxelles. Tuttavia, la ragazza continuava a vivere all’ombra del suo cognome, sentendosi probabilmente “etichettata” da una realtà in cui era cresciuta, ma che non condivideva.

L’indagine del procuratore De Raho rischia pertanto di trasformarsi nell'ennesima storia di donne oppresse da un contesto, quello mafioso, da cui non riescono a emanciparsi.

“Se non siamo capaci di interagire con chi cerca un futuro alternativo alla ‘ndrangheta – ha affermato De Raho – abbiamo perso tutti quanti. Se diciamo ai ragazzi di cambiare vita, ma poi non siamo in grado di sostenerli, il cambiamento che tutti auspichiamo non arriverà mai”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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