Chelsea Manning, l’informatrice per WikiLeaks liberata da Obama

Beatrice Guzzardi

 

Il presidente Obama ha graziato la militare americana transgender Chelsea Manning che uscirà di prigione il 17 maggio 2017. Manning era stata condannata a trentacinque anni di carcere per aver trasmesso nel 2010 documenti sensibili al sito WikiLeaks fondato da Julian Assange. 

L’accusa

Il soldato era stato condannato poiché ritenuto colpevole di ben ventidue reati, tra i quali la violazione dell’Espionage Act del 1917, e ristretto nel carcere maschile di Fort Leavenworth in Kansas, dove aveva tentato due volte il suicidio. L’accusa principale consisteva nel possesso con finalità divulgative di 700.000 file tra video e documenti diplomatici e militari secretati. Nel più noto - non a caso diventato virale - si vedeva un elicottero Apache, in forza presso il contingente statunitense in Iraq, che apriva il fuoco uccidendo dodici civili, tra i quali due inviati dell’agenzia Reuters come riportato dalla CNN. A questo si aggiungevano diversi messaggi scambiati tra diplomatici e funzionari dell’intelligence americani, in cui si asseriva che i prigionieri di Guantanamo venissero detenuti senza un giusto processo.

L’hacker reo confesso Adrian Lamo rivelò ai media e alle autorità che Manning gli aveva confessato tutto durante una conversazione su Internet. Nei messaggi scambiati tra i due, in seguito pubblicati sul sito di Wired, Manning scriveva: “Ascoltavo e cantavo in playback la canzone Telephone di Lady Gaga mentre trafugavo quella che è probabilmente la più grande quantità di dati riservati nella storia americana”. 

Chi è Chelsea Manning? 

Chelsea Manning era in realtà conosciuta come Bradley Manning, arruolatosi nel 2007 nelle forze armate statunitensi per potersi pagare le spese del college. Secondo gli amici, tuttavia, non era soddisfatto della sua decisione e la situazione peggiorò quando venne spedito in Iraq nel 2009. Solo successivamente ammise di essersi arruolato nel tentativo di liberarsi della sua volontà di sentirsi e voler essere una donna.

Il soldato americano decise di fare outing durante un suo discorso alla NBC (trasmittente americana) affermando di essersi sempre sentito una donna e di volersi chiamare Chelsea, richiedendo inoltre di essere sottoposto a una terapia ormonale. Quando Manning aveva venticinque anni il suo avvocato, David Coombs, aveva dichiarato che il suo principale obiettivo era quello di “garantirle di essere la persona che non aveva mai avuto l’opportunità di essere” e che avrebbe fatto di tutto per permettergli di sottoporsi al trattamento ormonale richiesto, specificando che Manning non voleva che ciò costituisse “una strategia per oscurare il caso”. Nel 2013, durante un’udienza preliminare della Corte Marziale, uno psicologo dichiarò che Manning aveva combattuto la sua identità di genere per diventare una donna. Nel 2014 il giudice militare gli concesse di cambiare il proprio nome da Bradley Edward a Chelsea Elizabeth Manning. Nel 2016 tentò di togliersi la vita nella prigione militare del Kansas dopo aver iniziato uno sciopero della fame affinché fosse sottoposta all’intervento chirurgico per il cambiamento di sesso: l’Army le concesse l’autorizzazione necessaria.

La grazie del Presidente Obama
Il presidente uscente Barack Obama ha deciso di commutare la sentenza di 209 detenuti e di graziarne altri 64. Le sentenze commutate da Obama sono state in totale 1385, molte di più rispetto a quelle dei dodici presidenti che l’hanno preceduto.
 
Il Senatore Repubblicano John McCaine sostiene che la decisione sia un “grave errore” e teme che non farà altro che incrementare ulteriori atti di spionaggio, mentre il repubblicano Paul Rayan l’ha definita addirittura “oltraggiosa”.
 
Pochi giorni fa il fondatore di WikiLeaks Julian Assange - al momento rifugiato da diversi anni presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra - si era detto disponibile a espatriare in America, a patto che venisse scarcerata l’amica Manning. L’Ufficio Stampa della Casa Bianca ha tuttavia sostenuto che le parole di Assange non abbiano avuto alcuna influenza sulla scelta del Presidente, mentre il Dipartimento di Stato ha affermato di non avergli consigliato la sua estradizione.
 
Il caso Snowden

Diverse fonti sostenevano che Manning fosse da tempo nella short-list del Presidente e per questo motivo in molti avevano fatto sentire la propria voce esortandolo a concedergli la grazia. Tra questi anche Edward Snowden, ex agente dell’NSA, il quale nel 2013 aveva trasmesso informazioni sensibili a diverse testate giornalistiche, tra le quali il Guardian e il Washington Post, e che è attualmente rifugiato in Russia. Anche Snowden aveva chiesto che gli fosse garantita la grazia del presidente Obama, ma la Casa Bianca ha sempre ribattuto che Manning ha potuto usufruire di questo particolare “atto di clemenza” poiché si è sottoposta al sistema giudiziario militare, mentre Snowden ha lasciato il territorio statunitense dal 2013, evitando così una pena probabilmente superiore ai 30 anni di carcere. Nonostante il veto di Obama riguardo al suo caso, Snowden, appresa la notizia del rilascio di Manning, ha twittato :“Let it be said here in earnest, with good heart: Thanks, Obama! (Lasciate che si dica, seriamente, con tutto il cuore, Grazie Obama!”.

 


Fonte BBC: http://www.bbc.com/news/world-us-canada-38659068

 

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