I rifugiati, l’ultimo bersaglio civile di Boko Haram

da AIMÉE-NOËL MBIYOZO
First Published in ISS TODAY 
 
Republished and translated with the permission of INSTITUTE FOR SECURITY STUDIES . 
 

18 Aprile | 2018

  • By AIMÉE-NOËL MBIYOZO | Senior Research Consultant del Programma Migrazioni presso l’ISS | Translated by Thomas Spehnjak 
     
    Il gruppo terroristico mette le comunità contro i rifugiati e trasforma chi è vittima in un sospetto 

    Boko Haram sin dal 2009 si è dimostrato un avversario estremamente flessibile, in grado di modificare continuamente le proprie tattiche per adattarsi alle circostanze in costante evoluzione. Il gruppo terroristico ha recentemente rivolto la sua attenzione in maniera crescente ai bersagli civili, tra cui profughi e sfollati.

    Nel 2017, il Global Terrorism Index ha etichettato Boko Haram come terzo tra i gruppi terroristici che provocano più vittime. Nonostante i numeri esatti non siano noti, si stima che a partire dal 2009 il suo regno di terrore abbia provocato la morte di più di 20 000 persone, causando oltre due milioni di sfollati, mentre si espandeva anche in Camerun, Niger e Ciad.

    Boko Haram continua a rappresentare una minaccia significativa e finora, nel corso del 2018, ha compiuto una serie di attacchi di estrema violenza, tra cui quello di grande risalto del rapimento e del successivo rilascio di 110 studentesse. Se in un primo momento gli attacchi avevano come principale obbiettivo le forze di sicurezza, con un coinvolgimento minimo di civili, ora la violenza ha subito un’intensificazione e la definizione degli obiettivi legittimi da parte del gruppo si è allargata.

    Boko Haram si è dimostrato un avversario estremamente adattabile, modificando le sue tattiche per adeguarsi alle circostanze in continuo cambiamento

    Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha dichiarato il gruppo ‘tecnicamente sconfitto’ nel dicembre 2015, a seguito di una serie di perdite territoriali. Nell’Agosto 2016 l’organizzazione si è divisa in due fazioni, una delle quali si è unita allo Stato Islamico, prendendo di mira le forze di sicurezza; l’altra, quella di Abubakar Shekau, ha un profilo, per quanto riguarda gli attacchi, più indiscriminato ed è responsabile della maggior parte di quelli contro rifugiati e sfollati.

    Dati raccolti dall’Institute for Security Studies mostrano un incremento significativo degli attacchi da parte di Boko Haram verso sfollati o rifugiati.

    Nel 2015 se ne sono contati quattro, con un incremento a 10 nel 2016 e a 18 nel 2017.

    Gli attentatori suicidi donne costituiscono la maggioranza degli assalitori, verosimilmente perché attraggono su di sé minori sospetti e riescono ad accedere ai campi profughi più facilmente rispetto ai militanti uomini. Tra le modalità di attacco si registrano congegni esplosivi lasciati nei campi profughi e attacchi suicidi in mercati, scuole e sui mezzi di trasporto.

    In one of the worst In uno degli attacchi più sanguinosi, avvenuto nel febbraio 2016, due donne kamikaze hanno preso d’assalto un campo a Dikwa, in Nigeria, per poi farsi esplodere, uccidendo 58 persone. Nel luglio 2017, altre tre donne si sono fatte saltare in aria all’ingresso di un campo a Kodunga, in Nigeria, provocando 30 morti. Attacchi simili, rivolti ai luoghi dove vengono ospitati gli sfollati, sono in ascesa anche in Camerun, e minacciano anche i volontari e il vitale afflusso di cibo e medicinali. Il 1° marzo 2018, Boko Haram ha ucciso quattro cooperanti a Rann, nord-est della Nigeria, fuori da un campo che ospita 55 000 sfollati.

