Australia: volevano far esplodere un aereo dell’Etihad. Arrestate due persone

Gianluca Chiusano | 9 agosto

Australia – I due uomini arrestati lo scorso 29 luglio con l’accusa di terrorismo volevano far esplodere una bomba su un volo dell’Etihad in partenza da Sydney.

Lo scorso 15 luglio Khaled Khayat, quarantenne residente a Sydney, si era recato presso l’aeroporto locale con dell’esplosivo occultato in un bagaglio. Secondo la polizia, la valigia doveva essere affidata al fratello di Khaled, senza che quest’ultimo fosse a conoscenza del suo contenuto. Tuttavia, per ragioni ancora da chiarire, il bagaglio non è mai arrivato al check-in. Il presunto attentatore, infatti, aveva lasciato l’aeroporto prima d’incontrare il fratello.

“Si tratta di uno dei piani più sofisticati che siano mai stati escogitati”, ha commentato Michael Phelan, vice commissario della polizia federale australiana. “Se non fosse stato per l’ottimo lavoro dell’Intelligence, sarebbe potuta accadere una catastrofe”.

I componenti dell’ordigno, definiti da Phelan di alto livello ingegneristico, erano stati spediti da un membro di Daesh tramite un carico aereo in partenza dalla Turchia, dopo che un comandante dello Stato Islamico aveva istruito i due uomini su come assemblarli.

Tuttavia, dopo il tentativo dello scorso 15 luglio, gli attentatori avevano cambiato strategia, pianificando la costruzione di una bomba contenente solfuro d'idrogeno. Gli obiettivi sarebbero stati casuali, anche se il comandante di Daesh aveva suggerito ai due uomini di collocare l’ordigno in ambienti affollati, come ad esempio un mezzo di trasporto pubblico.

La polizia non era a conoscenza del piano fino a quando non è stata avvertita dall’Intelligence lo scorso 26 luglio. Il raid è avvenuto tre giorni dopo, portando all’arresto di quattro persone. Di queste, tuttavia, soltanto due sono state formalmente accusate di terrorismo. Una terza è tuttora sotto custodia, mentre la quarta è stata rilasciata.

Fonte: Al Jazeera, The Daily Telegraph

Photo Credit / ©Benedikt Lang / Flickr.com (CC BY-NC-ND 2.0)

 
 

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