Sventato attentato terroristico a Venezia: nel mirino il ponte di Rialto.

Beatrice Guzzardi

 

Nella notte del 30 marzo sono stati arrestati tre ragazzi originari del Kosovo che stavano progettando un attacco suicida sul ponte di Rialto.

Come riporta La Nuova Venezia, i fermati sono Fisnik Bekaj, Dale Haziraj e Arjan Babaj, rispettivamente di 24, 25 e 27 anni. Muniti di regolare permesso di soggiorno, lavoravano presso alcune attività commerciali della città lagunare. Insieme a loro, è stato arrestato anche un connazionale minorenne. Sotto sorveglianza dal 2016, si erano rivelati sostenitori della causa jihadista, palesando ad esempio il proprio apprezzamento per i recenti fatti di Londra.

Il blitz è scattato dopo che le forze dell'ordine avevano intercettato una conversazione in cui i sospetti rivelavano chiaramente di voler colpire il ponte di Rialto a Venezia. La bomba avrebbe causato centinaia di morti e assicurato loro la gloria eterna.

Secondo il magistrato Adelchi D’Ippolito i fermati si stavano addestrando, anche tramite il supporto di numerosi video, al combattimento con armi da taglio. La medesima tecnica adottata lo scorso 22 marzo dal londinese Masood per seminare il panico a Westminster.

Il ricorso ad armi bianche è d'altra parte considerato uno dei principali modus operandi propagandato dai miliziani dell'ISIS per condurre un attacco. Dal 2014 ad oggi, sono infatti numerosi gli articoli apparsi su Rumiyah e Dabiq, le riviste ufficiali dello Stato Islamico interamente consultabili on-line, che esortano e istruiscono potenziali attentatori ad utilizzare armi da taglio di vario genere.


 
COPERTINA DEL NUMERO DUE DI RUMIYAH, PERIODICO DELL'ISIS INTERAMENTE CONSULTABILE ON-LINE IN LINGUA INGLESE
 

L’operazione che ha portato alla cattura dei sospetti è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia in collaborazione con Carabinieri, Digos, Nocs e Gis. Dodici gli stabili perquisiti tra Venezia, Mestre e Treviso. Tra questi, un locale adibito a moschea nel centro storico del capoluogo veneto, poco distante dal teatro La Fenice.

Secondo il magistrato la cellula jihadista non avrebbe tuttavia potuto colpire, poiché attentamente monitorata dagli uomini della Digos. Nei mesi scorsi, gli investigatori erano infatti riusciti a ricostruirne la rete di relazioni e il processo di radicalizzazione dei componenti.

Le indagini erano iniziate subito dopo l’arrivo a Venezia di uno dei tre fermati, Arjan Babaj, reduce dai combattimenti in Siria.

A far scattare il blitz non sarebbero stati solamente i dati trapelati dalle intercettazioni, ma anche l'avvicinarsi delle festività pasquali. Periodi in cui, secondo gli inquirenti, il rischio di attentati jihadisti è più elevato del solito.

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