Dalla guerra multidimensionale alle organizzazioni terroristiche ibride.

Nicolò Scremin

DAL CLASSIC WARFARE ALLA GUERRA MULTIDIMENSIONALE

Nel suo libro “Vom Kriege” Carl von Clausewitz sostiene che, in sostanza, la natura della guerra resta immutabile e può essere definita come ‘un atto di forza per ridurre l’avversario al nostro volere’[1], tuttavia, sulla base degli attori coinvolti nel conflitto, è possibile compiere una distinzione tra symmetric warfare e asymmetric warfare [2]. 

Per guerra simmetrica si intende un particolare tipo di conflitto che ‘coinvolge forze armate regolari di stati riconosciuti o, comunque, rappresentati alle Nazioni Unite che viene combattuta da forze omogenee, di analogo livello capacitivo con tattiche, tecniche e procedure assolutamente comparabili’ [3]. Questa forma di combattimento ha rappresentato il paradigma bellico classico che ha contraddistinto la maggior parte dei conflitti armati fino alla seconda metà del Ventesimo secolo, tuttavia, in concomitanza con la diffusione del fenomeno del terrorismo, questa forma di symmetric warfare ha iniziato a subire un’evoluzione fino ad assumere una dimensione asimmetrica. Nello specifico, si parla di guerra asimmetrica nel momento in cui uno dei contendenti coinvolti, avendo capacità militarmente poco significative ‘focalizza il suo sforzo principale, anziché sulla componente militare, verso i possibili elementi di debolezza dell’avversario presenti in tutti gli altri settori componenti lo Stato’ [4].

In questa direzione il conflitto asimmetrico corrisponde ad una guerra per la legittimazione, combattuta sia sul campo di battaglia che sul campo mediatico, dove per avere successo bisogna essere in grado di infondere paura, ansia e esitazione nel nemico al fine di far ridurre la sua motivazione a combattere (Ganor 2012: 14). In questo scenario la necessità di vincere questa guerra psicologica e dell’opinione pubblica nei e attraverso i media ha portato negli ultimi anni allo sviluppo della hybrid terrorist organization, una nuova forma di organizzazione terroristica strutturata in due o in certi casi tre sezioni distinte: l’ala militare, l’ala politica e infine l’ala del social welfare. Secondo Ganor la comparsa di questa recente tipologia di organizzazione terroristica ibrida ha dato origine ad una nuova forma di combattimento multidimensionale dal momento che uno Stato per fronteggiare questa nuova minaccia si ritrova impegnato a combattere simultaneamente in tre arene differenti: l’arena militare, l’arena psicologica (attraverso i media) e l’arena legale (combattuta all’interno dei tribunali internazionali), con la concreta possibilità di ritrovarsi in una situazione paradossale in quanto ‘può vincere sul campo di battaglia ma perdere la guerra mediatica, oppure vincere sia sul campo che la guerra mediatica ma perdere la sua legittimità all’interno delle aule di tribunale’ [5].

LE ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE IBRIDE

Secondo Ganor (2015: 73) è possibile suddividere le organizzazioni terroristiche in due tipologie principali: quelle a scheletro e quelle popolari. Mentre le prime di norma non godono di un ampio supporto da parte della popolazione e sono composte da qualche centinaia di attivisti che si sforzano di raggiungere degli obiettivi politici comuni attraverso l'uso della violenza politica e del terrorismo, al contrario le organizzazioni popolari comprendono migliaia e in alcuni casi decine di migliaia di attivisti e vengono supportate da una vasta comunità. In questa direzione, ‘molte hybrid terrorist organizations sono organizzazioni popolari. Esse affermano di rappresentare, e a volte rappresentano, gli interessi politici, ideologici, religiosi o le aspirazioni della loro comunità di sostenitori, e agiscono incessantemente per preservare e intensificare questo supporto’ [6]. 

