Il nuovo terrorismo.

Marino D'Amore

I recenti attentati di stampo terroristico, oltre a sottoporci a una naturale ondata di sgomento, vicinanza solidale e partecipazione unita a una continua regressione della sicurezza percepita, evidenziano l’emergere di alcuni elementi che vanno analizzati per comprendere meglio quello che sta accadendo intorno a noi, minacciando costantemente la nostra quotidianità.

In primo luogo, si ripete il modus operandi dei “lupi solitari”, un fenomeno meno monitorabile che attua una sorta di terrorismo low cost in cui gli investimenti umano e finanziario sono relativi, ma l’effetto è drammaticamente devastante e mediaticamente altrettanto visibile.

La Francia, ultimo bersaglio europeo in ordine di tempo, si ritrova di nuovo vittima di un attacco nel giro pochi mesi, circostanza che evidenzia nuovamente la debolezza preventiva, e soprattutto sostanziale, della sua intelligence, sempre più spesso risultata inefficace nel contrastare una minaccia troppo familiare, derivante da un humus socioculturale radicato da tempo in terra transalpina.

Altro punto fondamentale da tenere in considerazione è il processo di radicalizzazione alla causa jihadista che avviene nelle carceri - nuove agenzie di socializzazione per il reclutamento - o nelle periferie delle grandi città francesi, dove i musulmani di seconda e terza generazione vivono costantemente l’esclusione sociale, cercando un riscatto che si concretizza sempre più frequentemente nel fanatismo jihadista.

Inoltre, gli ultimi attentati possono essere interpretati come una sorta di atti di guerriglia in Europa dopo che l’Isis (Daesh o Isil: i diversi acronimi linguistici non fanno altro che indicare una medesima realtà) che si affretta a rivendicarli vede continuamente ridimensionato il proprio raggio d’azione nella regione mediorientale. Soprattutto in Siria, dopo le controffensive delle forze di Assad e i raid aerei delle nazioni europee, rispettivamente coinvolti in alleanze dalla complessa interpretazione. Tanto che gli analisti internazionali paventano la loro possibile alleanza con Al Qaeda in quell’area.

Infine, non dimentichiamo che la coincidenza temporale tra l’attentato e il voto in Francia funge da drammatico catalizzatore del forte vento ultradestrorso che negli ultimi anni soffia con vigore sull’Europa centrale.

Concludendo, questi sono solo alcuni dei punti su cui focalizzare la nostra attenzione per cercare di comprendere un fenomeno come quello terroristico che ogni volta muta e si evolve, diventando sempre meno prevedibile.


 L'AUTORE

Laureato in Scienze della comunicazione e Scienze politiche, Marino D’Amore è professore Ph.D. in Criminologia presso la LUDES HEI Foundation Malta campus Lugano, dove si occupa di criminologia, mass media, comunicazione. Docente master Unicusano e Genuensis cic. È autore dei libri: Comunicazione e Social Media e Democrazia e Media editi da Haiku Edizioni; Le vie della comunicazione sono infinite, Crimen Communication, Appunti di Terrorismo. Riflessioni sul fenomeno terroristico” editi da Ludes Press; “Footballinguistica: la Sociolinguistica del mondo del calcio.”, “Età Mediatiche: piccola grande storia dell’Industria Culturale, Democratizzazione mediale. La comunicazione è uguale per tutti? e, insieme a Ugo Barbara, Dal Reportage alla Fiction. Come la cronaca diventa intrattenimento. È giornalista pubblicista, caporedattore della rivista «Noùs. Giustizia sociale e democrazia», vicedirettore della rivista di geopolitica internazionale «AtlasOrbis» e collabora con le riviste «Scienze e Ricerche» e «Nuove frontiere del Diritto».

 

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