Attentato a Kabul: ISIS provoca 80 morti e 350 feriti

Daniele Genick | 31 MAGGIO

Kabul, Daesh colpisce ancora. Mercoledì 31 maggio. Sono le 8.25 quando a Zanbaq Square, nei pressi della green zone che ospita numerose ambasciate e i principali palazzi governativi, una violentissima esplosione uccide 80 persone ferendone più di 350.

A confermarlo è Basir Mujahid, portavoce della polizia di Kabul. All’inviato dell’agenzia Reuters accorso sul posto insieme a decine di ambulanze e militari, il funzionario dichiara che un’autobomba è esplosa nei pressi dell’ambasciata tedesca.

Berlino, tramite una nota del ministro degli esteri Sigmar Gabriel, conferma che alcuni membri del proprio staff diplomatico sono feriti, mentre la guardia afghana all’ingresso dell’edificio è morta insieme a un autista locale che trasportava alcuni giornalisti della BBC rimasti leggermente contusi.

È tuttavia ancora impossibile stabilire quale fosse il reale obiettivo degli attentatori. Il portavoce della Nato a Kabul ha confermato che alcuni dei militari afghani che sorvegliano costantemente la green zone hanno impedito al conducente del veicolo successivamente esploso di accedere all’area, ipotizzando pertanto che il reale obiettivo dell’attentato non sia stato realizzato.

Secondo lo staff del ministro della sanità di Kabul, la provvisorietà del bilancio dei feriti è confermata dalle decine di civili giunti al principale ospedale della capitale in gravissime condizioni. Tra questi, numerosi sono i bambini.

Cecilia Strada, presidente di Emergency, ha reso noto in un tweet che il presidio sanitario dell’organizzazione è stato danneggiato dall’esplosione, anche se lo staff è al momento impegnato a soccorrere e curare i feriti trasportati presso la struttura.

Immediata e unanime la condanna da parte delle istituzioni locali e internazionali. Fra le prime, il presidente Ghani e il premier Abdullah hanno espresso il proprio disprezzo per chi osa macchiare il mese sacro del Ramadan con il sangue di numerosi fedeli innocenti.

Fra le seconde, il primo ministro indiano Modi ha reso pubblica la vicinanza del suo governo alle autorità afghane rinnovando il proprio impegno nella lotta al terrorismo. Analoghe le dichiarazioni del ministero degli esteri del Pakistan, la cui popolazione costituisce uno dei principali obiettivi della violenza jihadista.

Se i Talebani, tramite il portavoce Mujahid, hanno pubblicamente condannato l’attentato, lo Stato Islamico, responsabile dell’attacco dello scorso 3 maggio, ha rilasciato un comunicato attraverso la propria agenzia Amaq rivendicando la strage, senza tuttavia fornire notizie specifiche. 

 

Fonti: Ansa, La Repubblica, BBC, Reuters

 

 

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