Guantanamo: una decade di violazioni ai diritti umani

MARCO MARTINELLI

CUBA – Arrestati nel 2003 e tuttora rinchiusi nelle celle della prigione di Guantanamo senza essere sottoposti a processo. Oggi, dopo oltre dopo quindici anni dagli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti si apprestano ad avviare una nuova serie di azioni giudiziarie per i cinque uomini reclusi nella struttura detentiva americana, considerati i principali responsabili degli eventi del 2001. A partire dal 25 gennaio, secondo Le Monde gli accusati saranno sottoposti a giudizio presso il tribunale militare della base statunitense.   

Il procedimento giudiziario ha riacquistato interesse con l’inizio dell’amministrazione repubblicana di Donald Trump il quale, secondo il giornale francese, non esiterà a inviare nuovi prigionieri nel centro di detenzione. Si tratta di un ulteriore passo indietro rispetto alla presidenza di Obama, il quale aveva programmato la chiusura della prigione, impedita dal voto contrario del Senato. Attualmente Guantanamo conta ancora quarantuno detenuti, ma il numero pare non essere destinato a diminuire. Durante la campagna elettorale, Donald Trump aveva più volte manifestato la volontà di recludervi i prigionieri accusati di reati maggiori, tra i quali quelli correlati ad attività terroristiche.

La base americana di Guantanamo è diventata, sin dalla sua entrata in funzione, un simbolo delle violazioni dei diritti umani. Attivo dal 2002 in seguito alle nuove politiche antiterrorismo adottate dalla presidenza Bush successivamente agli attentati dell’11 settembre, Il centro di detenzione è stato allestito nella base navale di Guantanamo Bay, a Cuba, per trattenere i prigionieri provenienti dall’Afghanistan. Da allora, la Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (IACHR) ha iniziato a monitorare le condizioni dei detenuti per far sì che venisse garantito loro il diritto alla libertà personale e alla definizione di un periodo di reclusione da parte della Corte Penale, in quanto numerosi prigionieri sono stati arbitrariamente arrestati. Il Governo degli Stati Uniti continua invece ad affermare di poterne prolungare lo status detentivo senza sanzioni né processi, poiché ‘la legge marziale americana consente di trattenere i nemici dello Stato. La reclusione non è un atto di punizione, bensì uno strumento di sicurezza ed è finalizzata a prevenire il compimento di ulteriori azioni a danno del paese’. Questa decisione è stata presa dal governo americano durante l’inquisitoria del 2005 - al termine della quale fu stabilito che ogni persona riconosciuta colpevole di aver commesso un reato internazionale sarebbe stata detenuta a scopo preventivo. Ovviamente, tale posizione ha creato una marcata soluzione di continuità tra legge marziale e diritto umanitario. La IACHR, assieme a numerosi rappresentanti delle Nazioni Unite, ha dichiarato che il provvedimento adottato è palesemente arbitrario, rappresentando una chiara violazione non solo del diritto internazionale, ma anche di quello umanitario.

Dalla sua entrata in funzione, l’amministrazione penitenziaria di Guantanamo è stata più volte accusata di violare l’integrità psicofisica dei detenuti, facendo ricorso a strumenti di tortura come l’alimentazione forzata. Nel 2013, ad esempio,  un consistente gruppo di questi ha posto in essere una serie di scioperi della fame per protestare contro le dure condizioni di reclusione.

Negli ultimi anni, la situazione a Guantanamo ha provocato una continua escalation di polemiche, nonché la promozione di numerose petizioni richiedenti la chiusura della struttura, tanto che lo stesso Obama, agli inizi del suo primo mandato, aveva dichiarato che Guantanamo ‘non sarebbe dovuta rimanere operativa, in quanto simbolo di un’America che disprezza la legge’.

Secondo il Rapporto sui Detenuti di Guantanamo, nei suoi tredici anni di attività la prigione ha ospitato 779 detenuti. Di questi, soltanto l’8% era stato riconosciuto membro di al-Qaeda o dei Taliban, mentre Il 93% non è stato catturato dalle forze Americane. A seguito della pubblicazione di questi dati, numerose ONG si sono attivate per protestare contro le continue violazioni che i detenuti subiscono all’interno della prigione. Fra queste, Amnesty International ha affermato che Guantanamo rappresenta un ‘decennio di danni ai diritti umani’, lanciando sul proprio sito una petizione per chiederne la chiusura.

La questione Guantanamo rappresenterà per il nuovo presidente Trump un’ardua sfida, soprattutto per quanto riguarda il destino dei prigionieri. Tuttavia, secondo le numerose organizzazioni favorevoli alla sua chiusura, Il Governo americano deve garantire il loro repentino trasferimento in altre strutture all’interno dei confini federali, stabilire quanti dovranno essere sottoposti a regolare processo e impedire che possano verificarsi - ulteriori - casi di tortura. 

 

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