Emicranie, sordità, disturbi cognitivi: presunti “attacchi sonori” e gli USA ritirano il 60% dei diplomatici da L’Avana

MARCO FLAVIO LAPICCIRELLA 

Non si tratta di un film di 007. Non è un episodio uscito dalla penna di Ian Fleming, o da quella di Jeffery Deaver, Tom Clancy o John Le Carré. È una particolare vicenda del tutto reale, una questione ancora più che da chiarire che però, per ora, ha già portato il governo degli Stati Uniti lo scorso 29 settembre ad invitare il 60% del proprio corpo diplomatico impegnato a L’Avana ad abbandonare la sede di rappresentanza nell’isola di Cuba, riaperta dopo innumerevoli dialoghi e mediazioni nell’agosto 2015 sotto l’amministrazione Obama. 

Il motivo: presunti “attacchi acustici” che avrebbero minato la salute di 21 cittadini americani tra ufficiali diplomatici e familiari, vittime, insieme ad altri rappresentanti canadesi, di fenomeni spiacevoli attribuiti a sofisticate tecnologie di offesa sonora.

Il Guardian ha diffuso la testimonianza di un diplomatico che, pernottando in un Hotel di L’Avana, si sarebbe svegliato dopo aver avvertito un “rumore stridente e assordante”. Alzatosi e mossosi di pochi passi sarebbe ricalato nel naturale silenzio. Ma, riportandosi verso il letto, eccolo ripiombare all’interno di una cappa di rumore straziante, “come se fosse avanzato attraverso una parete invisibile che tagliava di netto la sua camera”.

«Nessuno ha trovato una spiegazione ragionevole. È solo un mistero, dopo un mistero, dopo un mistero – ha dichiarato Fulton Armstrong, ex agente della CIA esperto del territorio cubano.

Perdita parziale dell’udito, difficoltà di parola, emicranie, capogiri, fatica a dormire, disturbi cognitivi: questi i sintomi denunciati dalle vittime di quelli che sono stati definiti anche genericamente “attacchi alla salute”.   

Da qui il provvedimento dell’amministrazione Trump, sintetizzato a livello pubblico dallo stesso commento del presidente: «Cose molto gravi sono successe a Cuba», linea ripresa da altre dichiarazioni degli uffici governativi sull’obbligo di “proteggere i diplomatici e le loro famiglie” e infine dall’invito all’allontanamento del corpo di rappresentanza dalla capitale cubana.

Per il momento non è ancora del tutto chiaro se si tratti di un’esortazione che gli ufficiali diplomatici statunitensi possano prendere come opzionale o come perentoria. Ad ogni modo, se le istituzioni cubane, oltre ad aver garantito la piena serietà nell’indagare sulla vicenda, hanno bollato la decisione dell’amministrazione americana come “affrettata”, il segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha sottolineato come le relazioni diplomatiche tra i due Paesi continueranno.

Fonti: Sky, Il Sole 24 OreGuardian, Il Fatto Quotidiano

Photo Credit / ©Public Domain / Wikimedia Commons  (CC BY 2.0) 

 
 

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