Nazioni Unite su caso Rohingya: “è pulizia etnica”

Beatrice Guzzardi | 12 settembre

Le violenze che stanno colpendo i Rohingya in Myanmar “sembrano  un tipico caso di pulizia etnica”. A dichiararlo è il responsabile dei diritti umani alle Nazioni Unite, Zeid Raad Al Hussein, alla BBC.

Con queste parole Zeid sta esortando il Myanmar a porre fine alla “crudele operazione militare” che sta prendendo piede nello stato di Rakhine.Al momento più di 300.000 Rohingya sono fuggiti in Bangladesh dopo le violenze degli ultimi mesi. 

Le autorità dichiarano tuttavia che la loro è solo una risposta agli attacchi dei Rohingyae, negando inoltre di colpire i civili.

Zeid sostiene che le operazioni militari in corso siano “palesemente sproporzionate”. La situazione non potrà ristabilirisi mai del tutto. Il Myanmar ha infatti vietato l’accesso agli investigatori internazionali, nonostante le Nazioni Unite abbiano ricevuto “diverse denunce di esecuzioni extragiudiziali e sparatorie, nonché immagini via satellite che mostrano le forze di sicurezza e i militari locali bruciare i villaggi Rohingya”.

Le violenze sono iniziate il 25 agosto quando membri delle comunità Rohingya hanno attaccato alcune postazioni di polizia a nord della ragione Rakhine, uccidendo dodici uomini del personale di sicurezza.

La popolazione Rohingya ha iniziato la propria fuga dal Myanmar dopo che i militari hanno risposto agli attacchi bruciandone i villaggi. Non è la prima volta tuttavia che accadono episodi simili.

I Rohingya sono una minoranza musulmana di Rakhine, dove la popolazione è principalmente buddhista.

“Chido al governo di porre fine a queste operazioni militari per evitare ulteriori gravi discriminazioni verso i Rohingya”, ha dichiarato Zeid.

Il Bangladesh ne ha già ospitati centinaia di migliaia di Rohingya. Gli attuali campi sono completamente pieni e i nuovi arrivati sono costretti a dormire ovunque trovino riparo. Le autorità hanno iniziato a registrare i nuovi arrivati prendendo loro generalità e impronte digitali.

Sabato i Rohingya hanno chiesto un cessate il fuoco per permettere alle agenzie umanitarie di entrare nel paese, ma il governo del Myanmar ha rifiutato.

Aung San Suu Kyi sta affrontando numerose critiche per la sua incapacità nel protegggere la popolazione Rohingya. Il Dalai Lama l’ha esortata a “comunicare con tutti i gruppi presenti nel paese”.

Fonte: BBC

Photo Credit / ©Foreign and Commonwealth Office / Flickr.com (CC BY-ND 2.0) 

 
 

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