Filippine: la città di Marawi è nelle mani degli jihadisti

Gianluca Chiusano | 1 giugno

Le forze di sicurezza hanno imposto il coprifuoco notturno e aumentato la loro presenza a Iligan, città della provincia di Lanao del Sur, sull’isola di Mindanao. Le autorità temono che gli jihadisti possano infiltrarsi in città.

Più del 90% dei 200.000 abitanti di Marawi, capitale di Lanao del Sur, è scappato dopo una settimana di scontri e bombardamenti aerei. Alcuni di loro si sono rifugiati presso Iligan, a quasi 40 chilometri a nord, dove le autorità hanno imposto il coprifuoco dalle 22 alle 4. Tuttavia, più di 2.000 persone sono rimaste intrappolate nell’area controllata dai terroristi, senza acqua né cibo.

Il coprifuoco - spiega il Colonnello Alex Aduca, capo del quarto Battaglione della Fanteria Meccanizzata - serve come azione di contenimento, volta a evitare che gli jihadisti possano penetrare in città, mettendo a repentaglio la sicurezza della popolazione.

I miliziani di Maute hanno assediato Marawi martedì 30 maggio. Secondo fonti di Intelligence, le forze di sicurezza erano impegnate in un’operazione per catturare Isnilion Hapilon, leader del gruppo terroristico affiliato a Daesh nel sud-est asiatico. Tuttavia, il raid è fallito e i guerriglieri hanno attaccato le scuole, la cattedrale e l’ospedale compiendo un vero e proprio massacro.

Il presidente Duterte ha promulgato la legge marziale per sessanta giorni in tutta la regione di Mindanao, permettendo ai militari di poter arrestare e trattenere i sospetti per lunghi periodi di tempo senza mandato d’arresto. Inoltre - precisa il Guardian - Duterte li proteggerà nel caso commettessero abusi, compreso lo stupro, scatenando le proteste degli attivisti per i diritti civili.

Secondo fonti ufficiali, fino a oggi hanno perso la vita 24 civili, 61 jihadisti e 20 soldati.  

Chi sono i militanti di Maute

Il gruppo terroristico Maute, noto come lo “Stato Islamico nel Lanao”, è stato fondato dai fratelli Abudallah e Omar Maute con alcuni foreign fighters appartenenti alla cellula Moro. Nell’aprile 2015 ha stretto alleanza con lo Stato islamico e Ansar Al Khilaf (AKP), altro gruppo terroristico operante nelle Filippine.

Isnilion Totoni Hapilon, invece, era uno dei leader dei miliziani di Abu Sayyaf. Con una lunga serie di crimini alle spalle, tra cui sequestro di persona e omicidio, nel 2014 ha diffuso un video in cui giurava fedeltà allo Stato Islamico. Secondo le forze di polizia filippine, l’ex leader di Abu Sayyaf ha da poco aderito a Maute, prendendone il comando. È ricercato dall’FBI che ha fissato una taglia di cinque milioni di dollari per la sua cattura.

fonti: FBI, The Guardian, Al JazeeraTracking Terrorism

Photo Credit / ©Micketymoc  / Flickr.com (CC BY 2.0)

 
 

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