Londra: il terrore continua

Marino D'Amore

L’atto terroristico avvenuto a Londra evidenzia ancora una volta, oltre alla sua drammaticità intrinseca ed evidente, le varie declinazioni che può assumere il fenomeno: si è tornati di nuovo all’azione “low cost” che ricorda molto, nel modus operandi, gli episodi di Nizza e Berlino, ma tuttavia si caratterizza per una maggiore pianificazione, vista la modalità di azione diversificata: furgone, accoltellamenti e cinture esplosive (poi rivelatesi finte, almeno secondo le forze di polizia britanniche), elementi che arricchiscono, ulteriormente e drammaticamente, il repertorio terroristico messo in atto in occidente. A Manchester, invece, è sostanzialmente emerso il riapparire prepotente della strategia kamikaze associata a un’attenta progettualità dell’attentato; tutto ciò grazie alla partecipazione collaborativa di una cellula di supporto, accantonando l’estemporaneità omicida dei lupi solitari.

Ancora una volta dobbiamo registrare un fallimento dell’intelligence in senso generale e, in questo caso, britannica che si è mostrata deficitaria sotto il duplice aspetto comunicativo internazionale e preventivo; soprattutto alla luce delle criticità geopolitiche del periodo, dell’imminenza del voto in Inghilterra e dello stato di allerta del paese, considerato unanimemente al massimo livello di guardia. Tutto questo va a completare un clima europeo caratterizzato dalla paura e dall’allarmismo diffuso come testimoniano i fatti di Torino.

Altro aspetto da considerare è l’uso massiccio dei social media da parte dai diversi attori in gioco. Ciò si evince dalle foto messe in Rete dai siti jihadisti con le immagini di un fucile un coltello e un camion, gli strumenti morte utilizzati, quasi a rivendicare la paternità indiretta dell’attentato, almeno in questa fase. Ma tale utilizzo si evidenzia  anche  dai filmati fatti con gli smartphone da parte dei testimoni, dall’invito delle forze dell’ordine a inviare le prove registrate dell’atto terroristico ai fini dell’attività indagatoria nonché dal messaggio sibillino su twitter della polizia stessa che invitava tutti a “run, hide and tell” (correte, nascondetevi e raccontateci quello che avete visto), palesando apertamente una sostanziale impreparazione all’evento, dovuta, a mio modesto avviso, alla deficitaria azione dell’intelligence, come detto, che vanifica qualsiasi tipo di risposta concreta e fattiva. Un ulteriore elemento “mediatico” su cui porre attenzione è la grande popolarità che ha investito il fotografo italiano Gabriele Sciotto che ha immortalato i corpi degli attentatori uccisi dalla polizia, foto che hanno fatto il giro delle agenzie di stampa di tutto il mondo e che sono al vaglio delle forze dell’ordine britanniche ai fini della loro attività d’indagine.

 Questi sono i punti che, a mio avviso, emergono dall’attuale scenario terroristico e che impongono continue riflessioni a chi governa, concepisce e applica le politiche nazionali e internazionali, gestendo la nostra sicurezza. Nessuno di noi ha una soluzione oggettiva e univoca, ma è indispensabile adottare le strategie più opportune, adeguate ed efficaci per combattere un nemico che muta continuamente e nostro malgrado continua a influenzare, direttamente e indirettamente, la nostra quotidianità.


 L'AUTORE

Laureato in Scienze della comunicazione e Scienze politiche, Marino D’Amore è professore Ph.D. in Criminologia presso la LUDES HEI Foundation Malta campus Lugano, dove si occupa di criminologia, mass media, comunicazione. Docente master Unicusano e Genuensis cic. È autore dei libri: Comunicazione e Social Media e Democrazia e Media editi da Haiku Edizioni; Le vie della comunicazione sono infinite, Crimen Communication, Appunti di Terrorismo. Riflessioni sul fenomeno terroristico” editi da Ludes Press; “Footballinguistica: la Sociolinguistica del mondo del calcio.”, “Età Mediatiche: piccola grande storia dell’Industria Culturale, Democratizzazione mediale. La comunicazione è uguale per tutti? e, insieme a Ugo Barbara, Dal Reportage alla Fiction. Come la cronaca diventa intrattenimento. È giornalista pubblicista, caporedattore della rivista «Noùs. Giustizia sociale e democrazia», vicedirettore della rivista di geopolitica internazionale «AtlasOrbis» e collabora con le riviste «Scienze e Ricerche» e «Nuove frontiere del Diritto».

 

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