Egitto: nuovi sviluppi sul caso di Giulio Regeni

BEATRICE GUZZARDI

 

EGITTO – Continua l’inchiesta sul caso di Giulio Regeni, il dottorando italiano ucciso lo scorso gennaio in Egitto, dove si trovava per condurre una ricerca sull’economia egiziana per conto dell’Università di Cambridge.

(ANSA) Sono in costante aggiornamento le notizie che riguardano il video trasmesso stamane dalla rete egiziana “Sada El Balad” che ritrae Giulio Regeni pochi giorni prima della sua scomparsa mentre conversa in arabo con Mohamed Abdallah, rappresentante dei venditori ambulanti egiziani che però non appare nelle riprese.

Nel video si sente Abdallah chiedere del denaro a Regeni che probabilmente è ignaro di essere ripreso. "Mia moglie ha il cancro e deve subire un'operazione e io devo cercare denaro, non importa dove". Regeni replica: "Il denaro non è mio. Non posso usare soldi per nessun motivo perché sono un accademico". Alle continue insistenze di Abdallah sui soldi lo studente spiega: "arrivano attraverso la Gran Bretagna e il centro egiziano che lo dà agli ambulanti". "Bisogna cercare di avere idee e ottenere informazioni prima del mese di marzo", dice poi il ragazzo. Alla domanda "che tipo di informazioni vuoi?", risponde: "Qual è la cosa più importante per te per quanto riguarda il sindacato e quali sono i bisogni del sindacato". "Voglio idee a partire da tale questione, la più importante per noi, e si potranno sviluppare le idee", dice ancora Regeni.

Vi sono conferme che il video sarebbe stato girato il 6 gennaio 2016 tramite un apparecchio fornito dalla polizia del Cairo che Abdallah avrebbe nascosto in un bottone della sua camicia. Il filmato inoltre è solo un una sintesi di circa  4 minuti del video originale (della durata di 1 ora e 55 minuti) ed è stato diffuso solo dopo che Magistrati e Carabinieri hanno dato il via libera.

L’interlocutore di Regeni non è un volto nuovo. Secondo l’agenzia Reuters tra i documenti presentati a dicembre dal procuratore egiziano a Roma vi era una testimonianza dello stesso Abdallah. Quest’ultimo aveva infatti spontaneamente parlato alla polizia del suo incontro con Regeni tre giorni prima della suo scomparsa. In particolare, durante un'intervista all'edizione araba di Huffington Post, Abdallah ha ammesso di aver denunciato Regeni alle autorità egiziane a causa delle “domande strane” che il giovane ricercatore italiano era solito fare agli ambulanti per le strade “su questioni che riguardano la sicurezza nazionale”. Abdallah ha poi aggiunto che “ogni buon egiziano avrebbe fatto lo stesso, siamo noi che collaboriamo con il ministero degli interni perchè loro si occupano di noi. Nella mia zona se un poliziotto partecipa ai festeggiamenti di un matrimonio è un prestigio”. Inoltre secondo l’ambulante Regeni non era altro che “una spia uccisa dai servizi segreti stranieri” e che “la sua segnalazione alla polizia potrebbe aver fatto saltare la sua copertura”.

Vi sono tuttavia ulteriori novità riguardanti il caso. Come riportato da Reuters il pubblico ministero egiziano avrebbe infatti concesso alle autorità italiane di visionare un altro filmato proveniente dalle telecamere di sicurezza. In particolare, secondo l’agenzia le prove prese in esame riguarderebbero dei video estrapolati dalle telecamere di sicurezza a circuito chiuso posizionate nella stazione della metropolitana nel quartiere di Dokki al Cairo, luogo presso cui Regeni sarebbe stato avvistato per l’ultima volta e dove si sarebbero svolti “i fatti dell’incidente”.

Reuters ribadisce inoltre che ad aprile fonti dell'intelligence avevano comunicato all’agenzia che Regeni fosse stato arrestato dalla polizia proprio nella zona limitrofa alla stazione della metropolitana del Cairo la sera del 25 gennaio per poi essere portato al Dipartimento di sicurezza nazionale.

Si attendono ulteriori sviluppi. 

 

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