Traccia #1

Dati della ricerca di Michele Groppi sulla radicalizzazione islamista in Italia

In fatto di terrorismo e di radicalizzazione islamista, il nostro Paese non può essere paragonato a realtà come Belgio, Francia e Gran Bretagna. Dal 2015, gli attacchi sul suolo europeo rivendicati dallo Stato Islamico (ISIS) sono stati 40, ma nessuno di questi ha colpito il Belpaese. Molteplici sono le ragioni che, fino ad ora, ci hanno protetto: l’efficacia delle nostre forze dell’ordine e delle misure legislative di contrasto; il ruolo meno invasivo dell’Italia in Medio Oriente e Nord Africa rispetto ad altri attori occidentali; il fatto che l’ISIS non abbia ancora voluto farci male.

Seppur ancora risparmiati, i fatti e i numeri ricercati da Michele Groppi parlano chiaro: non siamo immuni a dinamiche di terrorismo e radicalizzazione. L’ISIS ha infiltrato i nostri confini con predicatori come Bilal Bosnic e Musa Cerantonio con lo scopo di reclutare adepti per i teatri di Jihad mediorientali. Non a caso, almeno 110 combattenti sono partiti dall’Italia alla volta del Califfato. Focolai di jihadisti legati allo Stato Islamico sono stati smantellati in varie parti della penisola. E alcuni dei loro membri erano pronti a compiere attentati in luoghi simbolo come il Vaticano.

Sebbene la stragrande maggioranza della comunità islamica italiana abbia fortemente rigettato ogni forma di terrorismo e fanatismo, una considerevole minoranza al suo interno ha ciononostante sostenuto visioni violente. In verità, il 24% dei soggetti esaminati crede che la violenza sia giustificabile in difesa della fede e il 30% punirebbe chi offende l’Islam e il suo Profeta. Seppur questo non sia automaticamente indicativo di metodi violenti, chi si è mostrato in accordo sul dovere di punire gli schernitori ha avuto una probabilità dell’80% di sostenere la violenza. Inoltre, il 10% e il 13% dei soggetti legittima la lotta di Al Qaeda e ISIS. La variabile maggiormente associata alla violenza è stata quella ideologica, la quale ha dominato in ogni test statistico svolto, screditando teorie di discriminazione, ingiustizia sociale e risentimento alla politica estera occidentale.

Alla luce di tali dati, invitiamo gli studenti a creare/immaginare/proporre piani d’azione contro il processo di radicalizzazione islamista in Italia. In altre parole, dati i risultati e le variabili dello studio, cosa dovrebbe fare il nostro Paese per contrastare il rischio di radicalizzazione islamista?

Idee su come costruire il policy paper e le sue raccomandazioni – oltre a titolo, definizioni, riassunto e le voci restanti- in seguito alla scelta del ruolo che ogni studente intende ricoprire.
    1. Definizioni: scegliere una definizione di radicalizzazione
    2. Background: parlare brevemente della letteratura sulla radicalizzazione islamista, le sue cause, i suoi modelli e i maggiori risultati trovati in Italia
    3. Identificare l’obiettivo/interesse principale dell’attore/attori coinvolti: in base al ruolo scelto, identificare il proprio interesse
    4. Politiche/piani d’azione passati: quali misure sono già state prese contro la radicalizzazione islamista in Italia?
 
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