I lupi solitari: l’ultima evoluzione del terrorismo del XXI secolo

Marco Martinelli

Risale a pochi giorni fa [1] l’ultimo tentativo di attacco, sventato, condotto da lupi solitari in nome del sedicente Stato Islamico. Ed è l’ennesima dimostrazione di come sono sempre più frequenti gli attacchi individuali motivati da ideologie estremiste di tipo politico e religioso identificati come attentati terroristici. Da Orlando a Parigi, passando negli ultimi anni da San Bernardino, Nizza, Berlino e Quebec City, non esiste più un’organizzazione terroristica che pianifica e finanza gli attacchi. Il nuovo nemico è dentro casa, e rappresenta la nuova arma di diffusione del terrore della Jihad. Il richiamo dello Stato Islamico verso i fedeli musulmani residenti nei Paesi occidentali segna un importante solco rispetto alle strategie vecchio stampo di Al Qaeda, che organizzava, finanziava e pianificava attentati come quello di Madrid nel 2003 e Londra 2005. La strategia di Daesh è quella di sfruttare la sua enorme portata ideologica per far presa e radicalizzare un numero potenzialmente illimitato di simpatizzanti, spesso immigrati di seconda o terza generazione che fanno ormai parte del tessuto nazionale della popolazione. Ed è proprio attraverso le loro azioni che lo Stato Islamico cerca di ottenere il merito di qualsiasi attacco condotto in suo nome. Fare propaganda della propria azione, sfruttare la potenza mediatica, ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Una strategia totalmente opposta rispetto ad Al Qaeda.

In relazione al crescente fenomeno dei lupi solitari, i principali esperti di sicurezza internazionale e antiterrorismo hanno evidenziato come non è più possibile considerare gli attacchi individuali come meramente occasionali. Il Direttore del Center of Security Studies di Washington D.C., Bruce Hoffman, specializzato in studio e analisi del fenomeno del terrorismo, ha dichiarato come il metodo di analisi tradizionale e lo studio dei network terroristici non è più rilevante. Si denoti, piuttosto, come l’attività individuale di soggetti senza una connessione ufficiale né identificabile con le organizzazioni terroristiche sia in costante aumento [2]. Sempre Hoffman chiarisce le nuove domande che bisogna porsi per comprendere la portata del fenomeno: quanto è comune il terrorismo dei lupi solitari? Quali sono le motivazioni ed influenze che spingono a radicalizzarsi? Qual è il tipico modus operandi e quali i principali target?

La definizione del terrorismo dei lupi solitari rientra nella più vasta classificazione del fenomeno del terrorismo, che viene inteso come l’azione politica di intimidazione contro una popolazione, un governo od Organizzazione per far compiere azioni o far astenere dal compiere azioni attraverso la distruzione o destabilizzazione delle strutture politiche, economiche o sociali. Da qui, il termine ‘lupo solitario’, o 'lone wolf terrorist', identifica quel soggetto che compie un attacco di matrice terroristica operando individualmente, senza appartenere ad alcun gruppo o network estremista, senza che il suo modus operandi sia diretto o pianificato tramite strutture gerarchiche [3]. In questa definizione rientrano non soltanto gli individui che si identificano nelle ideologie estremiste e radicali di matrice islamica, ma anche coloro che sono mossi da motivazioni politiche – basti pensare al lupo solitario norvegese Anders Breivik, simpatizzante dell’estrema destra, che nel 2011 uccise oltre 70 persone con l’intento di ‘mandare un forte messaggio al popolo’.

Gli attacchi dei lupi solitari sono ogni anno sempre più frequenti e la loro pericolosità deriva dalla difficoltà nell’identificare e contrastare i soggetti. A differenza dei principali network di matrice islamica, infatti, i lone wolves sono spesso radicalizzati autonomamente, non hanno legami diretti con i soggetti delle organizzazioni e, secondo diversi approcci, si tratta di soggetti che presentano aspetti comuni: isolamento, sentimento di frustrazione, utilizzo di mezzi rudimentali privi di qualsiasi fondamento militare. È verso questi individui che Daesh si rivolge, cercando di sfruttare l’ondata mediatica derivante dal più pericoloso dei fattori: l’imprevedibilità.

Un altro tema particolarmente attuale è il contributo del web nella diffusione del fenomeno dei lupi solitari. Sarah Teich, ricercatrice presso l'International Institute for Counter Terrorism, spiega in ‘Trends and Developements in Lone Wolf Terrorism in the Western World’ come l’utilizzo della rete sia particolarmente efficace per diffondere l’ideologia del Califfato in maniera capillare. Attraverso internet sono numerosi i casi di radicalizzazione e affiliazione al messaggio islamico. L’obiettivo specifico dei gruppi terroristici è quello di sfruttare i sentimenti di alienazione e ripudio di soggetti particolarmente instabili, spesso simpatizzanti per ideologie e politiche estremiste, radicali e razziste. Quello che risulta particolarmente interessante è la quasi totale assenza di un iniziale fervore religioso, che si manifesta soltanto in prossimità dell’attacco e accompagnato da radicalizzazioni dell’ultima ora. Si è quindi molto lontani dall’idea del ‘soldato dell’Islam’, ovvero quel fedele che giura fedeltà ad Allah nel tentativo di espandere il dar al Islam (letteralmente ‘la Casa dell’Islam’). Ultimo aspetto da considerare è l’analisi delle metodologie che vengono utilizzate nel condurre attacchi contro la popolazione. Come già spiegato precedentemente, i lone wolves non sono membri di organizzazioni terroristiche, e per questo motivo raramente hanno un background militare o conoscenze strategiche. Non si tratta mai di operazioni su larga scala, ma piuttosto gli attacchi sono concentrati in luoghi comuni, spesso trafficati. Si cerca di colpire la vita di tutti i giorni. È il caso degli attentati di Nizza e Berlino, che hanno introdotto una nuova metodologia di attacco: l’utilizzo di tir o camion, con i quali colpire incondizionatamente e senza un target definito. Si tratta della nuova evoluzione del terrorismo: ‘in qualunque momento contro qualunque bersaglio’.  Basta essere in possesso di un’arma da fuoco o di un coltello, attaccare gruppi esigui per provocare un effetto mediatico di immediata diffusione del terrore. È questa la strategia più comune promossa da Daesh all’interno del mondo occidentale ‘nemico dell’Islam’.

La diffusione dei lone wolves mette in evidenza i nervi scoperti delle strutture di sicurezza occidentali, non abituate a far fronte a questo tipo di attacchi, generalmente meno letali ma estremamente imprevedibili. L’evoluzione stessa e la capacità adattiva del terrorismo rende spesso inefficaci e limitate le misure di contrasto. È questo l’impervio scenario con cui le forze di polizia – come in passato dichiarato da Europol [4] devono confrontarsi. Uno scenario inquietante dove il vero nemico è all’interno, mimetizzato nel tessuto della popolazione e che, in molti casi, non era nemmeno noto per le sue idee radicali. È questa la difficilissima sfida che l'Occidente e l'Europa hanno di fronte nella lotta al terrorismo.

  1. http://www.internationalsecurityinterest.com
  2. Bruce Hoffman, Al Qaeda, Trends in Terrorism, and Future Potentialities: An Assessment, pp. 16-17
  3. Ramòn Spaaij, Studies in Conflict & Terrorism, 2010, pp 854-870
  4. http://www.lastampa.it 
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