La sicurezza aziendale: uno sguardo introduttivo alla professione

INTERVISTA AL PROF. FRANCO FANTOZZI, ASSOCIATE SECURITY DIRECTOR AL BRISTOL-MYERS SQUIBB..


 INDICE
  1. Cos’è la security aziendale e chi se ne occupa?
  2. E’ volto alla tutela e gestione della sicurezza soltanto un individuo oppure più persone?
  3. In Italia, vale ancora quel retaggio culturale per cui la gestione della sicurezza è affidata ancora alle forze dell’ordine?
  4. In tutto il mondo i concetti di safety e security vengono differenziati. In Italia invece no. Come mai?
  5. Quali sono i consigli che suggerisce a chi desidera occuparsi della sicurezza aziendale?
  6. Quale percorso accademico suggerisce ? O meglio, quali corsi possono rilasciare quelle certificazioni necessarie per la qualifica di security manager?

1) Professore, lei si è da sempre dedicato al settore della sicurezza, sia pubblica che privata. Per questo motivo ritengo che sia la persona più indicata per poter discutere della security aziendale. Comincerei innanzitutto a definire cos’è la security aziendale e chi se ne occupa?

Essenzialmente, la security aziendale rappresenta l’insieme di tutti quei processi e quelle attività finalizzate a tutelare gli assets di una azienda nel suo complesso, dunque sia dei suoi beni fisici (l’azienda stessa, i macchinari volti alla produzione e i prodotti stessi) che le persone che lavorano al suo interno. Tutte queste attività vengono gestite dal security manager il quale, a seconda della dimensione dell’ azienda e a seconda del proprio profilo, può avere una configurazione professionale differente. Tuttavia, tale professione si sta sempre di più delineando come una professione di alto livello nel management di un azienda, piccola o grande essa sia.

2) E’ volto alla tutela e gestione della sicurezza soltanto un individuo oppure più persone?

Non possiamo dare una risposta valida per tutte le circostanze. Vi sono aziende che affidano i  servizi più strettamente operativi in outsorcing, dunque a società di sicurezza private con la gestione dal punto di vista procedurale e strategico del security manager, collaborando congiuntamente anche con le forze dell’ ordine nel caso delle crisi e di emergenza. In questi casi siamo di fronti ad una persona che si può avvalere di un paio di collaboratori. In altre realtà vi sono dei veri e propri dipartimenti di sicurezza, soprattutto quando si tratta di multinazionali con sedi all’ estero.  In questo caso, vi saranno anche dei “local security manager” che dipendono da un “corporate security manager”. Dunque dipende molto dalla dimensione dell’ azienda con cui abbiamo a che fare.

3) Tra le varie dimensioni che ingloba il concetto di sicurezza vi è anche quella della safety. Tuttavia, essa deve essere distinta dalla security. In tutto il mondo infatti questi due concetti vengono differenziati. In Italia invece no. Come mai?

La confusione è dettata dal termine  comune per entrambi le situazioni. In Italia definiamo sicurezza sia ciò che è tutela del lavoratore all’ interno dell’ azienda, ovvero quella che gli anglosassoni definiscono come “safety” correttamente, riferendosi alla disposizione 81/2008. Tale disposizione ingloba per l’appunto tutte le norme finalizzate alla tutela del lavoratore all’ interno dei luoghi di lavoro, così come eventuali  fornitori, visitatori o clienti. Per quanto riguarda il concetto di security, essa è rivolta alla tutela dei rischi esogeni, cioè provenienti dall’ esterno.  Si rivolge alla protezione degli assets personali e di proprietà delle aziende, ossia tutto ciò che riguarda l’esterno. Dunque la confusione è data dal fatto che in Italia a volte il responsabile della sicurezza è incaricato a svolgere entrambe le funzioni. Tuttavia negli ultimi tempi questa visione si sta evolvendo, anche se la professione del security manager non è normata da leggi ma soltanto dalla norma UNI. Anche questo vuoto normativo dunque può contribuire a questa confusione “etimologica”.

4) Questo potrebbe essere anche un motivo per cui, in Italia, vale quel retaggio culturale per cui la gestione della sicurezza è affidata ancora alle forze dell’ordine?

Assolutamente sì. In Italia, come ho già detto, si sta procedendo verso una direzione diversa. Finalmente si sta cominciando a parlare di “security” anche all’ interno dell’ ambiente accademico. Diverse università stanno infatti cominciando ad intraprendere dei percorsi finalizzati all’ ambito della security. Questo sia per coloro che desiderano trovare un impiego all’ interno della pubblica amministrazione, sia per coloro che invece ambiscono a svolgere questa professione nel privato. Questa è una grande conquista rispetto al passato, quando si pensava che aver prestato servizio nelle forze dell’ ordine fosse un dato sufficiente per poter svolgere questa professione. Per poter svolgere la professione del security manager delle aziende, a mio avviso, la formazione accademica è indispensabile. Questo per poter avere una conoscenza a 360° delle funzioni e delle attività del security manager, e dunque per poter svolgere al meglio la professione.

5) Dunque per il futuro sembra che ci potranno essere delle possibilità in Italia per chi volesse intraprendere questa professione. Al riguardo lei che consigli suggerisce per chi desiderasse occuparsi della sicurezza aziendale?

Ha detto bene.  Le prospettive per il momento sembrano essere “rosee”. E’ una professione in crescita, richiesta in determinate situazioni.  Ci sono norme in Italia, come la 231/2001, che riguarda la responsabilità penale d’impresa, ed altre che prevedono la figura del “security manager” o del “compliance officer” che rispondano direttamente all’ amministratore delegato e che abbiano la responsabilità di prevenire, controllare e gestire il rischio. Il consiglio che posso dare al riguardo è quello di seguire un percorso accademico e specialistico in modo da ottenere una certificazione; dopodiché bisognerebbe anche cogliere le opportunità che si stanno presentando nel mondo del lavoro. Esso ingloba svariate applicazioni. Dal mondo sportivo a quello degli handler aereoportuali, così come le aziende produttrici di farmaci o di trasporto vi sono problemi di sicurezza, dunque dovranno necessariamente  affidare ad un security manager per la gestione delle loro procedure o per l’ottenimento di una determinata certificazione. A mio avviso quindi c’è da ben sperare per questo settore, sempre che questo trend continui.

6) Proprio riguardo al percorso accademico cosa suggerisce in merito? O meglio, quali corsi possono rilasciare quelle certificazioni necessarie per la qualifica di security manager?

Io ritengo che l’uno non escluda l’altro. Il percorso accademico, come previsto dalla norma UNI, è inevitabile. Per quanto riguarda la certificazione, se si ha subito l’opportunità di entrare nel mondo professionale, è meglio ottenerla attraverso le associazioni di categoria. In caso contrario non è da escludere la frequenza di corsi dalla durata di 6 mesi che rilascino queste certificazioni. Sicuramente l’ aggiornamento professionale sarà indispensabile per mantenere viva questa certificazione. Comunque sia se si avesse l’ opportunità sarebbe meglio unire entrambe le strade.

Ringrazio vivamente il prof. Fantozzi per la disponibilità concessami per l’intervista.

Licenza Creative Commons