    Stando a quanto riportato, militanti di Boko Haram si sarebbero infiltrati anche tra le file dei rifugiati e nei campi profughi. Nove ribelli e 100 complici sono stati identificati all’interno di un gruppo di 920 rifugiati che ritornava dal Camerun. Gli assalitori, secondo le testimonianze, si sono fatti passare per rifugiati in modo da poter raggiungere le città per acquistare scorte.

    Tra gli incidenti riportati, vi sono militanti travestiti da viaggiatori, mandriani, lavoratori, cacciatori, predicatori e malati. Nel 2017, sono emerse storie di militanti che fingevano di avere attacchi epilettici o di essere feriti, per poi farsi esplodere una volta che le persone si raccoglievano intorno a loro per aiutarli. Boko Haram è noto per la sua efferatezza e fa leva sul terrore e la violenza per mantenere il proprio controllo.

    Un recente rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha messo in guardia riguardo all’incremento nel numero di donne e bambini usati come bombe umane. Il 2017 ha registrato un aumento nell’utilizzo di bambini negli attacchi di quattro volte rispetto all’anno precedente. All’agosto 2017, esso includeva 83 bambini, prevalentemente sotto i 15 anni, 55 dei quali bambine, e un neonato attaccato ad un bambino.

    L’utilizzo di donne e bambini per compiere attacchi o per fingersi rifugiati rende Boko Haram più elusivo e ha l’effetto di mettere le comunità contro i rifugiati, rendendo le vittime dei sospetti. Inoltre, esso incrementa il senso di insicurezza generale e fa diminuire la prospettiva di aiuto reciproco tra le persone.

    L’uso da parte di Boko Haram di bambini per compiere attentati è stato nel 2017 quattro volte superiore rispetto al 2016

    Vi è anche il pericolo che Boko Haram possa essere in grado di sfruttare e controllare gli enormi flussi di migranti come una preziosa arma di contrattazione. E dal punto di vista strategico, può essere che stia stimolando le migrazioni per mettere sotto pressione i governi. Nonostante prove in tal senso non siano ancora emerse nel caso di Boko Haram, il fenomeno è ben conosciuto.

    Nel febbraio 2016, all’apice della ‘crisi’ migratoria in Europa, Catherine Shakdam, analista politico e direttrice del Shafaqna Institute for Middle Eastern Studies, ha avanzato l’ipotesi che lo Stato Islamico stesse intenzionalmente creando dei flussi migratori di massa verso l’Europa. Secondo la sua tesi, le ‘migrazioni di massa sono state a lungo sfruttate da entità subdole come parte di un nuovo genere militare: la guerra asimmetrica’. Tale fenomeno di migrazione coercitiva avviene quando uno sfidante più debole cerca di attivare in maniera strategica dei movimenti di popolazione in modo da influenzare un rivale più potente affinché faccia delle concessioni di carattere politico, militare o economico.

    Gruppi estremisti come Boko Haram potrebbero cercare di utilizzare questa tattica. Dove le risorse sono limitate e le tensioni etniche elevate, il rischio di migrazioni di massa interne può rappresentare una minaccia persuasiva per stati già fragili. L’abilità di Boko Haram nel controllare le migrazioni può essere pertanto sfruttata per creare dei conflitti, fino al punto che diventa meno costoso per i governi fare delle concessioni alle loro richieste piuttosto che affrontare l’onere dei flussi migratori.

    Nel cercare di comprendere la crescente attenzione da parte di Boko Haram verso gli obbiettivi civili, devono essere presi in considerazione i diversi valori che migranti e rifugiati hanno per l’organizzazione estremista. I politici devono inoltre tenere conto che è possibile che strategie migratorie che mirano esclusivamente a tamponare i flussi, nei fatti, stiano rafforzando il potere contrattuale di gruppi terroristici quali Boko Haram.

  • Leggi l’ISS policy brief completo: Come Boko Haram prende di mira in maniera specifica gli sfollati.

 

(CC BY-NC-ND 2.0) ph by EU Civil Protection and Humanitarian Aid Operations on Flickr

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