Gioventù terrorista. Hamza Bin Laden il nuovo leader di Al Qaeda

Marino D'Amore

Hamza, uno dei figli di Osama Bin Laden, ha diffuso un proclama dal titolo “Avviso a coloro che cercano il martirio in Occidente”, riportato da tutte le agenzie di stampa. Una serie di ordini precisi, uno stimolo all’azione rivolto ai “lupi solitari”, che individua in ebrei, americani,Nato e Russia i propri obiettivi. 

Il messaggio appare come una sorta di celebrazione per l'anniversario della morte del fondatore di Al Qaeda, ucciso dalle forze speciali Usa nel 2011.

Il 28enne, già nella lista nera dei terroristi, ha promesso di vendicare il padre, come è emerso da alcune lettere ritrovate in Pakistan nell’ultimo rifugio di Osama. La rivelazione, che destabilizza gli equilibri internazionali e allerta tutte le intelligence occidentali, è arrivata da un ex agente dell'Fbi, Ali Soufan, che ha iniziato a occuparsi di Al Qaeda dopo l'attacco alle Twin Towers. Una fonte, quindi, assolutamente attendibile ed esperta. Soufan, che sta esaminando le lettere, cita frasi come “ogni sorriso che mi hai dato e ogni parola che mi hai detto mi hanno forgiato come acciaio” e “il cammino della jihad per il bene di Dio è il motivo per cui viviamo”. 

Nel 2015 Al Qaeda aveva diffuso un messaggio audio di Hamza in cui il giovane leader incitava ad attaccare Londra, Washington e Parigi. Un ordine diretto ai suoi seguaci, alla luce dei fatti recenti. Ciò dimostra quindi che i “lupi solitari” sono soggetti eterodiretti. Sfuggenti e poco monitorabili, se ne legittimano le azioni “brandizzandole” con il marchio di Al Qaeda, sempre più competitor dell’Isis nel panorama terroristico internazionale.

Soufan prosegue affermando che Hamza sta sostanzialmente dicendo agli americani: “Stiamo arrivando e ve ne accorgerete, vendicheremo mio padre, l'Iraq, l'Afghanistan”. Aggiunge inoltre che l’investitura di Hamza come leader di Al Qaeda fu pianificata quando lui, ancora bambino, veniva utilizzato nei video di propaganda come simbolo della continuazione dell’opera paterna. 

 Ciò che appare incontestabile è l’utilizzo della comunicazione da parte del terrorismo, sempre più parte integrante delle proprie modalità operative, nonché funzionale alla sua credibilità. Inoltre, la pubblica legittimazione dell’operato dei lupi solitari può causare l’incremento di possibili, drammatiche emulazioni. Ciò  renderebbe ancora più complesso il lavoro delle intelligence nazionali le quali, ora più che mai, devono unirsi sinergicamente in ottica preventiva.


 L'AUTORE

Laureato in Scienze della comunicazione e Scienze politiche, Marino D’Amore è professore Ph.D. in Criminologia presso la LUDES HEI Foundation Malta campus Lugano, dove si occupa di criminologia, mass media, comunicazione. Docente master Unicusano e Genuensis cic. È autore dei libri: Comunicazione e Social Media e Democrazia e Media editi da Haiku Edizioni; Le vie della comunicazione sono infinite, Crimen Communication, Appunti di Terrorismo. Riflessioni sul fenomeno terroristico” editi da Ludes Press; “Footballinguistica: la Sociolinguistica del mondo del calcio.”, “Età Mediatiche: piccola grande storia dell’Industria Culturale, Democratizzazione mediale. La comunicazione è uguale per tutti? e, insieme a Ugo Barbara, Dal Reportage alla Fiction. Come la cronaca diventa intrattenimento. È giornalista pubblicista, caporedattore della rivista «Noùs. Giustizia sociale e democrazia», vicedirettore della rivista di geopolitica internazionale «AtlasOrbis» e collabora con le riviste «Scienze e Ricerche» e «Nuove frontiere del Diritto».

 

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