Tribunale brasiliano concede la libertà a Cesare Battisti. Ma quali sono le difficoltà per estradarlo?

MARCO FLAVIO LAPICCIRELLA

Continua l’intricata vicenda che ha per protagonista Cesare Battisti, il noto ex terrorista del gruppo di estrema sinistra Proletari armati per il comunismo, arrestato lo scorso 4 ottobre sul confine tra Brasile e Bolivia a Corumbà, comune dello Stato federato del Mato Grosso do Sul, nella fascia sud-occidentale del Paese.

A tre giorni di distanza dalla procedura attuata dalle autorità brasiliane il Tribunale regionale federale della terza Regione, nella figura del giudice di ricorso José Marcos Lunardelli, ha disposto il rilascio di Battisti, ritenendo infondate le conclusioni del giudice di primo grado. Quest’ultimo, infatti, aveva tradotto lo stato iniziale di fermo in arresto, sulla base dei reati di “trasgressione” dei termini specifici di residenza in Brasile e di “offesa all’ordine pubblico”.

Una duplice contestazione necessaria per tenere l’ex terrorista in custodia, dal momento che le altre dinamiche della condizione del fermo lasciavano configurare un’infrazione di tipo amministrativo.

Battisti stava infatti varcando il confine con contanti per un equivalente di circa 8.000 Euro, operazione che, non opportunamente dichiarata, si presta ad assumere la valenza, secondo la giustizia del Paese sudamericano, di “esportazione illegale di valuta”. Rigettate le accuse su trasgressione dei parametri di residenzialità e offesa dell’ordine pubblico, in virtù del principio a tutela dell’indagato habeas corpus invocato dai difensori Igor Sant’Anna Tamasauskas e Otavio Mazieiro, Battisti è stato rilasciato dal carcere di Corumbà sabato 7 ottobre e ha fatto ritorno alla propria dimora di San Paolo.

Un ulteriore ostacolo alla concessione dell’estradizione richiesta nuovamente dal governo italiano a quello brasiliano, a dieci anni dalla detenzione a Brasilia iniziata nel 2007 cui erano seguiti il 31 dicembre 2010 il veto ad estradare e il riconoscimento del diritto d’asilo dell’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva, l’8 giugno 2011 il rigetto dello status di rifugiato dalla presidente successiva Dilma Rousseff con conferma però della non estradizione, e il 9 giugno 2011 la scarcerazione dell’ex terrorista.

Nonostante la linea dell’attuale presidente brasiliano Michel Temer, incline ad accogliere le istanze italiane, il problema di fondo rimane insoluto. I trattati internazionali stabiliscono che il Brasile possa concedere l’estradizione solo a Paesi che abbiano condannato il soggetto in questione per un reato conteplato dal codice penale brasiliano e per una pena da esso prevista. Il nodo gordiano che emerge è che la pena massima, nello Stato sudamericano, è 30 anni di reclusione, e che invece, con sentenze passate in giudicato, i tribunali italiani hanno comminato a Battisti due ergastoli (casi Santoro e Campagna) e svariati, ulteriori anni di detenzione, principalmente per l’esecuzione materiale dell’omicidio del maresciallo di Polizia Penitenziaria Antonio Santoro (6 giugno 1978), per la co-ideazione e co-organizzazione dell’omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani (16 febbraio 1979), per il ruolo di copertura armata dell’esecutore Diego Giacomin nell’omicidio del macellaio Lino Sabbadin (16 febbraio 1979) e per l’esecuzione materiale dell’omicidio dell’agente della Digos Andrea Campagna (19 aprile 1979). Oltre a questi capi figurano anche quelli di insurrezione armata (condanna a 12 anni), possesso illegale di armi, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto ed evasione.

 Ad ogni modo è proprio l’ergastolo sancito definitivamente nel 1993 a porsi come nocciolo del problema nella pratica di estradizione, cui peraltro si aggiungerebbe lo studio della possibilità del nuovo presidente Temer di ribaltare il provvedimento del predecessore Lula da Silva. Quel che lascia trapelare il quotidiano brasiliano O Globo è che, però, il vento stia cambiando, e che se gli organi di giustizia italiana riuscissero ad abbassare appunto la condanna totale a 30 anni il governo sudamericano potrebbe essere bendisposto nei riguardi dell’estradizione.

Fonti: Il PostAnsa, Corriere della Sera, BBC, Globo

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