INTERVISTA AL DOTT. ROBERTO ZEOLI, SECURITY MANAGER DI EXPO 2015.


INDICE

1) Expo puo' essere considerato una delle più grandi sfide per gli stati ospitanti l’evento, in particolare per quanto riguarda la gestione della sicurezza. Considerati gli attacchi terroristici precedenti l’evento (quali ad esempio l’attentato a Charlie Hebdo il 07/01/2015 o Copenaghen il 14/02/2015) e in più generale il clima di terrore che sta attanagliando l’Europa, in che modo al giorno d’oggi il terrorismo ha condizionato la gestione dei grandi eventi? La possibilità di attentato terroristico è da annoverare tra i vari fattori di rischio più rilevanti che possono colpire un grande evento o vi sono minacce ancora piu’ insidiose?

Qualsiasi Stato scelga di candidarsi per ospitare l’Esposizione Universale è perfettamente a conoscenza di quale tipo di sfida sta accettando, da qualsiasi punto di vista. L’estrema complessità delle dinamiche di funzionamento che vanno dal periodo della candidatura alla fase di dismantling, passando per le delicate fasi di costruzione e di apertura al pubblico, richiedono uno straordinario impegno manageriale in tutti i settori. Quello della sicurezza è sicuramente “uno dei più” importanti, ma diventa “il più” importante quando lo scenario geopolitico non garantisce degli equilibri ragionevoli e rassicuranti. Non c’è da finalizzare l’analisi in merito, è davanti agli occhi di tutti quello che sta succedendo. In questo particolare momento storico la preoccupazione dei tanti, semplici e comuni cittadini non è conoscerne le cause, ma evitare i preoccupanti e terribili esiti.

Il terrorismo, in tutte le sue forme, ha sempre avuto un alto livello di attenzione in occasione dei grandi eventi in quanto è cultura comune che gli attacchi terroristici possano colpire luoghi maggiormente attraenti dal punto di vista mediatico. Questo mito, negli ultimi anni sta decadendo, colpire una struttura protetta sta diventando sempre più difficile. Lo sanno bene anche le organizzazioni terroristiche, di qualsiasi derivazione,  che programmano bene determinate azioni in termini costi/benefici perché anche loro hanno risorse limitate. Si pensi solo al fatto che a Parigi, allo Stade de France, l’attentatore suicida ha solo tentato di entrare nello stadio, probabilmente consapevole che le misure di sicurezza erano troppo rigide. È bene precisare che l’atto di per sé non è lo scopo, ma il mezzo per raggiungerlo. La strategia del terrore è mutata e gli effetti sono ancora più devastanti perché non ci sono punti di riferimento e qualsiasi luogo può diventare scenario di un attacco. In quest’ottica, per assurdo, un contesto iper protetto potrebbe essere percepito più sicuro dei comuni luoghi di aggregazione sociale.

Statisticamente non c’è stato mai un attacco terroristico nella storia dell’Expo. Tutto ciò non esclude che possa esserci ed è, quindi, obbligo del Paese ospitante ridurre al minimo il rischio di accadimento mantenendo, però, un’atmosfera ospitale. Tale concetto è rilevante nella gestione dei grandi eventi. I potenziali visitatori devono percepire la giusta dose di sicurezza che dia la possibilità di vivere un’esperienza positiva e spensierata.

Fin dai tempi dell’assegnazione, il management di Expo 2015 ha sviluppato processi di mappatura e valutazione dei rischi per individuare la corretta strategia da intraprendere. Il costante monitoraggio e la duttilità dei processi hanno consentito di poter apportare in caso di necessità qualsiasi modifica alle procedure di gestione consentendo un facile adattamento agli scenari emergenti. Dopo gli attacchi di Parigi e Copenaghen il livello di sicurezza si è innalzato e si è dovuti ricorrere a procedure restrittive con relativo irrigidimento di processi e fasi realizzative. Il tutto ha avuto una pesante ripercussione sulla fase organizzativa, ma la flessibilità del modello costruito ha agevolato di gran lunga la gestione.

