Filippine, fuoco amico sui soldati: 10 morti

Daniele Genick | 1 giugno

Isola di Mindanao – Mercoledì 31 maggio dieci soldati filippini sono morti sotto le bombe sganciate da due caccia SF-260 dell’aviazione nella città a maggioranza musulmana di Marawi, nella parte settentrionale dell’isola in cui, al contrario, prevale il cattolicesimo.

È proprio l’elemento religioso il casus belli degli scontri che da settimane stanno insanguinando la zona meridionale dell’arcipelago filippino. Il gruppo terroristico Maute, affiliato a Daesh e guidato da Isnilon Hapilon (miliziano su cui CIA e FBI hanno messo una taglia di cinque milioni di dollari, ndr), è assediato nella parte sud-orientale di Marawi da diversi giorni.

Solo parzialmente efficaci, fino a oggi, i tentativi dell’esercito filippino di liberare la città, in cui sono tuttora prigionieri dei ribelli circa 2000 residenti che versano in precarie condizioni, essendo rimasti a corto di cibo e acqua. I miliziani di Maute infatti, a partire da domenica 22 maggio, sono penetrati nella periferia di Marawi riuscendo in poco tempo a conquistarne i quartieri centrali, i cui edifici sono ormai ridotti a cumuli di macerie.

Se da una parte gli stessi guerriglieri hanno provveduto a saccheggiare, incendiare e distruggere tutto ciò che incontravano sulla loro strada, dall’altra l’aviazione filippina, su ordine del presidente Duterte, ha iniziato a bombardare i principali obiettivi ribelli all’interno della città. Inevitabili, tuttavia, gli effetti collaterali: la morte dei dieci soldati ne è un esempio.

In un’affollata conferenza stampa il Ministro della Difesa, Delfin Lorenzana, ha espresso il cordoglio dell’intero governo per l’incidente, pur sostenendo che il ricorso all’aviazione è finalizzato a impedire che i miliziani jihadisti mantengano il controllo della città.

È stato infatti lo stesso presidente Duterte a ordinare i bombardamenti aerei per evitare che l’isola di Mindanao diventi il principale rifugio per gli islamisti dell’intero sud-est asiatico.

D’altra parte, la recente diffusione del video in cui il comandante del gruppo Maute, Isnilon Hapilon, giura fedeltà a Daesh ha messo in allarme il governo filippino il quale, nonostante la momentanea sospensione dei bombardamenti, continuerà a contrastare il dilagante estremismo islamico nel paese.

La liberazione dei cittadini di Marawi rimasti in ostaggio dei terroristi e la cattura del capo di quest’ultimi costituiscono, pertanto, i principali obiettivi che l’amministrazione di Manila intende raggiungere nei prossimi giorni.

fonti: Ansa, BBCReutersRepubblica

Photo Credit / ©Magharebia / Flickr.com (CC BY 2.0)

 
 

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