Una nuova alba per i migranti dell’Africa

First Published in ISS TODAY 
 
Republished and translated with the permission of INSTITUTE FOR SECURITY STUDIES . 
  • Ci sono voluti oltre 25 anni, ma alla fine l’Unione Africana (AU) ha appoggiato l’idea del libero movimento delle persone in Africa. Il 29 gennaio, la conferenza dell’AU ha adottato il Protocollo al Trattato Istitutivo della Comunità Economica Africana Relativo al Libero Movimento delle Persone, al Diritto di Residenza e di Stabilimento, insieme alla sua Tabella di Marcia per l’Implementazione.

    Ciò avviene in un momento nel quale l’Occidente sta adottando misure restrittive lungo i propri confini per i migranti che cercano rifugio e migliori opportunità di vita. Alcune settimane prima della conferenza, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha famigeratamente messo in discussione le ragioni per cui i migranti di alcuni paesi tra cui quelli dell’Africa debbano essere accolti dagli Stati Uniti. Il protocollo sancisce il diritto dei cittadini africani a muoversi liberamente, risiedere, lavorare, studiare o fare affari in qualunque dei 55 paesi del Continente. Esso entrerà in vigore a seguito della ratifica da parte di 15 stati membri.

    Il protocollo consente agli africani di muoversi liberamente, risiedere, lavorare, studiare o fare affari in qualunque dei paesi dell’AU

    Come ha dichiarato il presidente della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki Mahamat durante la sessione inaugurale della conferenza, l’adozione del protocollo mette fine al trattamento degli africani come stranieri nel loro stesso continente. Esso rafforza, inoltre, l’impegno dell’Africa al libero movimento, come sancito nella Agenda 2063 e nel Trattato Istitutivo della Comunità Economica Africana.

    Alcune tra le Comunità Economiche Regionali africane (REC) hanno già fatto notevoli progressi al riguardo. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) e la Comunità dell’Africa orientale (EAC) hanno adottato passaporti comuni nelle rispettive regioni e raggiunto una politica di totale apertura reciproca rispetto ai visti tra i loro paesi membri.

    Il trend mostra come il numero di paesi africani che richiedono visti agli altri cittadini africani stia diminuendo, con oltre un terzo dei paesi che adottano delle politiche liberali in materia di visti. Le Seychelles sono classificate al primo posto per offerta di accesso senza visto, mentre il Sahara Occidentale è all’ultimo, con richiesta di visti d’ingresso a tutti gli africani.

    Tali sviluppi potrebbero aprire la strada all’efficace implementazione del protocollo, il quale è un quadro di lavoro non vincolante e implementabile in tre fasi. La fase uno interviene sul diritto di ingresso e sull’abolizione dei requisiti richiesti per il visto, la fase due sul diritto di residenza e la fase tre sul diritto di stabilimento. Quest’ultimo diritto consente ai migranti di dar vita ad attività che generano reddito, come ad esempio essere titolari di un’impresa, possedere beni nel paese di residenza ed essere trattati come persone del luogo.

    L’Africa orientale e occidentale hanno già passaporti comuni e politiche di visti aperti 

    I tempi per l’implementazione sono ambiziosi. Ci si attende che ogni paese membro rilasci visti all’arrivo per tutti gli africani entro dicembre 2018 e abolisca i requisiti richiesti per il visto entro il 2023. Il diritto di residenza è atteso anch’esso entro il 2023.

    Oltre a promuovere il diritto dei cittadini al libero movimento, il protocollo porta molteplici benefici ai paesi africani. Primo, incrementa gli scambi intra-africani, il commercio e il turismo, come dimostrano le esperienze di Ruanda, Seychelles e Mauritius. Il Ruanda ha iniziato a rilasciare visti all’arrivo per tutti gli africani nel gennaio 2013. Entro il 2014 ha registrato un incremento nelle visite da parte di africani del 22%, con una crescita delle entrate derivanti dal turismo del 4%.

    Facilitare il libero movimento aiuterà ad implementare l’Area Continentale di Libero Scambio, l’iniziativa dell’AU di espandere il commercio intra-africano. Il commercio non avviene senza persone e il loro movimento è centrale nel miglioramento degli scambi regionali. Esso aumenterà anche le rimesse intra-africane.