Il terrorismo non è l’unico rischio che può palesarsi in occasione di un Expo. È chiaro che la tipologia di accadimento è di per sé particolare per la sua natura; provoca morte, danni e crea tensione e insicurezza tra la popolazione. Ma chi organizza questo tipo di eventi ha l’obbligo anche di mappare e dare il giusto peso ad altre tipologie di rischio tenendo ben presente anche quelli di nuova generazione.

Per ogni rischio è stata identificata la provenienza e un indice di probabilità e potenziale severità. Il campo esplorato è stato vasto, dall’incidente di cantiere al cyber risk, dall’evento naturale al crash tecnologico del sistema di ticketing fino allo slittamento/interruzione o cancellazione dell’evento.

Qualsiasi minaccia avrebbe potuto compromettere l’ingente lavoro svolto per la buona riuscita dell’evento. Al fine di evitare ogni possibile incidente, potenzialmente dannoso anche in presenza di procedure di Business Continuity, sono state definite e attuate dinamiche operative in piena intesa con le autorità di pubblica sicurezza realizzando una sinergia di rara efficacia».

2) Tra le altre minacce possiamo prendere come esempio la manifestazione no-expo che si e’ tenuta il giorno di apertura di expo, degenerata in una vera e propria guerriglia urbana a causa delle infiltrazioni dei black bloc. Sebbene questo episodio si sia verificato al di fuori del territorio da voi presidiato e controllato, quando avete pianificato le vostre strategie d’intervento avete considerato anche l’eventualita’ che si sarebbe potuto verificare un’episodio del genere? Non avete ricevuto alcuna informazione sulle possibili insidie da parte loro?

I rischi legati ad un evento di caratura universale sono molteplici sia quantitativamente che qualitativamente. Come già ribadito il terrorismo è stato sempre considerato in prima linea anche perché mediaticamente ha sempre avuto, e tutt’ora ha, una risonanza di un certo livello.

Il Comitato No Expo (questa rete eterogenea di comitati, associazioni, centri sociali, attivisti del sindacalismo di base, militanti della sinistra radicale) nato nel 2007 contro la candidatura di Milano a ospitare Expo 2015, ha sempre costituito una minaccia per la Società Expo 2015 S.p.A. non tanto per le iniziative contro le attività intraprese per portare a termine l’impegno (ognuno è libero di manifestare le proprie intenzioni) quanto per le modalità di azione. In alcuni casi oltre ad un semplice boicottaggio informativo, hanno proceduto ad attacchi diretti finalizzati all’interruzione delle lavorazioni legate all’evento. A Marzo 2015, un gruppo di attivisti ha sfondato le recinzioni temporanee del cantiere e ha imbrattato i mezzi d’opera delle imprese. Il risvolto è stato sorprendente; i lavoratori stessi si sono ribellati all’atto criminale ai loro danni cercando di punire personalmente gli autori.

Fino a quel momento, sebbene vi fosse sempre stato un monitoraggio da parte delle Forze dell’Ordine, non vi era stato mai un attacco diretto al sito. Le manifestazioni si erano sempre svolte in ambiti definiti e concordati con relativa autorizzazione da parte della questura. Il primo Maggio degli anni precedenti i No Expo si sono accostati agli altri gruppi organizzati presenti sul territorio nel classico corteo milanese, il May Day.

Anche in occasione del May Day del 2015 il gruppo ha partecipato al corteo tra le vie della città mai palesando alcuna intenzione di avvicinarsi al sito. Tale proposito però non è stato mai dato per scontato e in prossimità del sito sono stati istituiti punti di controllo per monitorare un eventuale avvicinamento di frange violente. Le attività di vigilanza, sia pubblica che privata, sono state intensificate sia quantitativamente che nel tempo».

©FEDRA STUDIO / WIKIMEDIA COMMONS (CC BY-SA 2.0)
 

3) Durante l’evento, a tutelare i singoli individui erano presenti, oltre le ff.oo., anche l’esercito italiano e i servizi di vigilanza privata . Qual è sostanzialmente la differenza tra i tre diversi gruppi per quanto riguarda l’operatività e la competenza? Ognuno aveva il compito di presidiare su una determinata area dell’expo oppure non esistevano limiti territoriali al riguardo? In quale fase della progettazione sono stati ripartiti i diversi compiti degli agenti e chi e’ deputato ad assegnarli? Gli agenti erano coordinati distintamente a seconda delle forze di appartenenza oppure c’era un’ unica centrale di comando che ripartiva  loro gli ordini?

