Salgado racconta la guerra in Kuwait, a Milano l’inferno elevato a poesia visiva

MARCO FLAVIO LAPICCIRELLA 

1991, Kuwait, Prima Guerra del Golfo. L’avanzata della coalizione, formata da 35 Paesi sotto l’egida dell’ONU e la guida degli Stati Uniti, è ormai evidentemente irresistibile. Le forze irachene stanno cedendo terreno: il 26 febbraio, a due giorni da quello che sarà il termine ufficiale del conflitto, inizia la vera e propria ritirata, e così i soldati di Saddam abbandonano progressivamente la regione occupata facendo letteralmente terra bruciata dietro di sé. Oltre 600 pozzi petrofileri vengono infatti dati alle fiamme, in parte per rallentare la marcia delle milizie della coalizione in parte per non lasciare al nemico risorse da utilizzare.

L’epilogo di un momento critico della storia contemporanea, buia espressione di avidità e crudeltà umane, che fu anche un disastro ambientale incommensurabile, e che attirò con celerità l’interesse di un grande fotografo di fama internazionale, all’epoca 47enne, già noto da pubblico e critica per il lungimirante tempismo e l’attenzione alle tematiche sociali.

Il suo nome era ed è Sebastião Salgado, e dal 20 ottobre al 28 gennaio 2018 proprio gli scatti di quella potente esperienza saranno in mostra a Forma Meravigli a Milano, 34 immagini di cruda, maestosa bellezza raccolte dall’autore sotto il nome di “Kuwait. Un deserto in fiamme”.

Un’arte catartica quella di Sebastião Salgado, capace di purificare il dramma sfiorando agilmente le corde interiori dello spettatore, improvvisamente catapultato di fronte al miracolo cui conduce la prospettiva creativa. Esaltati ulteriormente dalla scelta del bianco e nero, linguaggio d’eccellenza del fotografo brasiliano, ecco che le fiamme che esplodono verso il cielo vengono immortalate in volute di fuoco ambigue, terribili e al contempo affascinanti come solo quell’elemento sa essere, e la tenacia dei vigili in azione rivela tutta la fragilità che solo la forza reale, e non quella ostentata, è in grado di custodire e mostrare.

«Era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte», questo il ricordo di Salgado che, a ventisei anni dai fatti, ha volute arricchire la collezione dando forma ad un reportage che mette in stringente contatto passato e presente, offrendo agli spettatori di “Kuwait. Un deserto in fiamme”, quello che è niente meno di una riuscita fusione di resoconto storico e fenomeno artistico.

La mostra, patrocinata dal Comune di Milano e promossa dall’ente Forma Meravigli è realizzata in collaborazione con Amazonas Images. Dopo l’inaugurazione alle ore 17 di venerdì 20 ottobre, l’esposizione “Kuwait. Un deserto in fiamme” di Sebastião Salgado sarà visitabile sino a domenica 28 gennaio 2018, con orario base 11.00-20.00, il giovedì ore 12.00-22.00, e lunedì e martedì giorni di chiusura. I biglietti hanno un prezzo di 8 euro se interi, 6 euro se ridotti.

Fonti: MentelocaleArte.itAnsa

Photo Credit / ©PRODutch Simba /  

 
 

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