    Secondo, il protocollo “porterà gli stati membri ad adottare e a beneficiare di un approccio comprensivo alla gestione delle frontiere”, come il Dott. George Mukundi, amministratore delegato di Maendeleo Group e già a capo dell’African Governance Architecture dell’AU, ha dichiarato a ISS Today. Il successo nell’implementazione del protocollo migliorerà l’integrazione dell’infrastruttura dei confini e della sicurezza, poiché gli stati saranno costretti a potenziare i loro sistemi esistenti.

    Terzo, il protocollo migliorerà la mobilità del lavoro, le abilità ed il trasferimento di tecnologia tra i cittadini africani. La disoccupazione riguarda la maggior parte degli stati dell’AU e parte del problema è rappresentato dalla inadeguata corrispondenza tra competenze e opportunità. Il protocollo si propone di facilitare il libero movimento dei professionisti così come quello di studenti e tirocinanti affinché acquisiscano le competenze rilevanti.

    Nonostante i benefici, implementare il protocollo non sarà semplice. Una sfida potrebbe venire dai paesi del continente con redditi medio-alti i quali temono il possibile afflusso di migranti dai paesi a reddito medio-basso, tra sfide di economie nazionali in competizione. Vincoli di capacità e risorse potrebbero portare anch’essi ad un ritardo nell’implementazione.

    Le minacce alla sicurezza nazionale rappresentano una delle sfide più grandi per l’attuazione del protocollo

    Le minacce alla sicurezza nazionale rappresentano una delle sfide più grandi, in quanto gruppi terroristici transnazionali come al-Shabaab, Boko Haram e lo Stato Islamico operano in Africa. La presenza di Afrofobia o xenofobia in diversi stati africani potrebbe rappresentare anch’essa un ostacolo. Qui, gestire la percezione dei cittadini riguardo alle implicazioni del libero movimento è un aspetto chiave. Un’altra sfida proviene dalla dipendenza di alcuni paesi dai ricavi derivanti dai visti.

    L’implementazione del protocollo dipende in primis dalla volontà politica degli stati membri. I paesi dovrebbero dare la priorità all’istituzione di sistemi di registrazione civile efficaci, all’integrazione dei sistemi di gestione delle frontiere e a far fronte alle sfide per la sicurezza. Ugualmente importanti sono l’educazione, il sostegno e la consapevolezza, in modo che i cittadini apprezzino i benefici del libero movimento.

    Un elemento cruciale sarà tenere traccia del progresso dell’implementazione. Il protocollo invita l’AU e le REC a promuovere, seguire e redigere rapporti periodici sui progressi. L’UA e le REC avranno bisogno di modalità sistematiche per monitorare l’implementazione, inclusi gli ostacoli con cui si confronteranno gli stati membri. I governi africani dovranno analizzare continuamente il rapporto costi-benefici del libero movimento delle persone per convincere i paesi riluttanti ad aderire.

    Senza dei meccanismi di attuazione concreti, il protocollo difficilmente migliorerà il libero movimento degli africani all’interno del continente. Potrebbe nei fatti peggiorare l’attuale trend di immigrazione irregolare e compromettere la sicurezza dei migranti. E’ compito dei leader africani far sì che tutto il lavoro degli ultimi 25 anni non sia stato gettato al vento.


31 January | 2018

A new dawn for African migrants

Leaders show commitment to better migration policy by approving the free movement of people across Africa.

By TSION TADESSE ABEBE | Senior Researcher, Migration Programme, ISS
  

It has taken over 25 years, but the African Union (AU) has at last endorsed the idea of free movement of people in Africa. On 29 January, the AU summit adopted the Protocol to the Treaty Establishing the African Economic Community Relating to Free Movement of Persons, Right of Residence and Establishment, along with its Implementation Roadmap.

This comes at a time when the West is tightening its borders to migrants in search of refuge and better opportunities. Weeks before the summit, United States (US) President Donald Trump infamously questioned why migrants from places like Africa should be welcomed in the US. The protocol enshrines the right of African nationals to move freely, reside, work, study or do business in any of the 55 member states of the continental body. It will enter into force on ratification by 15 member states.