Nello specifico le hybrid terrorist organizations, sono una nuova forma di organizzazione terroristica strutturata in due o in certi casi tre sezioni distinte:  la prima ala è quella classica delle organizzazioni; il braccio militare o paramilitare dell’organizzazione impegnato in azioni terroristiche. La seconda ala è quella politica, che rappresenta l’ideologia dell’organizzazione, prende parte a campagne democratiche e partecipa alle elezioni. Infine la terza ala è quella del social welfare [7] che provvede ad erogare servizi alla popolazione con l’intento di ‘buy the hearts and minds of their constituency’ [8] e in questo modo accrescere la legittimità dell’organizzazione. Nello specifico una hybrid terrorist organization per vincere i cuori e le menti della popolazione opera contemporaneamente su due sfere: ‘la sfera pseudo legittima del welfare e dell’attività politica e la sfera illegittima della violenza e del terrorismo’ [9].

In questo scenario l’organizzazione e la sua comunità di origine sono legate da un rapporto di influenza reciproca basato su un continuo scambio di risposte. Come scrive infatti Ganor: 

L’organizzazione terroristica agisce sempre in considerazione delle speranze, delle aspettative e del sistema etico della comunità che afferma di rappresentare. Tuttavia allo stesso tempo si sforza di definire le percezioni ideologica della comunità, i suoi obiettivi politici  […] nonché i suoi valori e il suo sistema di giustizia morale. Questo lo fa attraverso un lavoro populista nel campo dell'educazione, del welfare e della religione. La sua abilità a ritagliarsi e assicurarsi lo spazio di cui ha bisogno per svolgere la sua attività terroristica dipende dalla sua capacità di vincere i cuori e le menti della sua comunità attraverso questi sforzi nel campo dell’assistenza sociale; se non lo fa, non può continuare a crescere, intensificare le sue attività - o, in casi estremi, continuare ad esistere. Un’organizzazione  terroristica ibrida "popolare" che agisce in contrasto con i desideri del pubblico che pretende di rappresentare, o che si distacca dalle sua comunità di origine, potrebbe presto ritrovarsi ad essere percepita come ostile, un elemento pericoloso, e diventare preda di persecuzioni sia da parte della stessa comunità che da parte dello Stato o le autorità contro cui l'organizzazione si oppone, […] Proprio come l'hybrid terrorist organisation pretende di parlare per la sua comunità di origine e ne modella le credenze e le aspettativa a propria immagine, allo stesso modo l'organizzazione potrebbe essere influenzata dal parere del suo pubblico. In particolare la decisione di tale organizzazione di utilizzare attivamente la violenza, e il tipo di violenza che si sceglie di utilizzare,  può essere influenzata dagli atteggiamenti della sua comunità di origine. La comunità può agevolare gli attacchi terroristici dell'organizzazione o dopo aver espresso la propria opposizione, limitarli. [10]

LA DA'WA E L'ATTIVITÀ POLITICA

Per Ganor (2015: 75) le organizzazioni ibride — specificatamente quelle di matrice islamica — utilizzano la da’wa per rafforzare la propria posizione all’interno della comunità di origine. In questa direziona l’ala del social welfare dell’organizzazione eroga dei servizi sociali, religiosi ed educativi  gratuiti — o comunque ad un prezzo accessibile —  alla popolazione con l’obiettivo di ‘creare un ambiente di lavoro confortevole per l’organizzazione’ [11] e ampliare il bacino di utenza delle potenziali reclute e dei potenziali sostenitori. In aggiunta la fornitura di questi servizi essenziali unita all’attività di indottrinamento permettono al braccio politico dell’organizzazione, o ad un partito che la popolazione identifica con l’organizzazione, di ottenere risultati politici significativi. Con l’aumento degli elettori infatti, i rappresentanti dell’organizzazione risultano avere maggiori possibilità di vincere dapprima le elezioni municipali e successivamente quelle parlamentari. Tuttavia questo processo non è immediato ma si sviluppa in maniera graduale. In particolare, in un primo momento i membri dell’organizzazione cercano ‘di integrarsi nella comunità per essere eletti da associazioni professionali e accademiche, organizzazioni studentesche, e simili’, mentre in un secondo momento concentrano i loro sforzi sul sistema comunale, partecipando alle elezioni locali. Questa tattica, in caso di successo, può garantire ai membri dell’organizzazione un potere politico sufficiente per entrare a far parte di una coalizione di governo.  

