Filippine: Marawi nella morsa di Daesh

da Beatrice Guzzardi

Beatrice Guzzardi | 27 giugno

Lo Stato Islamico ha occupato l’intera area meridionale della città filippina di Marawi, prendendo in ostaggio numerosi civili. Mentre gli uomini sono costretti a combattere contro le forze di sicurezza, le donne sono obbligate a prostituirsi tra i miliziani e a consegnare loro tutto ciò che hanno.

I pochi civili riusciti a fuggire hanno raccontato che alcuni di loro sono stati costretti a convertirsi all'Islam, a portare i miliziani feriti nelle moschee e a sposare gli jihadisti appartenenti al gruppo terroristico Maute, satellite di Daesh. L’intera zona, costantemente bombardata dall’aviazione di Manila, è inoltre costellata di cadaveri, alcuni in avanzato stato di decomposizione. Le condizioni igienico sanitarie sono pertanto molto gravi, esponendo i residenti a elevati rischi di epidemie.

Sebbene la notizia non sia stata confermata dalle autorità, il sud di Marawi sarebbe caduto nelle mani dello Stato Islamico agli inizi dello scorso maggio. L’impiego di fucili e lanciarazzi costituirebbe la causa principale della mancata riconquista dell’area da parte dei militari schierati dal presidente Duterte. Fonti vicine al governo filippino descrivono un leader preoccupato dei possibili sviluppi dell’azione in corso.

Nelle regioni meridionali del paese, infatti, gli episodi di banditismo e pirateria sono sempre più frequenti, così come i casi di conversione - forzata o volontaria - ai dogmi islamici radicali. Episodi, quest’ultimi, che assumono una valenza particolare soprattutto in un paese a maggioranza cattolica come le Filippine.

Con il passare dei giorni aumentano le probabilità che la battaglia di Marawi rappresenti solo l’inizio di un periodo di forte destabilizzazione politico-sociale del paese. Essendo il numero dei foreign fighters aumentato esponenzialmente nell’ultimo anno, le Filippine potrebbero pertanto trasformarsi in una succursale jihadista nel sudest asiatico.

Fonti: Reuters

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