MS13: la gang criminale salvadoregna in USA

Axel Galenda

La serie di efferati omicidi avvenuti nel 2016 a Long Island, Manhattan, hanno portato agli onori della cronaca il fenomeno delle pandillas, o gang di strada, centroamericane, in primis la cosiddetta Mara Salvatrucha, meglio nota come MS13. Nata a Los Angeles negli anni Ottanta, in seno alla comunità Salvadoregna in fuga dalla contemporanea guerra civile, la MS13 è divenuta una delle realtà più complesse nel vasto scenario della criminalità Statunitense, vista la sua frammentazione e disomogeneità operazionale. La “mara” è oggigiorno conosciuta per la sua efferata violenza e le sue brutali tecniche di reclutamento, che l’hanno resa famosa nell’immaginario collettivo come la gang più violenta al mondo. Tale narrativa è stata raccolta dall’attuale presidente Trump, che ha promesso al suo elettorato la deportazione di 200,000 Salvadoregni sotto protezione umanitaria temporanea (TPS), per “terminare l’espansione della MS13.” In seguito al lancio della “Operazione Matador” da parte del Immigration and Customs Enforcement (ICE) Homeland Security Investigations (HSI) nel giugno 2017, la lotta contro la MS13 è quindi divenuta prioritaria, inserendosi nella più ampia battaglia contro l’immigrazione illegale dal centroamerica.

Al di là della naturale retorica politica dietro tali affermazioni, è comunque necessario capire per quali motivazioni la MS13 ponga un rischio politico ben maggiore nella sua naturale regione di competenza etnica e linguistica, ossia il Triangolo del Nord in centroamerica: comprendente Guatemala, Honduras, e ovviamente El Salvador. Il fatto che tale regione sia al giorno d’oggi considerata una delle più pericolose al mondo è dovuto soprattutto alla debolezza dei governi locali in materia di anticriminalità e anticorruzione. Difatti, secondo il centro di ricerca Insight Crime, El Salvador e Honduras spiccano per il loro tasso di omicidi per 100,000 persone, 60 in El Salvador e 42.8 in Honduras. Tali dati forniscono un utile elemento quantitativo che consente di comprendere come il fenomeno delle pandillas sia ormai un cancro sociale su scala regionale. La persistente violenza e mancanza di opportunità ha generato una gravissima crisi umanitaria, quantificabile in 146,000 rifugiati/richiedenti asilo e in 190,000 sfollati interni nel giugno 2016, secondo quanto riportato dall’UNHCR. Di conseguenza si può intuire come le radici del problema siano ben più profonde di quanto possa apparire a primo acchito.

1- In primo luogo, va asserito che l’espansione delle pandillas in centroamerica cominciò a partire dagli anni Novanta, in seguito alle prime deportazioni di massa di immigrati centroamericani per mano del governo Statunitense guidato da Bill Clinton. Tuttavia, ciò ha soltanto acuito la diffusione e la letalità di tali gang, che si sono così espanse anche nei loro paesi d’origine, generando un circolo vizioso e favorendone la sopravvivenza nel lungo termine.

2- In secondo luogo, la violenza della MS13 è stata alimentata dal costante scontro con un’altra pandilla centroamericana, il Barrio 18, nato anch’esso a Los Angeles, ma con criteri di selezione più inclusivi e legato anche alla Mafia Messicana (eMe). Tale rivalità ha catalizzato l’odio delle nuove generazioni di mareros, e ha consentito dunque la creazione di narrative che hanno permesso alla MS13 di rinnovarsi anche in uno scenario diverso da quello originario delle periferie e delle carceri di Los Angeles.

3- Le difficili condizioni in cui vessano i paesi del centroamerica sono state esacerbate da poco lungimiranti transizioni democratiche dopo le tristemente note guerre civili degli anni Ottanta, oltre a una scarsa pianificazione sociale e demografica, che ha causato una veloce e incontrollata urbanizzazione, a cui è conseguita una costante marginalizzazione delle masse di individui presenti nelle baraccopoli suburbane delle maggiori città nella regione, dove le pandillas hanno avuto modo di proliferare indisturbate.

Mentre in Centro America, in particolare in El Salvador e Honduras, la MS13 è ormai addirittura divenuta un interlocutore politico con cui fare i conti anche a livello locale, negli Stati Uniti la sua presenza è ancora limitata alle aree popolate prevalentemente da immigrati latinos di origine centroamericana, nelle maggiori città della East Coast e del Sud. Nonostante tale visibilità mediatica, va però notato che la MS13 non è la principale gang coinvolta nel traffico internazionale della droga e di essere umani verso gli Stati Uniti, che viene controllato dai ben più potenti e strutturati cartelli della droga messicani, i quali cooperano con altre gang latine, come i Latin Kings o i Barrio Azteca. Ci sono casi di collaborazioni contingenti anche con la MS13, la quale però non ha mai assunto la credibilità necessaria a instaurare solidi rapporti con i cartelli, proprio a causa della sua reputazione di inaffidabilità e brutalità.

Un momento esemplare per comprendere la violenza gratuita della MS13 è stato l’attacco all’ospedale Roosevelt di Ciudad de Guatemala il 16 agosto 2017, che ha causato ben 7 morti, e ha portato di nuovo alla ribalta il dibattito sulla possibile categorizzazione delle gang come organizzazioni terroristiche. Il precedente giuridico è stato infatti fornito dalla Corte Suprema del Salvador, che nell’agosto 2015 dichiarò le pandillas gruppi terroristici minanti la sicurezza nazionale Salvadoregna, secondo lo schema fornito dalla Ley Especial contra Actos de Terrorismo, in seguito alla nuova esplosione di violenza tra la MS13 e il Barrio 18. Nonostante l’apparente semplificazione normativa e operativa, permangono molte ambiguità di fondo inerenti le diffuse uccisioni extragiudiziali e il rispetto dei diritti umani. Inoltre, l’idea delle pandillas come gruppi terroristici è problematica anche a livello concettuale, data la mancanza di evidenti elementi politici programmatici e/o di lungo termine nella logica dell’organizzazione, che si fonda invece sul controllo dei barrios suburbani e su articolate reti di estorsione.

In conclusione, ammettere le differenze tra i vari gruppi criminali di origine ispanica presenti negli Stati Uniti non vuol dire minimizzare le attività criminali della MS13 stessa, che rimangono tra le più violente e brutali, ma riconoscere che lo spettro di organizzazioni è più vasto e articolato di quanto sembri. Ciò significa porre le premesse per un’analisi più dettagliata e costruttiva di questo complesso fenomeno che attanaglia le politiche migratorie Statunitensi, e le stesse relazioni sociali con la numericamente crescente comunità di latinos nel paese. Allo stesso modo, individuare la preminenza della centro-americanità nel fenomeno della MS13 offre notevoli implicazioni per combatterla sui multipli livelli di contrasto alla criminalità organizzata, riqualificazione sociale e urbana, e di lotta alla corruzione, educazione e rispetto dei diritti sociali e civili: problemi sempiterni per l’America Latina

Photo Credit / ©Departamento de Seguridad Publica OEA / Arena Orte / Flickr.com (CC BY-NC-ND 2.0)

 
 

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