As AU Commission chairperson Moussa Faki Mahamat told the opening session of the summit, the adoption of the protocol puts an end to the treatment of Africans as strangers on their own continent. It also strengthens Africa’s commitment to freedom of movement as enshrined in Agenda 2063 and the Treaty Establishing the African Economic Community.

The protocol allows Africans to move freely, reside, work, study or do business in any AU country 

Some of Africa’s regional economic communities (RECs) have already made remarkable progress in this regard. The Economic Community of West African States (ECOWAS) and the East African Community (EAC) have adopted common passports in their respective regions and achieved 100% reciprocal open-visa policies among their member states.

The trend shows that the number of African countries requiring visas from African nationals is decreasing, with over a third of states following liberal visa policies. Seychelles is ranked first in offering visa-free access for all Africans, while Western Sahara is last, requiring entry visas from all Africans.

Such developments could pave the way for the effective implementation of the protocol, which is a non-binding framework implementable in three phases. Phase one covers the right of entry and abolition of visa requirements, phase two the right of residence and phase three the right of establishment. This last right enables migrants to engage in income generating activities like owning a business, having assets in the country of residence and being treated like locals.

Timelines for implementation are ambitious, with each member state expected to issue visas on arrival to all Africans by December 2018, and abolish all visa requirements by 2023. The right of residence is expected to be implemented by 2023.

East and West Africa already have common passports and open-visa policies

In addition to promoting the right of citizens to free movement, the protocol brings multiple benefits to African countries. First, it boosts intra-African trade, commerce and tourism as the experiences of Rwanda, Seychelles and Mauritius demonstrate. Rwanda started issuing visas on arrival for all Africans in January 2013. By 2014, it saw visits by Africans increase by 22%, resulting in a 4% growth in its revenues from tourism.

Facilitating free movement will help implement the Continental Free Trade Area, the AU’s initiative on expanding intra-African trade. Trade does not happen without people, and their movement is central to improving regional trade and commerce. It will also increase intra-Africa remittances.

Second, the protocol will ‘lead to member states adopting and benefiting from a comprehensive approach to border management’, Dr George Mukundi, Maendeleo Group chief executive and former head of the AU’s African Governance Architecture, told ISS Today. Successful implementation of the protocol will improve the integration of border and security infrastructure as states will need to enhance their existing systems.

Third, the protocol will improve labour mobility, skills and technology transfer among African citizens. Unemployment affects most AU member states, and inadequate matching of skills and opportunities is part of the problem. The protocol aims to facilitate free movement of professionals as well as students and trainees to gain relevant skills.

Despite the benefits, implementing the protocol won’t be easy. One challenge could come from the continent’s upper-middle-income countries that worry about the possible influx of migrants from low-income countries amid competing national economic challenges. Capacity and resource constraints could also delay implementation.

National security threats pose one of the greatest challenges for the protocol's implementation

National security threats pose one of the greatest challenges, as transnational terrorist groups like al-Shabaab, Boko Haram and Islamic State operate in Africa. The presence of Afrophobia or xenophobia in several AU member states could also be an obstacle. Here, managing citizens’ perceptions on the implications of free movement is critical. Another challenge comes from the reliance of some countries on visa revenue.

Implementation of the protocol depends primarily on the political will of member states. Countries should prioritise building effective civil registration systems, integrating border management systems and addressing security challenges. Equally important is education, advocacy and public awareness so that citizens appreciate the benefits of free movement.

Tracking the progress of implementation will be crucial. The protocol calls on the AU and RECs to promote, follow up, and make periodic reports on progress. The AU and RECs need systematic ways to monitor implementation, including obstacles faced by member states. African governments need to continuously analyse the cost-benefit of the free movement of people in order to convince reluctant states to comply.

Without concrete implementation mechanisms, the protocol will struggle to improve the free movement of Africans within Africa. It could in fact worsen the current trend of irregular migration, and compromise the safety of migrants. It’s up to African leaders to ensure that all the work over the past 25 years has not been wasted.

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