Manila: attacco al resort, 36 le vittime

Di Daniele Genick | 3 giugnO

Giovedì 1 giugno. Intorno alle 01.30 (19.30 in Italia, ndr) un uomo armato di fucile ha  fatto irruzione nel Resort World Manila di Newport City, periferia della capitale nei pressi del Ninoy Aquino International Airport.

Dopo aver messo in fuga gli addetti della sicurezza l’uomo, completamente vestito di nero, raggiunge il casinò della struttura - nella quale sono presenti ristoranti, discoteche e cinema - sparando in aria e causando il panico fra i presenti.

Impossessatosi di una notevole quantità di fiches, ha versato il contenuto di alcune bottigliette sui tavoli verdi, appiccando successivamente il fuoco che in poco tempo si è propagato all’intera sala. Le fiamme e il denso fumo nero hanno immediatamente azionato il sistema anti-incendio: ciò non ha tuttavia consentito a decine di ospiti di raggiungere le uscite d’emergenza e mettersi in salvo.

Solo alcune ore più tardi, quando i vigili del fuoco sono riusciti a domare il rogo, la polizia è potuta entrare nell’edificio, rinvenendo 36 cadaveri. A una prima ricognizione, il medico legale ha evidenziato che la morte era stata causata da asfissia, senza dubbio causata dall’inalazione di quel denso e acre fumo nero che ha costretto almeno 54 persone al ricovero negli ospedali cittadini.

Le ricerche del presunto attentatore - questa è stata l’ipotesi diffusa dai media nei primi concitati minuti dell’attacco - sono scattate immediatamente.  Grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e alla collaborazione del capo della sicurezza del resort, Stephen Reilly, è stato possibile ricostruire le mosse dell’uomo.

Dopo aver appiccato il fuoco ed esser stato ferito da un colpo di pistola esploso da un addetto alla vigilanza, l’uomo ha abbandonato il casinò per dirigersi ai piani superiori. Dopo vari tentativi, gli inquirenti sono giunti davanti alla stanza 510. Una volta all’interno, accanto a un borsone colmo di fiches (2 milioni di dollari a un primo conteggio, ndr) hanno rinvenuto il corpo dell’uomo sotto i resti di una coperta andata a fuoco. Secondo il funzionario della polizia, Ronald De la Rosa, dopo aver raggiunto la stanza lasciando evidenti tracce di sangue, l’uomo si sarebbe disteso sul letto coprendosi con la coperta per poi darsi fuoco. Tuttavia, la morte sarebbe da imputare al colpo di pistola che lo stesso si sarebbe sparato dopo aver dato alle fiamme il letto sui quali resti è stato rinvenuto.

Ciò è quanto sarebbe avvenuto secondo le fonti di polizia. Le stesse che hanno negato fin dalle prime ore la matrice terroristica dell’attacco.

Il consulente della Sicurezza Nazionale, Hermogenes Esperon, ha infatti dichiarato che che tutti gli indizi conducono all’ipotesi di una tentata rapina.

Tesi sostenuta anche da Ernesto Abella, portavoce del Presidente Duterte, il quale ha inoltre affermato che le modalità con cui è stata portata avanti l’intera azione sembrano ricondurre a una persona mentalmente disturbata piuttosto che a un terrorista. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l’uomo, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, abbia sparato in aria e non contro i numerosi ospiti del casinò. Quelli deceduti non presentano infatti, come confermato in prima istanza dal medico legale, ferite d’arma da fuoco.

Le dichiarazioni di Labella sono inoltre avallate dalle dichiarazioni di Otso Iho, analista presso il Jane’s Terrorism and Insurgency Centre, secondo il quale un terrorista non si sarebbe mai suicidato in quel modo. Pertanto sarebbe ancor più attendibile l’ipotesi che l’uomo - di cui ancora non si conosce l’identità - fosse affetto da una qualche forma di disturbo mentale.

Ma allora come si spiega la rivendicazione di Daesh tramite la propria agenzia di stampa Amaq a poche ore dall’attentato? E in base a quali fonti la direttrice del Site, Rita Katz, ha identificato l’autore dell’attacco in un miliziano filippino affiliato allo Stato Islamico?

Si attendono ulteriori sviluppi del caso.

 

Fonti: Ansa, La Repubblica, BBC, Reuters

 

Photo Credit / ©Aerous / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

 
 

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