«L’assetto dei corpi, sia essi pubblici che privati, per la tutela del sito e di tutti coloro che all’interno di esso, a qualsiasi titolo, erano autorizzati ad entrare è stato pianificato con largo anticipo ai tavoli tecnici – operativi della Prefettura di Milano.

Ognuno ha avuto uno specifico compito secondo gli ingaggi previsti e il fabbisogno richiesto. Le Forze dell’ordine sono state distribuite all’interno del Sito secondo un modello a rotazione per aree. Il Sito è stato, infatti, suddiviso in cinque macro aree e quotidianamente gli agenti dei rispettivi corpi si avvicendavano nelle attività routinarie di presidio e controllo. Tale modalità ha consentito un’approfondita conoscenza delle aree ed evitato un sovrapporsi di ruoli che avrebbe potuto creare problemi nella gestione di eventuali criticità.

Ovviamente c’è stata anche la suddivisione per specializzazione dei singoli corpi. Alla GdF competevano i controlli di natura fiscale e poi a seguire le altre tipiche attività. Alla Polizia di Stato competevano le attività di Intelligence e controllo di particolari attività (eventuali manifestazioni No – Expo), scorte per le visite di Stato e attività investigative. Ai Carabinieri competevano attività di intervento speciale e analisi dei contesti internazionale tipiche dei loro  reparti. La polizia Penitenziaria ha contribuito alla gestione dei controlli agli accessi ed infine il Corpo Forestale dello Stato ha contribuito ai controlli fito-sanitari.

Un’altra fetta di presidio e controllo è stata affidata all’Esercito Italiano. Nell’ambito dell’ operazione “Strade Sicure” si è fatto ricorso all’utilizzo delle forze armate per il presidio degli accessi e del perimetro del Sito espositivo. L’attività veniva implementata nella fascia notturna a supporto delle complesse attività di logistica del Sito. All’Esercito Italiano è stato inoltre affidato il compito di controllo delle merci in ingresso al Sito.

Infine, alla vigilanza privata è stata demandata l’attività complessa dei controlli di sicurezza dei visitatori e dello staff. Si è fatto ricorso a questa figura per poter effettuare, seguendo il modello aeroportuale, lo screening di sicurezza per evitare l’introduzione di articoli proibiti all’interno del Sito. Le attività erano supervisionate dalle Forze dell’Ordine. Hanno inoltre svolto attività di presidio e pronto intervento delle facilities sotto diretto controllo della società Expo 2015 e hanno contribuito a mantenere l’ordine in occasione degli spettacoli dell’Albero della Vita e degli spettacoli tenutisi all’Open Air Theatre.

Tutte le attività sopra descritte erano gestite direttamente dai singoli corpi, ma vi erano procedure, ben collaudate, che prevedevano l’utilizzo in caso di necessità di ogni singolo corpo sotto il coordinamento della Prefettura di Milano. Il lavoro di approntamento relativo a queste attività è stato svolto negli anni precedenti ai tavoli di coordinamento istituiti dalla Prefettura. La stima e il livello di servizio è stato determinato sulla base di una serie di variabili riferite alla fisicità del Sito, alle attività ivi previste, all’analisi delle minacce e all’evoluzione dello scenario geopolitico».

4) Durante la fase di contruction è stato applicato il protocollo antimafia che ha permesso di poter costruire cercando di ridurre il più possibile l’infiltrazione mafiosa nei lavori. Potresti spiegare brevemente cosa prevedeva questo protocollo, gli stati che hanno aderito e l’effettiva efficacia di questo protocollo?

Eventi di questa natura costituiscono un’occasione unica per sperimentare nuove tipologie di attività e verificare, in termini di legacy, che tipo di contributo possono dare al resto della comunità. Tendenzialmente si fa riferimento sempre alle attività strutturali, come l’ampliamento e il miglioramento della viabilità, l’implementazione dei sistemi di trasporto, la riqualificazione di aree abbandonate ecc. Insomma, benefici per l’intera comunità.

