Pakistan: approfondimento sui gruppi terroristici coinvolti nell’ultima settimana di violenza

Gianluca Chiusano

 

PAKISTAN – Sono almeno 112 le vittime dei sei attentati compiuti in settimana in Pakistan. Il paese ha già provveduto a chiudere due frontiere confinanti con l’Afghanistan, richiedendo inoltre al governo afghano un provvedimento immediato nei confronti dei 76 terroristi nascosti all'interno del territorio; 39 dei quali, secondo fonti ufficiali, sarebbero già stati eliminati.

La settimana di sangue pakistana ha avuto inizio lunedì 13 febbraio a Lahore, quando un attentatore suicida ha provocato la morte di 13 persone e il ferimento di altre 80. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo Jamaat-ul-Ahrar. Un portavoce del gruppo terroristico ha successivamente dichiarato che quello di Lahore sarebbe stato il primo di una lunga serie di attacchi.

Il 14 febbraio a Quetta due poliziotti sono rimasti uccisi mentre stavano cercando di disinnescare una bomba. L’attacco è stato reclamato dal gruppo Lashkar-e-Jhangvi.

Il 15 febbraio invece si sono verificati due attentati: uno nella regione di Mohmand, dove un combattente del gruppo Jamaat-ul-Ahrar si è fatto detonare davanti all’entrata di un ufficio governativo. Nell’attentato, sono rimaste vittime 5 persone. Il secondo invece è stato compiuto a Peshawar ad opera del TTP. L’attentatore si è fatto esplodere, uccidendo una persona. Gli obiettivi in entrambi i casi erano politici e funzionari di governo.

Anche il 16 febbraio si è registrato un duplice attacco terroristico: uno a Sehwan, rivendicato dal sedicente Stato Islamico, ed uno ad Awaran per mano del gruppo Baloch Liberation Front. Nel primo attentato, che aveva come obiettivo i sufiti, sono morte 88 persone. Nel secondo invece è stato attaccato un convoglio militari e 3 militari sono rimasti uccisi.

I GRUPPI TERRORISTICI COINVOLTI NEGLI ATTACCHI

Il TTP (Tehrik-i-Taliban Pakistan) è un gruppo terroristico formatosi nel dicembre 2007 sotto la guida di Baitullah Mehsud, ex mujaheddin che ha combattuto per la liberazione dell’Afghanistan dai sovietici negli anni ‘80. Il gruppo, che è impegnato a portare avanti il jihad contro l’esercito pakistano e contro le truppe della NATO in Afghanistan, ha come obiettivo quello di dare vita ad una nuova forma di governo basata sull’applicazione della legge islamica (sharia). Il TTP ha cominciato ad emergere stringendo alleanze con combattenti ed estremisti di varie nazionalità e tribù. Le maggiori fonti di guadagno del gruppo derivano dalle donazioni, dalle attività illecite quali furti, sequestri di persona ed estorsioni e dallo sfruttamento del patrimonio artistico e delle risorse naturali del paese.

Il TTP non ha mai mostrato particolari simpatie per il governo pakistano, anche se da gennaio 2014 i due sono riusciti a dialogare e stringere degli accordi che sono durati fino all’8 giugno 2014, giorno in cui 36 persone rimasero uccise a seguito di un attentato in aeroporto orchestrato dal gruppo terroristico. L’esercito pakistano, in risposta, ha inviato le proprie truppe nel Nord Waziristan, dando così inizio all’operazione anti-terrorismo “Zarb-e-Azb” che ha contribuito a riaccendere le ostilità.

Il TTP, come descritto dagli analisti dell’International Relations Insights & Analysis (IRIA) Sana Jamal e M. Ahsan, è formato da numerosi gruppi che si differenziano per numero di componenti e per livello di coordinamento. La maggior parte di questi gruppi non afferiscono ad un comando centrale e svolgono le proprie attività in maniera autonoma e distaccata. A maggio 2014 una fazione capeggiata da Khalid Mehsud, non condividendo i metodi usati dalla leadership del gruppo, si è scissa dall’organo centrale. Da allora altre fazioni si sono distaccate dal TTP, fondando organizzazioni autonome ed indipendenti. Tra queste rientra anche il gruppo Jamaat-ul-Ahrar, responsabile degli attentati di Lahore e Mohmand di questa settimana.

Questa fazione, che abbraccia comunque l’ideologia del Deobandi, una corrente Sunnita strettamente conservativa, si è stanziata al confine con l’Afghanistan, assieme ad altri gruppi  terroristici. Negli ultimi mesi Jamaat ul Arhahr si è reso protagonista di una serie di attentati contro il governo e contro le minoranze religiose. In particolare, secondo il The Guardian, l’ultimo attacco compiuto a Lahore nasce in risposta alle diverse campagne governative condotte nel nord del Waziristan, rientranti nell’operazione anti-terrorismo “Zarb-e-Azb” lanciata nel giugno 2014. Lo stesso motivo per cui il 16 dicembre dello stesso anno la scuola militare di Peshawar è stata assediata dai terroristi del TTP. In altre parole, gli attentati devono essere inquadrati all’interno di un’ottica di guerriglia, a cui ad ogni azione portata avanti dai militari corrisponde una reazione da parte dei gruppi terroristici. 

Il Pakistan risulta dunque essere suddiviso in numerose fazioni terroristiche, ognuna delle quali dotata di obiettivi e risorse proprie. In aggiunta, a rendere lo scenario ancora più sanguinoso vi è anche l’infiltrazione di Daesh nel territorio.

Secondo Hassan Abbas, analista del Jinnah Institute, Deash è riuscito ad insediarsi in Pakistan per varie ragioni. Innanzitutto perché ha trovato un terreno ideale entro cui operare. Al Qaeda e il TTP infatti, avevano già insediato le proprie basi logistiche nell'area tribale della FATA, riuscendo a creare un network che si è poi espanso per tutto il Pakistan. All’interno di questo network sono inoltre state strette delle collaborazioni tra gruppi terroristici, bande criminali locali e capi tribali della FATA, rendendo così più difficoltose le operazioni di contrasto e di lotta al terrorismo.

Avendo dunque già un territorio controllato dalla criminalità e dalle fazioni terroristiche, ISIS è riuscito a ricavare un proprio spazio entro cui portare avanti le proprie attività. Tale operazione è stata facilitata anche a seguito dell’alleanza di sei personaggi influenti del TTP con Daesh ad ottobre 2014. Secondo una ricerca portata avanti da un team italiano sui rapporti tra i social media e l’ISIS, il 35% dei post pubblicati in Pakistan sui social networks mostra simpatie verso Daesh. Ciò dimostra che il sedicente Stato Islamico è riuscito ad ottenere non solo uno spazio fisico, ma anche uno spazio “sociale”, trovando il consenso tra la popolazione pakistana.

Si può dunque comprendere come la situazione in Pakistan sia particolarmente grave. Tra un governo debolmente centralizzato, leggi sull’anti-terrorismo ed operazioni militari non risolutive e conflitti interni, i vari gruppi terroristici sono riusciti a radicarsi e a prosperare, mietendo nuove vittime e sconvolgendo la vita dei cittadini.

 

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