Il caso palestinese rappresenta un esempio pratico di come la da’wa possa essere sfruttata per ottenere potere politico. Come scrive Ganor infatti:

La cultura della shuhada (il martirio) e l'incitamento al terrorismo nell'arena palestinese è un esempio di come un'organizzazione terroristica vince i cuori e le menti della sua comunità di origine. Queste organizzazioni hanno usato per anni la da’wa per generare consenso nei confronti del terrorismo in generale e degli attacchi suicida in particolare. Ottengono il sostegno pubblico per le loro attività e la loro costante crescita attraverso l'affissione in tutti i villaggi e città palestinesi di manifesti che esaltano gli atti dei terroristi suicida, attraverso la diffusione su social network e siti web di filmati e fotografie di martiri, attraverso gli imam che all’interno delle moschee incitano al terrorismo, attraverso il sistema educativo e attraverso campi estivi in cui i bambini imparano ad usare le armi e a sopravvivere “sul campo”. I bambini fin da piccoli vengono educati ad identificarsi con il modello del shahid (martire) e aspirano a diventare essi stessi martiri quando crescono, costituendo perciò un squadra di futuri sostenitori e reclute per il terrorismo. Quando raggiungono l'età per votare, questi giovani - e i loro genitori, che ricevono sostegno finanziario e servizi sociali da parte dell'organizzazione terroristica - votano per i rappresentanti delle organizzazioni con cui a lungo si sono identificati. [12]

Dallo scenario appena descritto emerge come un’organizzazione terroristica ibrida sfrutti l’apparato democratico statale per stabilire e rafforzare il proprio potere politico all’interno del territorio nazionale e successivamente, come nota Ganor, tragga beneficio dal suo status politico — guadagnato attraverso “libere e democratiche elezioni” — per ottenere legittimità a livello internazionale. In questa direzione un processo ancora più insidioso si verifica nel momento in cui una hybrid terrorist organization, vincendo le elezioni e assumendo il controllo dello Stato, si ritrova nella posizione di poter usufruire ‘dei meccanismi di sicurezza e di intelligence, le istituzioni e le risorse [statali] per mantenere e intensificare le sue attività terroristiche e innescare e supportare gli attacchi di altre organizzazioni’ [13], diventando di conseguenza un vero e proprio “Stato che commette terrorismo”.


NOTE
  1. C.VON CLAUSEWITZ, Vom Kriege, Dümmlers Verlag, Berlino 1832.
  2. Oltre alla guerra simmetrica e la guerra asimmetrica, negli ultimi anni si è iniziato a parlare di una terza dimensione del conflitto, la cosiddetta guerra “Ibrida”. Questa si caratterizzata per essere una guerra ‘interconnessa, pervasiva e con una diffusione a macchia di leopardo, nella quale vengono coinvolti una pluralità di attori diversi’. (M.LOMBARDI, La strategia comunicatica di AQ & Daesh, dispense personali).
  3. Evoluzione della terminologia nella descrizione di conflitti – impiego del termine “ibrido”, Centro Innovazione della Difesa, STATO MAGGIORE DELLA DIFESA III REPARTO, 2015, p.3.
  4. Ibid.
  5. Ivi, p.3.
  6. Ivi, p.74.
  7. Nella retorica Islamica questo tipo di attività viene definita “da’wa” che letteralmente significa “proselitismo”.
  8. B.GANOR, Global…, cit, p.2.
  9. Ivi, p.83.
  10. Ivi, p.74.
  11. Ivi, p.76.
  12. Ibid.
  13. Ivi, p.78.
 
BIBLIOGRAFIA
    • C. VON CLAUSEWITZ, Vom Kriege, Dümmlers Verlag, Berlino 1832.
    • B. GANOR, Global Alert, New York: Columbia University Press, 2015.
    • B. GANOR, "Trends in Modern International Terrorism", International Institute for Counter-Terrorism, Herzliya, Israel.
    • B. GANOR, "The Hybrid Terrorist Organization and Incitement", Jerusalem Center for Public Affairs.

 

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