Egitto: terrore nel Sinai. Centinaia di cristiani copti costretti a fuggire

Gianluca Chiusano

 

EGITTO – Negli ultimi giorni una serie di attentati compiuti dallo Stato Islamico nella penisola del Sinai ha costretto più di novanta famiglie a rifugiarsi verso Ismailia, una città a nord est del Cairo. Al momento sono sette le vittime degli attacchi avvenuti ad El Arish.

Quarantacinque famiglie sono state momentaneamente sistemate nell’ostello della gioventù. Le rimanenti in case private o in locali messi a disposizione dal governo. Le autorità stanno provvedendo alla loro assistenza.

Alcuni mesi fa il gruppo terroristico aveva diffuso un video in cui dichiarava guerra ai cristiani. In particolare, sarebbe stata fatta circolare una “lista della morte” contenente il nome di almeno una quarantina di individui. Dieci di loro sono già stati uccisi.

Prima della Primavera Araba, circa 5.000 cristiani vivevano nel nord del Sinai. Tuttavia, come sostenuto da Al Jazeera, la popolazione si è ridotta a meno di mille unità. Queste cifre, non avendo dati ufficiali a disposizione, sono state ricavate dalle testimonianze di preti e sacerdoti locali.

Come dichiarato dal Middle East Eye, il governo tuttavia non ha mai voluto affrontare seriamente i problemi inerenti il terrorismo e la persecuzione dei cristiani. Infatti, secondo Amr Khalifa, giornalista e analista freelance, i principali responsabili di questa situazione sono una classe politica altamente discriminante e un esercito composto da soldati scarsamente preparati. Ciò ha reso più semplici l’infiltrazione e l’espansione dei combattenti terroristi nella penisola del Sinai.

Secondo Le Monde, i pareri dei cittadini  riguardanti i metodi usati da Al Sisi per combattere il terrorismo sono contrastanti. Alcuni, infatti, sostengono che vi siano degli estremisti islamici infiltrati nell’esercito. Altri, invece, considerano inadeguate le misure adottate dal Presidente per proteggere i propri cittadini.

Delusione e sconforto sono inoltre aggravati dalla legge anti-terrorismo entrata in vigore lo scorso agosto e che, anziché contrastare il fenomeno, ha creato ulteriore confusione. Definita “colpevolmente discriminatoria” dall’Osservatorio dei Diritti Umani, la norma prevede che le persone accusate di terrorismo vengano giustiziate senza la possibilità di  alcun processo.  

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