Filippine: HRW invita i paesi ONU a denunciare i morti della campagna antidroga del Presidente Duterte.

Beatrice Guzzardi | 4 maggio

Da quando il Presidente Duterte è salito al potere nel giugno 2016, più di 7000 persone sono state uccise durante la campagna antidroga da lui stesso pianificata. Secondo HRW, i membri delle Nazioni Unite dovrebbero prenderne le distanze e denunciare questo status quo. L’8 maggio, le Filippine saranno presenti a Ginevra per la terza edizione dello Human Rights Council’s Universal Periodic Review (UPR).

Lo HRW continua spiegando che una presa di posizione da parte dell’ONU potrebbe spingere le Filippine a sostenere un’indagine internazionale relativa alle numerose morti registrate nel paese, dato che le iniziative intraprese dal governo si sono rivelate fallimentari.

Secondo Phelim Kine, direttore esecutivo del distretto asiatico dell’HRW, “la guerra alla droga di Duterte non è altro che un massacro nei confronti dei più poveri del paese. La presa di posizione delle Nazioni Unite è fondamentale per permettere al mondo di aprire gli occhi su cosa sta avvenendo nelle Filippine dopo che Duterte si è insediato”.

A tal proposito, l’UPR sarebbe una buona opportunità, in quanto ogni quattro anni viene valutato il rispetto dei diritti umani da parte di ogni paese membro dell’ONU. Le ultime analisi aventi per oggetto la situazione filippina risalgono al 2012.

Lo Human Rights Watch ha già illustrato le problematiche relative al tema dei diritti umani nelle Filippine in occasione dell’UPR Submission nel settembre 2016, sottolineando quelle più rilevanti.

Uccisioni Extragiudiziali

Gli omicidi di attivisti, leader delle popolazioni indigene, ambientalisti, giornalisti e potenziali criminali sono aumentati da quando Duterte è salito al potere. Il Presidente, per rendere efficace la sua campagna anti-droga, ha ordinato alla polizia di uccidere tutti i sospetti, ignorando le multilaterali richieste di prove ufficiali e ritenendo invece tali morti una tangibile dimostrazione del successo della sua politica.

Tortura

Forze di polizia e militari hanno l’ordine di torturare i fermati. Nel 2009 le UN hanno approvato l’Anti-Torture Act, ma da allora c’è stata solo una condanna, nonostante vi siano diverse prove dei maltrattamenti di cui gli arrestati sono oggetto. Nell’ottobre 2013 lo HRW ha denunciato le violenze della polizia a danno dei bambini di Zamboanaga City, nel sud delle Filippine, informando la Commissione Nazionale dei Diritti Umani. Lo scorso 26 aprile un’indagine di quest’ultima ha permesso di individuare una prigione segreta all’interno della stazione di polizia di Manila, in cui erano detenute illegalmente dozzine di sospetti trafficanti.

Sparizioni forzate

A seguito dell’ultima analisi dell’UPR, le Filippine hanno accettato consigli per indagare sulle numerose sparizioni forzate registrate nel paese. Nonostante la polizia abbia arrestato il Maggiore Generale Jovito Palparan, implicato nel rapimento e nella tortura degli attivisti Karen Empeno e Sherlyn Cadapan, il processo a suo carico è ancora in corso.

Popolazioni Indigene

I rappresentanti delle tribù autoctone e gli ambientalisti hanno accusato i militari di aver evacuato intere aree di foresta per favorire le compagnie minerarie. Nel 2010 altre operazioni contro il New People’s Army hanno causato la chiusura di diverse scuole tribali nella provincia di Mindanao, causando l’allontanamento di centinaia di studenti. Nel 2015, infine, i gruppi per i diritti umani hanno denunciato numerosi attacchi dei militari contro le popolazioni indigene di Mindanao.

Fonte: Human Rights Watch

Photo Credit / ©VOCAL-NY (Voices Of Community Activists & Leaders) / Flickr.com (CC BY 2.0)

 

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