La sottoscrizione del Protocollo di Legalità, o meglio l’adozione di un protocollo ad hoc (……già esistevano altri protocolli del genere negli anni precedenti) esclusivamente per l’evento ha finalizzato a garantire l’esecuzione delle opere nel rispetto degli adempimenti previsti dal D.P.R. 3 giugno 1988 n. 252 (“Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia”) è stato un primo passo per evitare che il “malaffare” potesse mettere piede nella realizzazione della più grande opera degli ultimi anni. È evidente che alla luce di quanto si assiste da qualche anno nel mondo degli appalti pubblici, vi era più che mai la necessità di evitare a tutti i costi che i soldi pubblici potessero per l’ennesima volta essere oggetto di associazioni criminali.

Gli interessati alla partecipazione delle gare indette da Expo erano obbligati a garantire il flusso informativo relativo alle proprie attività fornendo dati riguardanti anche eventuali subappaltatori. Onere di Expo Milano 2015, infatti, era quello di garantire ai organi preposti il flusso informativo dei dati relativi alle imprese che partecipavano all’esecuzione delle opere.

L’attività posta in essere a livello documentale ha costituito una parte di quanto previsto dal protocollo. Vi era anche un’attività parallela, di tipo operativo, che prevedeva controlli diretti sull’esecuzione delle opere.

I concorrenti e gli aggiudicatari degli appalti avevano l’obbligo di informare immediatamente la Prefettura e Expo 2015 S.p.A. di ogni tentativo di estorsione, intimidazione o condizionamento di natura criminale (richiesta di tangenti, pressioni per indirizzare l’assunzione di personale o l’affidamento di lavorazioni, forniture, servizi o simili a determinate imprese, danneggiamenti o furti di beni personali o in cantiere, ecc.). L’impresa concorrente si impegnava a denunciare all’autorità giudiziaria o agli Organi di Polizia ogni illecita richiesta di denaro, prestazione o altra utilità ad essa formulata prima della gara e/o dell’affidamento o nel corso dell’esecuzione dei lavori e comunque ogni illecita interferenza nelle procedure di aggiudicazione o nella fase di esecuzione dei lavori.

A supporto di questo impegno vi era un’attività operativa, svolta dal personale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), di controllo sul rispetto delle procedure previste dal protocollo che avveniva direttamente all’interno del Sito in fase di realizzazione e prevedeva la raccolta di informazioni al fine di escludere che vi fossero degli indizi gravi, precisi e concordanti da far maturare il convincimento circa la reale sussistenza del “pericolo di infiltrazione mafiosa”. In altri termini, ciò che interessava provare non era l’intervenuta infiltrazione mafiosa, ma solo la sussistenza di elementi dai quali fosse stato deducibile il pericolo di ingerenza.

In termini operativi Expo 2015 ha attuato una serie di provvedimenti volti a supportare le attività previste dal protocollo. Garantire il controllo degli accessi al sito e fornire settimanalmente alla Prefettura le liste.

La Direzione Security ha supportato e collaborato attivamente con gli organi preposti alle attività condotte al fine di raggiungere lo scopo prefissato nell’interesse della comunità. Ovviamente la violazione di quanto previsto costituiva l’immediata interdizione delle attività in corso e l’avvio di un procedimento a carico dell’autore dell’illecito.

Il punto debole del protocollo è stata l’adesione facoltativa dei paesi partecipanti all’evento. Infatti, si è convenuto che per le opere di realizzazione dei padiglioni non era obbligatoria l’adesione al protocollo. Pertanto, soprattutto per motivi di lungaggine burocratica, i paesi hanno deciso di evitare tale procedimento e garantire il termine dei lavori per la data di apertura».

5) Complessivamente le persone sono rimaste soddisfatte del vostro operato? Quali pensi siano stati i punti deboli cui potrete apportare dei miglioramenti e quali i punti di forza che serviranno da spunto per eventi futuri?

«La fase di studio post evento, per qualsiasi tipo di settore coinvolto,  è un’attiva tipica che nella maggior parte dei casi viene effettuata dagli esperti del settore stesso per capire quali sono gli elementi utili da importare in atre realtà o, perché no, da introdurre sul mercato in caso di attività commerciali.

L’organizzatore, tendenzialmente, se non vi sono state particolari criticità e se non si tratta di analisi contabili, poco spende per studiare nel dettaglio cosa ha funzionato o no. La disamina però, da un punto di vista tecnico-operativo, viene effettuata dagli attori che in prima linea  hanno condotto le specifiche attività.

Non sempre è sufficiente analizzare l’esito degli eventi per capire la loro reale natura, ma soprattutto se era possibile fare diversamente o meglio. Le variabili da prendere in considerazione sono molteplici e differiscono per governabilità (si pensi al solo limite strutturale). È facile dire a posteriori: dovevamo fare così. Bisogna capire quali sono le motivazione per cui era stato deciso di fare diversamente nella fase di pianificazione. Vi è poi da prendere in considerazione non solo il “cosa” andava fatto diversamente, ma anche il “come”. Mi spiego meglio: in alcuni casi l’obiettivo è stato raggiunto in maniera soddisfacente, ma per arrivare a quel risultato vi è stato un dispendio di energie sproporzionato all’obiettivo stesso; in altri contesti con meno della metà delle energie si poteva raggiungere un ottimo risultato.

Vi sono dei concetti chiave che non è possibile spiegare analiticamente, ma che vanno citati per delineare un quadro più completo e coerente. L’azienda di per sé non era strutturata in maniera solida come le realtà di un certo livello. Un gruppo di esperti di settore ha dovuto forzatamente inserire i propri tasselli in spazi poco precisi e non determinati; gli incastri aderivano solo sulla carta e non vi erano prove reali di funzionamento. Infatti, non è stato possibile testare il funzionamento di quanto era stato approntato. Né è testimonianza che per evitare compromissioni di funzionamento tecnologico si è deciso di investire qualche risorsa in più in termini di personale. Va anche sottolineato che i modelli pianificati trovano, o non, accoglimento in un contesto culturale e possono avere lo stesso risvolto in un contesto diverso  o nello stesso in periodi diversi. Si è soliti studiare gli eventi simili non per capire cosa ha funzionato, ma per capire quello che non ha funzionato. Il primo step di analisi però viene condotto sul modello applicato al contesto culturale appartenente. Questa differenza è estremamente importante.

L’analisi condotta a posteriori in termini di risultati ha sicuramente restituito evidenze rilevanti soprattutto per chi, come me, esperto del settore intende per cultura personale e professionale approfondire le conoscenze e metterle a disposizione per se e per altri nel futuro.

Elencare i punti deboli e quelli di forza individuati non è del tutto semplice per la tecnicità delle attività. Le debolezze hanno sicuramente riguardato l’aspetto organizzativo del team in termini quantitativi. Seguire in prima linea tutte le attività è stato estremamente faticoso e in termini di risultato si è pagato in qualità. Per far fronte a queste problematiche abbiamo dovuto far ricorso all’assunzione di altre risorse ad evento avviato. Il dispendio energetico, come precedentemente sottolineato, è stato talmente alto per alcune situazioni tale da causare una dispersione delle forze con relativa mancanza per altre situazioni, anche più importanti.

Il punto di forza che vorrei evidenziare è stato il fattore umano e la stretta collaborazione con il settore pubblico. Ognuno di noi è andato oltre quello che era previsto fare semplicemente per questioni di orgoglio e per la voglia di esserci in questi particolari momenti. La collaborazione tra pubblico e privato è arrivata ad un livello tale per cui qualsiasi decisione veniva condivisa e ogni attore si concedeva il lusso di fare un passo oltre le sue competenze con la consapevolezza che il campo altrui era aperto e disponibile. Tale atteggiamento ha facilitato tutta una serie di attività che se avessimo dovuto svolgere secondo il rispetto di ruoli sarebbe stato difficile attuare nei tempi richiesti».

Ringrazio il dott. Zeoli per la disponibilità concessa.

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